In modo insulso sì è detto che nazionalizzare sarebbe un tornare indietro. Ma se le privatizzazioni si sono rivelate rovinose per l’occupazione e per lo sviluppo economico dell’Italia ciò vuol dire che si tratta di una strada sbagliata e che è assurdo ritenere che occorre percorrerla ancora senza tornare indietro.
Le entrate di bilancio sono costituite dalle imposizioni fiscali e dai prodotti dell’economia. Se i guadagni, cioè i profitti, non tornano nelle casse dello Stato e vanno a impinguare le tasche di privati italiani e soprattutto stranieri, come potrà fare l’Italia per ottenere le risorse necessarie al suo sviluppo?
Una cosa è certa e indiscutibile: le imprese che riguardano la produzione di energia e di servizi pubblici essenziali, le imprese cioè a profitto sicuro ed abbondante, devono appartenere allo Stato o a enti pubblici territoriali, ovvero a comunità di lavoratori o di utenti.
Questi profitti non provengono dal mercato, ma da tariffe imposte dallo Stato e le concessioni stradali in particolare rientrano in questa fenomenologia. Nel 1995 il governo Dini regalò le concessioni autostradali a Benetton con un contratto capestro secondo il quale, sia nel caso dell’inadempienza dell’impresa, sia nel caso di cambio di volontà da parte della Pubblica Amministrazione, i Benetton avrebbero avuto diritto a una quantità incredibile di milioni di euro.
Si tratta di contratti di concessione assolutamente nulli, perché privi di causa giuridica ai sensi dell’articolo 1325 del Codice Civile, cioè della mancanza di un sinallagma tra prestazione e controprestazione: a Benetton da tutto, al popolo italiano nulla.
Pertanto dette concessioni vanno revocate senza alcun indennizzo alla Società Autostrade. Una l’azione che ci aspettiamo dal governo: la revoca delle concessioni autostradali senza corrispondere nessun indennizzo.
Lo impone il citato articolo 1325 emesso sotto l’imperio dello Statuto Albertino del 1848 e lo impone l’articolo 41 della vigente Costituzione Repubblicana, secondo il quale: “l’iniziativa economica è libera, ma non può essere in contrasto con l’utilità sociale o recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.
Professor Paolo Maddalena.
Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”.

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