La vicenda Alitalia mette a nudo l’errore fondamentale su cui poggiano i trattati europei: l’onnipotenza in ogni campo della concorrenza.

L’estensione di questo concetto ai servizi pubblici essenziali (tra i quali il trasporto aereo), alle fonti di energia e alle industrie strategiche in genere, non può essere ammesso.

Si tratta di beni e servizi inalienabili, inusucapibili e inespropriabili. Ma l’ideologia nefasta del neoliberismo ha voluto che tutto fosse messo sul mercato, nascondendo che tale liberalizzazione avrebbe messo sul mercato non solo il lavoro, ma anche l’istruzione, la sanità, i trasporti, la produzione di fonti di energia, l’acqua e altri numerosi servizi sui quali poggia la convivenza civile.

Il ricorso alla bad company, che si fa sempre più diffuso, ha più l’aria di un escamotage che quella di una reale soluzione del problema. Insomma il punto debole dei trattati europei, oltre al ben noto problema della moneta unica, fatta valere prima dell’unità politica, è quello di aver esteso la concorrenza a settori intoccabili dell’economia degli Stati membri.

Il divieto degli aiuti di Stato alle industrie e alle aziende che esercitano il descritto tipo di attività è un fatto dannoso e antigiuridico, il cui risultato è la prevalenza di imprese anche occultamente più forti su quelle più deboli, e, in ultima analisi, quello della prevalenza degli Stati più forti sugli Stati più deboli, che rischiano persino la loro indipendenza politica.

Dalla vicenda Alitalia ricaviamo l’insegnamento che, se deve andare avanti l’Unione Europea, c’è urgente bisogno di eliminare dalla concorrenza i beni e i servizi sui quali poggia la produzione della ricchezza nazionale, pena l’estinzione di intere classi sociali e, come già detto, degli stessi Stati membri.

Un altro esempio che conferma quanto sopra detto viene dalla notizia che la Pirelli rischia di essere venduta ai cinesi. Se anche quest’altra industria strategica passa allo straniero, la prospettiva che abbiamo davanti è solo quella di un ulteriore impoverimento del nostro Popolo.

In conclusione riteniamo che vada rivisto il concetto di demanio a livello europeo, considerando beni demaniali, non solo quelli attualmente previsti dal nostro Codice civile, ma anche tutte le fonti indispensabili per la stessa sopravvivenza della comunità nazionale.

Dovremmo cominciare da noi facendo ampio ricorso alle nazionalizzazioni. Lo impone l’articolo 43 della Costituzione Italiana Repubblicana e Democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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Un commento su “Non si può estendere la concorrenza a settori vitali dello Stato”

  • Era molto tempo che non mi capitava di leggere un cocktail cosí velenoso di baggianate sovraniste. Lei vuole “ rinazionalizzare” tutto ? Cominciamo col dare l’esempio abbassandoci i leggendari salari ed i benefits dei magistrati della Corte Costituzionale.

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