Considerazioni sui fatti di Genova e del crollo di Ponte Morandi

Considerazioni sui fatti di Genova e del crollo di Ponte Morandi

Il nostro più profondo cordoglio per coloro che hanno perso la vita e per i loro familiari a causa della insipienza dei nostri governanti.
La lezione che ci viene da Genova è univoca: la gestione dei servizi pubblici essenziali non può essere affidata a privati, i quali mirano ad ottenere il massimo guadagno con il minimo impiego di capitali, ma allo Stato, enti pubblici o a comunità di lavoratori e di utenti come prescrive il più volte violato Articolo 43 della Costituzione.
È logicamente inammissibile pensare che il servizio funzioni meglio se lo si affida a privati che da quei servizi vogliono trarre il maggior profitto.
Uno deve essere ora l’impegno del Governo: niente privatizzazioni; niente delocalizzazioni; niente concessioni al posto di aziende pubbliche, tutti strumenti che legittimano l’uso improprio del denaro pubblico ai danni della collettività.
Si tenga inoltre presente che il diritto pubblico è cosa ben diversa dal diritto privato e che non possono essere invocate norme privatistiche contro gli interessi pubblici e l’utilità pubblica. Articolo 41 della Costituzione.
Paolo Maddalena

3 Responses

  1. Condivido il suo pensiero sulla gestione Delle cose di interesse pubblico ai privati.Purtroppo è stato proprio durante il governo della finta sinistra che hanno avallato la privatizzazione dei servizi pubblici ai privati.se non ricordo male, al ministero dell’industria c’era Bersani.

  2. Dott Maddalena,
    È possibile applicare la nostra costituzione, norma di rango superiore, per schiacciare una concessione che non fa l’interesse pubblico, ma che schiaccia sotto le macerie di un ponte gli italiani? Il Diritto Pubblico e la costituzione può intervenire contro questo accordo stipulato tra un privato e lo stato se non va anche nell’interesse dello stato? Grazie per la risposta.

  3. Tutto iniziò negli anni ’60, le speculazioni industriali, la gestione del bene pubblico, in nome dell’industrializzazione e dello sviluppo, economico e sociale. A distanza di 20 anni, si sarebbe dovuto analizzare e capire, che il Capitalismo di Provincia, Regionale e Nazionale, fu utile solo per un breve periodo, per la popolazione, i danni, sociali, ambientali ed economici, sono ancora evidenti; solo in alcune zone d’Italia, è stato possibile intervenire, con i fondi pubblici per risanare, ciò che i privati, in concorso con i politici affaristi, hanno devastato, loro hanno incassato gli utili, le generazioni di italiani, hanno subito i danni ed i debiti. Poi dagli ’90, parve che un motto di orgoglio nazionale giustizialista, con Mani Pulite, avesse prevalso sul malaffare, furono processati solo alcuni dei primi attori, o solo le comparse, tra il sistema politico ed il mondo imprenditoriale, i delinquenti si erano solo trasferiti di partito, o con nuovi partiti, gli affari rimasero sempre a discapito del Popolo, in dispregio della Costituzione. I nuovi partiti, con i soliti politici affaristi, o i tecnici a supporto del sistema capitalistico, cambiarono le leggi e favorirono il Capitalismo finanziario e industriale, dematerializzando, delocalizzando e trasferendo, le produzioni ed i servizi, dove c’erano meno tutele e diritti, dove non hanno una Costituzione Sociale e Umanitarista, lasciando il Popolo Italiano, disunito e sgomento, in balia di sirene ed urlatori dell’odio, sempre in dispregio della Costituzione.

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