Difendiamo la proprietà pubblica demaniale del Popolo italiano

Difendiamo la proprietà pubblica demaniale del Popolo italiano

La notizia odierna che sollecita il mio interesse per la tutela del demanio pubblico inalienabile del Popolo italiano riguarda la vendita del complesso monumentale di Villa Ludovisi e in particolare del Casino dell’Aurora sulle mura del quale c’è un dipinto del Caravaggio di inestimabile valore.

A causa di controversie fra gli eredi del principe Nicolò Boncompagni Ludovisi è in corso un’asta per la vendita di detto complesso. Al riguardo è da precisare che, su Villa Ludovisi e sul Casino dell’Aurora, che costituiscono un bene culturale di altissimo valore, grava la proprietà pubblica demaniale del Popolo italiano estrinsecatosi nei vincoli artistici e storici cui il complesso è sottoposto.

La vendita all’asta di cui si discute non tiene conto del fatto che sul detto complesso gravano due beni giuridici, quello culturale, in proprietà pubblica demaniale, e quello economico, in proprietà privata degli eredi Boncompagni Ludovisi.

Ai sensi della vigente Costituzione, e precisamente dell’articolo 42, primo comma, primo alinea, la proprietà pubblica non ha limiti e prevale sulla proprietà privata.

Ne consegue che tutti i beni in proprietà privata, qualora il privato voglia disfarsene, devono tornare nella proprietà pubblica del Popolo. Ed è per questo che la legge del 1939, transitata nel codice dei beni culturali e paesaggistici, ha previsto che in caso di vendita lo Stato ha diritto di prelazione pagando il prezzo della aggiudicazione.

Desidero aggiungere che qualora tale prezzo risultasse ancora esorbitante, come è quello posto a base d’asta, il ministero dei beni culturali è tenuto ad espropriare il bene di cui si tratta versando un’equa indennità, calcolata dagli uffici tecnici competenti.

Lo impongono i seguenti articoli della Costituzione: il già citato articolo 42, primo comma, in base al quale la socializzazione del bene non ha limiti (vedi lavori preparatori); il secondo comma, secondo il quale: “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge allo scopo di assicurarne la funzione sociale” e lo Stato non può esimersi dal dovere di assicurare la funzione sociale di questo bene che sarebbe frustrata dall’acquisto di privati, specialmente stranieri (si parla di Bill Gates e di Emiri arabi); l’articolo 41 secondo il quale: “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, ed è fuori discussione il fatto che il mancato acquisto alla proprietà pubblica di tale bene costituisca un danno per la collettività e violerebbe il principio dell’utilità pubblica.

Invito perciò il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini a tener conto, non solo delle indicazioni di legge, ma anche di quanto risulta da una lettura attenta degli indicati principi costituzionali.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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Ricorre oggi il 75° anno dell'approvazione  della nostra Costituzione

Ricorre oggi il 75° anno dell'approvazione della nostra Costituzione

Ricorre oggi il settantacinquesimo anniversario dell’approvazione della nostra gloriosa Costituzione repubblicana da parte dell’assemblea costituente. Costituzione che, come noto, entrò in vigore il primo gennaio 1948.

Per ironia della sorte lo stesso giorno del 22 dicembre, ma del 2001, un colpo mortale è stato dato alla nostra Costituzione con l’approvazione da parte del Parlamento del nostro ingresso nella moneta unica (euro), che ci ha tolto, in pieno contrasto con l’articolo 11 della Costituzione, la nostra sovranità monetaria.

È impressionante peraltro come, già a partire dagli inizi degli anni ’90, abbia prevalso nei nostri governi un’idea distruttrice dei principi costituzionali della nostra Costituzione repubblicana, mirandosi spesso, e anche di recente, a una forma di Stato autoritaria.

