Governo: nazionalizzare fonti di energia e non procedere alle autonomie

Governo: nazionalizzare fonti di energia e non procedere alle autonomie

I fatti economici che la stampa odierna riporta, pongono in chiara luce l’enormità dei danni prodotti dalle leggi che hanno violato la Costituzione.

Cominciando dall’energia, colpiscono la richiesta di Jindal, il colosso indiano che ha rilevato l’acciaieria di Piombino, che paventa una riduzione delle bollette sul consumo energetico e, sopratutto, la dichiarazione di Giuseppe Pasini, Presidente del comitato energia di Confindustria ,che parla a nome di 350 imprese del settore siderurgico, i quali chiedono che non vengano toccate le attuali tariffe agevolate minacciando la necessità di ricorrere alle delocalizzazioni.

Si deve sottolineare che parlare di agevolazioni in materia significa scaricare sulla collettività i costi di produzione dell’energia, aggravando la già compromessa situazione economica nazionale.

Questo perché si è insipientemente privatizzato il settore energetico, che non mira più, come quando fu privatizzato da Fanfani, a offrire alle imprese energia a basso costo, ma mira a far profitto individuale nella gestione di questo bene ,che è a fondamento di qualsiasi attività imprenditoriale.

Insomma i governi succedutisi all’assassinio di Aldo Moro, con suprema incapacità, hanno violato l’articolo 43 della Costituzione, che impone in modo obbligatorio nell’attuale situazione, di nazionalizzare le imprese che riguardano la produzione di energia.

Se questa norma costituzionale fosse stata osservata, oggi non ci troveremmo nel dilemma di dover scegliere tra un aggravamento della situazione economica, già disastrosa, degli italiani, per diminuire le bollette, e le delocalizzazioni minacciate da tante industrie.

Altro aspetto inquietante nel quale si rivela la validità delle nostre norme costituzionali è quello di aver scelto di seguire la facile via della creazione di prodotti finanziari, anziché restar legati al mercato reale come impone il titolo Terzo della parte prima della Costituzione.

Oggi è proprio il direttore generale di Deutsche Bank Sewing ad affermare che “a essere sacrificate sono le persone impiegate soprattutto sui prodotti finanziari: l’istituto ha deciso di ritirarsi da un settore di affari considerato più rischioso, per concentrarsi sulle attività “meno volatili” (finanza creativa), come il corporate banking e la gestione dei capitali, insomma sembra che si cominci a sperimentare quanto sia stato dannoso abbandonare il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, sostituendolo con il sistema economico predatorio di stampo neoliberista.

Terzo elemento che dimostra quanto sia importante seguire la nostra Costituzione è costituito dal madornale errore che abbiamo ereditato da Gentiloni e che Salvini sta portando avanti con forza, di dividere l’Italia con le autonomie differenziate.

Giustamente si è opposto Di Maio (e gli auguriamo di aver la forza di portare avanti questo suo convincimento), osservando che le autonomie differenziate nuocciono all’economia italiana considerata nel suo complesso e spezzano l’unità d’Italia soprattutto nel campo dell’istruzione e dell’educazione , nonché in quello della sanità.

Insomma oggetto di distruzione è la stessa Repubblica Italiana intesa come Comunità di tutti i cittadini. E soprattutto la millenaria nostra cultura. Tutto questo è severamente vietato dall’articolo 5 della Costituzione. Che i nostri governanti ne tengano conto e non si macchino dell’obbrobrioso crimine di distruggere addirittura la memoria dei tanti giovani soldati meridionali, che si sono battuti per l’unità d’Italia durante la Prima Guerra Mondiale, e che oggi riposano, in gran parte, nello sterminato cimitero militare di Re di Puglia.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

 

ISCRIVITI ALL’ASSOCIAZIONE ATTUARE LA COSTITUZIONE

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *