Corsa mondiale all'acqua, noi la svendiamo e la politica gioca con la flat tax

Diamo la precedenza all’intervento di ieri sera in TV di Milena Gabanelli, la quale, dopo aver ricordato che gli scienziati prevedono che nel 2050 le calotte polari saranno completamente sciolte, ha messo in evidenza come la Cina si stia preparando a impadronirsi delle vie di comunicazioni polari e della Groenlandia, per impossessarsi dei notevoli giacimenti di petrolio e carbone esistenti in quelle zone, accelerando così senza scrupoli la completa fine della vita sul pianeta (Corriere della sera: L’Artico si scioglie e la Cina è già lì. Per il grande affare).

D’altro canto Trump ha avuto la brillante idea di ritirarsi dall’accordo di Parigi sulla tutela del clima, per cui il destino nefasto che ci attende sta marciando a grande velocità.

È arrivato il momento in cui tutte le forze sane dell’umanità si uniscano per salvare la vita del pianeta e quella nostra, che di esso siamo parte.

Non troviamo nessun altro a cui rivolgersi se non a Papa Francesco, affinché, tra le sue molte fatiche, aggiunga quella di ricostituire un’Azione Cattolica mondiale che agisca in tutti i paesi per la salvezza della vita del mondo.

Ottimo a questo proposito l’articolo del Fatto Quotidiano (Dl Crescita, l’appello dei movimenti per l’acqua a Papa Francesco: “L’articolo 24 privatizza le fonti al Sud”), il quale ricorda l’importante azione svolta da Maurizio Montalto e dalla reti dei movimenti per l’acqua per evitare che l’E.I.P.L.I. sia sciolto e al suo posto intervenga una SPA privata, al fine evidente di privatizzare l’acqua pubblica, contro lo stesso parere di Papa Francesco, più volte ripetuto.

Il problema di fondo per risolvere questo dramma è quello di battere il pensiero neoliberista, il quale vuole distruggere i popoli e i territori trasferendo la proprietà di questi (l’acqua è parte del territorio) dalla proprietà pubblica del popolo alla proprietà delle SPA private, colpendo così due elementi costitutivi dello Stato stesso: il popolo e il territorio.

Occorre che questa considerazione sia la guida di qualsiasi azione si voglia svolgere per mantenere la proprietà pubblica dei patrimoni nazionali (tra cui il territorio) i quali non possono essere impoveriti delle loro fonti di produzione di ricchezza e di energia.

Desolante, in questo quadro, l’atteggiamento della politica, la quale si disinteressa del gravissimo fatto costituito dalla procedura d’infrazione da parte dell’Europa e si dilania, tra le due forze governative, pretendendo da un lato l’attuazione della flat tax e la diminuzione delle tasse e dall’altro la fissazione di un salario minimo.

Sono provvedimenti che aumentano il debito pubblico, non hanno efficacia, e sono incostituzionali. La flat tax e la diminuzione lineare delle tasse sono in contrasto con l’articolo 53 della Costituzione, che prevede il principio sacrosanto della progressività delle imposte, vanificato dai governi degli ultimi 40 anni.

Il salario minimo non tiene conto delle esigenze del mercato e non ha un solido fondamento giuridico, che è invece negli articoli 36 e 38 della Costituzione. Infatti l’articolo 36 Cost. sancisce che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. L’articolo 38 Cost. d’altro canto, stabilisce che “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere, ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”.

Obbligo del governo, dunque, è quello di assicurare il lavoro e limitare l’assistenza sociale agli inabili al lavoro.

A questi fini l’unica via da seguire è quella di abbattere il sistema economico predatorio neoliberista e di ricostituire il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, che vuole la redistribuzione della ricchezza alla base della piramide sociale.

Ciò si ottiene evitando le privatizzazioni, le delocalizzazioni e le svendite, che il governo attua senza soste, mentre si dedica a trovare pannicelli caldi che non servono allo sviluppo economico, ma solo a fini elettorali.

Che gli italiani si risveglino!

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

 

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