Ancora oggi l’eco di questa impostazione si rinviene nell’attuale attività di governo, il quale, nel disegno di legge di bilancio diminuisce le tasse per i più abbienti e sul piano economico ha fatto in modo che oggi la nostra compagnia di bandiera Alitalia ponga sul mercato, ad asta pubblica internazionale, il settore manutenzione e quello del personale di terra (handling), mentre è stato già messo all’asta il progetto MilleMiglia (uno degli asset più ricchi di Alitalia), precisandosi che l’attuale minuscola Ita, che ha preso il posto di Alitalia, possa partecipare per la manutenzione a una cordata di imprese nella quale essa potrà rivestire la qualifica di socio di minoranza, mentre, per quanto riguarda il personale di terra (handling) essa, sempre in cordata con altre imprese, potrà anche essere socio di maggioranza. Non potrà invece partecipare al bando per il progetto Mille Miglia. Tutto questo su ordine della commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, la quale, come appare molto evidente, persegue l’obiettivo di frenare la concorrenza italiana nell’ambito del trasporto aereo europeo e internazionale.

Mi sento di dire a tutti gli italiani che la situazione in cui ci troviamo non è un dato di fatto insormontabile, ma è solo l’attuazione del pensiero economico neoliberista diffuso attraverso i mass media, e divenuto prevalente in questa Europa, nonché di posizioni individualiste contrarie alla Costituzione, alla democrazia e alla libertà dei cittadini e favorevole alla presa di potere assoluto da parte dei potentati economici e finanziari.

La Costituzione, dunque, è viva, è vitale e ha tutto lo spazio necessario per la sua affermazione. Che il Natale sia una rinascita politica degli italiani e non quella finora portata avanti da una certa politica di governo. È con questo augurio che raccomando l’attuazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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Draghi ha ben risposto alla vice Presidente della Commissione europea. Risponda ora al Popolo sovrano sulla svendita del demanio costituzionale

Draghi ha ben risposto alla vice Presidente della Commissione europea. Risponda ora al Popolo sovrano sulla svendita del demanio costituzionale

All’indebita ingerenza della vice Presidente della Commissione europea Vera Jourova, la quale ha ingiunto all’Italia, di chiarire i motivi della decisione di introdurre l’obbligo del tampone anche per i vaccinati che arrivano dalla Ue, Draghi ha risposto con molta lodevole fermezza, facendo presente che l’Italia ha un’infezione da corona virus inferiore a quella degli altri Paesi europei e che compito del nostro governo è di tutelare con le unghie e con i denti la salute di tutti i cittadini.

Sento di dovermi complimentare con Draghi per questa sua netta presa di posizione e valuto positivamente anche l’accenno che egli ha fatto, nel discorso in Parlamento, a proposito, sia dei migranti, sia della politica economica che dobbiamo perseguire.

Su quest’ultimo aspetto egli ha sottolineato che le prospettive attuali sono di un aumento del Pil intorno al 6% (mentre la media europea è del 5%) e non ha nascosto i pericoli che derivano contro questa manovra espansiva dal peso della variante Omicron e dalla galoppante inflazione.

Quello che mi spiace, e che continuo a ribadire è il fatto che persiste nella mente di Mario Draghi quello che, a mio sommesso avviso, può definirsi un freno insuperabile per la nostra espansione economica. Egli infatti crede nella indimostrata bontà del mercato unico globale e ha dimostrato con i fatti che non ritiene dannosa la collocazione in mercato, mediante gare pubbliche, delle principali nostre fonti di produzione di ricchezza.

Né considera che l’obbligo fondamentale di un Capo di governo è quello di difendere tutti quei beni (art. 9 e 43 Cost.) che sono indispensabili per il sostentamento della Nazione e costituiscono pertanto il demanio costituzionale (e cioè l’insieme dei beni che sono fuori mercato e quindi inalienabili, inusucapibili e inespropriabili).

Ciò è accaduto in particolare per quanto riguarda la messa a gara del servizio pubblico di spiaggia e di taxi, e per il mancato intervento del governo a proposito di industrie strategiche, come la Tim, la Whirlpool, l’Ilva, la Gkn e così via dicendo.

Dall’alto dei miei 85 anni mi sento di dire al nostro Capo del governo che le privatizzazioni da lui tanto sostenute sono micidiali per l’economia italiana, perché portano alla svendita del nostro demanio costituzionale, immiserendo tutti in modo irreversibile.

