Mes e Ilva: non ci siamo proprio

Mes e Ilva: non ci siamo proprio

All’insegna del servaggio, il governo riesce a strappare alle Camere l’autorizzazione a trattare con pieni poteri in Europa l’approvazione del MES.

L’assicurazione più ingannevole è che i risparmi degli italiani non saranno toccati. Ma che senso avrebbe partecipare a un fondo salva Stati, la cui realizzazione interessa soprattutto Germania e Francia per l’elevato accumulo di derivati delle loro banche, se non si dovesse provvedere a versamenti di denaro al fondo stesso?

D’altro canto come è possibile che Roma, culla del diritto, si appresti a firmare un accordo intergovernativo che prevede la creazione di un’istituzione i cui operatori sono “immuni” da responsabilità penale, civile e amministrativa.

Basterebbe solo questo dato per dimostrare che l’Italia si appresta a firmare la sua capitolazione in Europa, peraltro senza nessuna possibilità di ricorso presso nessun tribunale, avendo firmato un accordo che viene sottratto ai diritti nazionali e allo stesso diritto europeo.

Altro avvenimento inaccettabile è quello che riguarda l’atteggiamento assunto da ArcelorMittal nelle trattative in corso su Ilva. Essa pretende la messa in cassa integrazione di 3500 operai, cosa che non è possibile perché la cassa integrazione riguarda ipotesi di debolezza strutturale dell’industria e non le oscillazioni cicliche delle richieste di commissioni riguardanti la produzione dell’acciaio.

Ma anche ArcelorMittal agisce al di fuori del diritto. Basti pensare che oltre alla richiesta di questo provvedimento illegittimo, Ella pretende l’immunità penale, civile e amministrativa dei suoi operatori e mira a sfruttare la diminuzione di produzione per ottenere benefici economici da parte dell’Europa per la diminuzione dell’inquinamento prodotto.

Quella con ArcelorMittal è una storia che dura da troppo tempo e, come abbiamo già detto, siamo già in ritardo nel troncare qualsiasi trattativa con essa.

Non si dimentichi infine che le grandi somme offerte dalla Cassa Depositi e Prestiti, da Invitalia e da Snam, costituiscono indubbiamente aiuti di Stato, che completano il quadro dell’illegalità nel quale si sta svolgendo la trattativa in questione.

Da parte nostra continuiamo a ripetere senza sosta che non c’è altra soluzione se non quella della nazionalizzazione. Un’operazione conforme al diritto nazionale e al diritto europeo.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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