E desidero anche attirare la sua attenzione sul fatto che le multinazionali e la finanza, al fine di impoverirci ulteriormente, hanno escogitato la differenza tra la titolarità dei beni materiali, che restano in capo allo Stato italiano e la cosiddetta piattaforma gestionale, e cioè il mettere a gara pubblica l’esercizio di servizi pubblici essenziali, che invece devono restare affidati alla mano pubblica o a comunità di lavoratori o di utenti (art. 43 Cost.), percependo i relativi molto lauti profitti, come è accaduto per le autostrade, per il porto di Trieste e come si prevede accadrà per altri otto porti italiani, la cui gestione, a quanto pare, sarà ceduta alla Cina.

Mi auguro che Mario Draghi, che tanto bene ha risposto alla vice Presidente della Commissione europea, dia una risposta valida su questi temi anche al Popolo italiano per il cui benessere egli deve agire.

Invito tutti come al solito ad attuare gli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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Il pensiero neoliberista continua a distruggere l'Italia. Che il governo cessi di essere servo della finanza e delle multinazionali

Il pensiero neoliberista continua a distruggere l'Italia. Che il governo cessi di essere servo della finanza e delle multinazionali

Ho più volte detto che non sono contro l’idea d’Europa di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi, ma contro questa Europa . Oggi viene la conferma, favorevole al mio convincimento, secondo la quale la vice Presidente della Commissione europea Vera Jourova ha intimato all’Italia di far conoscere le ragioni per le quali sono state adottate misure restrittive all’uscita e all’ingresso dei nostri confini per prevenire i contagi da corona virus.

Una strana e contraddittoria domanda che contiene in sé la risposta. Si tratta in realtà di un’indebita ingerenza dell’Europa in un campo, la salute, che appartiene alla competenza sovrana dell’Italia. Ed è da tener presente che la giurisprudenza costituzionale cosiddetta dei contro limiti dispone che i principi e i diritti fondamentali scritti in Costituzione prevalgono sui Trattati e specialmente sul diritto derivato europeo.

È evidente che la vice Presidente della Commissione europea si preoccupa degli interessi economici dei Paesi più forti, che hanno rapporti con l’Italia, disinteressandosi della salute degli italiani. Si tratta di un chiaro effetto del sistema economico predatorio neoliberista sostenuto dall’Europa e purtroppo anche dal nostro capo del governo, che per ora tace.

In realtà il pensiero neoliberista sta oscurando le menti di tutti, fino al punto che la Meloni si è permessa di indicare come candidato al Quirinale Silvio Berlusconi, definendolo addirittura patriota, dopo le infinite malefatte dei governi da lui presieduti (ad esempio nella svendita degli immobili del cosiddetto scip 2, anziché guadagnare qualcosa l’Italia ci ha rimesso enormi perdite di denaro pubblico).

Ed è poi da tener presente che Silvio Berlusconi non ha i requisiti per essere Presidente della Repubblica italiana, sia per l’età, che coincide con la mia, sia per altre cause che riguardano lui personalmente.

Sono certo che non tutti gli italiani sono bendati dal neoliberismo e che alla fine il nostro Parlamento riuscirà a trovare l’uomo migliore sia pur nel peggiore dei modi.

L’effetto disastroso del pensiero economico predatorio neoliberista trova altra manifestazione nella svendita di Tim al fondo statunitense Kkr. Sull’argomento è caduto un inquietante silenzio da parte del nostro governo, il quale sembra disinteressarsi del settore della telefonia, che è uno strumento importante anche per la difesa militare del nostro Paese.

Esso dovrebbe intervenire subito con il suo golden power e fare in modo che questo servizio sia nazionalizzato come chiaramente prescrive l’articolo 43 della Costituzione, da me più volte citato.

Ci stiamo consegnando, mani e piedi, alle multinazionali straniere e stiamo perdendo la nostra economia e la nostra indipendenza politica, mentre il governo continua a calpestare e a ignorare la nostra Costituzione.

Occorre, come ho scritto in un mio testo: una “Rivoluzione costituzionale per la riconquista della nostra proprietà pubblica”.

Ed ovviamente, la sostituzione dell’attuale governo con un altro che non sia servo della finanza e delle multinazionali, specie se radicate in Europa. Per questo che, come al solito, invito all’attuazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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Draghi e il suo fedele Altavilla non hanno remore nel violare di fatto la nostra Costituzione

Draghi e il suo fedele Altavilla non hanno remore nel violare di fatto la nostra Costituzione

È incredibile, ma il nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi, che certamente non può non conoscere in profondità la nostra Costituzione, dimostra che egli non si preoccupa minimamente, che i suoi discorsi e le sue azioni, platealmente la violino.

Esempio incontrovertibile è l’atteggiamento che egli ha assunto nei confronti della manifestazione di intenti di Kkr per l’acquisto totale di Tim. Egli, che dispone del potere di golden power, che dovrebbe essere assolutamente esercitato in questo caso, anziché vietare l’Opa per la svendita di questa industria strategica, palesa chiaramente la sua neutralità di fronte a questo avvenimento e sottolinea tre sue preoccupazioni: quella di tutelare l’occupazione (se e in quanto possibile, ndr), ritenere prioritaria la tutela della tecnologia e ritenere prioritaria la protezione della rete, il che significa che, assicurate queste condizioni, gli Stati Uniti possono ben appropriarsi di Tim.

Tutto questo contrasta violentemente contro moltissime norme della Costituzione e dimostra un atteggiamento ingannevole da parte di Draghi, mirante a edulcorare queste violazioni con parole che possono convincere soltanto le persone più fragili e meno preparate.

Il servizio di telefonia, come ho detto ieri, è un sevizio pubblico essenziale, costituisce anzi un bene immateriale che appartiene al Popolo a titolo di sovranità, come proprietà pubblica demaniale, nel senso che la sua perdita costituisce la distruzione di un elemento costitutivo sul quale si regge lo Stato-Comunità.

Appare evidente, dunque, che Draghi stia violando l’articolo 1 della Costituzione, nonché tutti quegli articoli che si riferiscono alla proprietà pubblica del Popolo italiano.

E precisamente l’articolo 42, secondo il quale la proprietà è pubblica (e quindi demaniale e inalienabile) o privata; l’articolo 41, secondo il quale le negoziazioni non possono avvenire in contrasto con l’utilità sociale, la sicurezza, la libertà, la dignità umana; l’articolo 43, secondo il quale sono beni in proprietà pubblica demaniale i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le industrie strategiche.

Insomma questa cosiddetta neutralità di Draghi, che meglio si definirebbe indifferenza, costituisce un vulnus irreparabile contro l’esistenza stessa del nostro Stato-Comunità.

E, come è evidente, essa viola anche l’articolo 54 Cost., secondo il quale: “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”, senza violare la Costituzione su cui hanno giurato.

Fanno eco a questo atteggiamento di Draghi le indegne parole pronunciate dal suo uomo di fiducia Altavilla, posto a capo della nuova piccola compagnia aerea Ita Airways, il quale, usando parole impronunciabili, ha sfidato i sindacati, dicendo di voler licenziare, al compimento dei 4 mesi di prova, tutti i dipendenti di Ita, provenienti da Alitalia e iscritti a sindacati.

Insomma egli fa il padrone con beni che non appartengono a lui, ma alla comunità di tutti i cittadini italiani. Egli, in particolare, così facendo, ha violato in pieno l’articolo 39 della Costituzione, secondo il quale: “l’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge”.

Come si nota si tratta di un attacco coordinato per declassare il ruolo dell’Italia anche a livello europeo, se si pensa che uno Stato senza un suo consistente demanio pubblico è aggredibile da qualsiasi forza economica straniera. E questo addirittura in vista della firma del Trattato del Quirinale, che avverrà a Parigi, il 29 novembre prossimo, dove si recherà il Presidente della Camera Roberto Fico per sancire, molto assurdamente, la necessità di attuare consigli dei ministri unificati Italo-Francesi, per decidere sulle materie di maggiore importanza per l’Italia e per la Francia, nella prospettiva che a questo metodo aderiscano anche gli altri Paesi europei.

Il che significa che un Paese economicamente debole come il nostro si offre, come vittima sacrificale, per la costituzione di un’Europa dominata dalle multinazionali e dalla finanza, secondo quanto prescrive il pensiero unico dominante neoliberista.

Ed è per questo che insisto per l’attuazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica, che prevale sui Trattati europei e internazionali.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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