Il disastro del sistema  predatorio neoliberista si sta completando

Il disastro del sistema predatorio neoliberista si sta completando

Il disastro provocato dal sistema economico predatorio neoliberista si sta completando in modo tragico. Fatti innegabili stanno svelando in quale tragedia ci hanno portato i nostri governanti, a partire dalle privatizzazioni di Ciampi e Amato, iniziate nel 1990 con la privatizzazione delle banche, e proseguita nel 1992 con la privatizzazione dell’Ina, dell’Eni, dell’Enel e dell’Iri con tutte le sue industrie, continuando così con i vari Berlusconi, Monti (teorico del neoliberismo), Renzi, Gentiloni e gli attuali governi fino ad oggi Le nostre potenzialità industriali sono a questo punto tramortite e migliaia di avvoltoi si posano su di esse, colpendosi l’un l’altro con atroci colpi di ala. Ci riferiamo al caso Ilva, al caso Alitalia, al caso del Ponte di Genova e da ultimo al Mes. Per quanto riguarda l’Ilva le indagini della magistratura (tanto vilipesa, ma tanto necessaria per per difende gli interessi degli italiani) hanno accertato che ArcelorMittal, da oltre sei mesi, ha posto in essere un piano ben preciso per distruggere le acciaierie di Taranto, la prima acciaieria d’Europa. Insomma il colosso franco-indiano è venuto in Italia, non per aiutare, come ingenuamente hanno ritenuto i nostri governanti, la ricostruzione dell’Ilva, ma per affossarla, in modo da eliminare un forte concorrente. Infatti la magistratura ha accertato che ArcelorMittal comprava le materie prime , da una sua controllata Lussemburghese, a prezzo maggiorato (incassando la differenza di prezzo) e vendeva i prodotti finiti, creati dall’Ilva,  a prezzo ribassato ad un’altra controllata del gruppo Mittal con sede in Olanda (guadagnandoci sopra ancora una volta), la quale, a sua volta, rivendeva detti prodotti a prezzi maggiorati (ai danni dell’Ilva), pagando meno anche il fisco. Insomma ArcelorMittal caricava l’Ilva di costi maggiorati, mentre ella guadagnava assai più del dovuto. A questo punto ArcelorMittal dopo aver distrutto la nostra impresa, vole oggi eliminare i 5000 esuberi, ottenere lo scudo penale e poi andare via. Risulta, dunque, inutile in modo assoluto qualsiasi altra trattativa. Più ci impegniamo con questa fraudolenta società, più procuriamo danni alla nostra Italia e, in particolare, ai lavoratori e ai cittadini di Taranto. Insomma il governo deve cambiar strada immediatamente e senza ulteriori sprechi di tempo. E l’unica strada da seguire, come ripetiamo da tempo, è quella della nazionalizzazione. Piuttosto che sprecare le nostre risorse finanziarie con il reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni, elemosine che nulla producono di buono, utilizziamo i fondi disponibili per mantenere, ammodernandola sensibilmente, questa nostra grande risorsa industriale che produce lavoro per la popolazione interessata e profitti notevoli per il bilancio dello Stato. A nostro avviso il problema è soltanto uno: quello di trovare manager capaci e di non affidarsi a privati inetti, come Benetton, Cordero Luca di Montezemolo e altri simili soggetti, che nulla sanno di industrie e di produzione industriale. Quanto all’Alitalia la situazione è abbastanza simile. Atlantia, e cioè la famiglia Benetton, si è tirata fuori dalla cordata, e il piano B, previsto dal governo, è soltanto quello “suicida” di risanare l’industria pere poi ridonarla a privati. Ma quali privati? Se sono tutti interessati per fini individuali e non per il bene della della nostra Patria? Lo spettro del fallimento si avvicina e, anche in questo caso, non c’è altra via che seguire quanto abbiamo detto a proposito dell’Ilva. Occorre nazionalizzare, costi quel che costi. Ricordando che Alitalia è una fonte di produzione di ricchezza nazionale, finora pessimamente gestita, anche dai commissari, e che i profitti derivanti dall’utilizzo delle rotte aeree è assolutamente sicuro, mentre non è assolutamente vero, come dimostrano i fatti sopra citati, che i privati soltanto siano capaci di rendere le imprese produttive. In questo quadro, che pone in risalto quanto dannose siano le S.p.A. private per l’interesse di tutti gli italiani, è da ricordare, a proposito del ponte di Genova, che dagli atti giudiziari sta emergendo che Atlantia, cioè la famiglia Benetton, era stata messa ripetutamente in guardia dalla Società, delegata alla vigilanza della viabilità stradale, sul rischio di “crollo” già nel 2014, e nulla è stato fatto da Atlantia, la quale si è giustificata dicendo che nella società erano entrati anche famelici cinesi e tedeschi e che bisognava risparmiare. Su chi? sulla pelle degli italiani, cioè su 43 morti nel crollo del ponte di Genova. Occorre che tutti gli italiani, Presidente della Repubblica in testa, e governo, dicano in modo solenne a tutti che la situazione è tragica e non si risolve se non si accetta un primo tempo di restrizioni per poter arrivare in un secondo tempo a una ricostruzione del patrimonio pubblico italiano. Cioè alla riconquista da parte dello Stato-Comunità dei servizi pubblici essenziali, delle fonti di energia e delle situazioni di monopolio, come ci impone, allo stato delle cose, il più volte citato articolo 43 della Costituzione. È sconcertante che, anziché agire su questa linea, il nostro governo, e cioè il Primo Ministro Conte, il quale ne aveva già parlato con Salvini e di Maio all’epoca del governo giallo-verde, ha firmato di notte l’adesione al Meccanismo Europeo di stabilità (MES), il quale dà ai singoli Stati, non un diritto “eguale”, ma parametrato all’ammontare del versamento al Fondo salva Stati (per cui diventerebbero padroni assoluti Francia e Germania) e prevede che i conti di ciascun Stato membro, bisognoso di aiuti, siano sottoposto al controllo di Germania e Olanda. Si prevede cioè la dissoluzione completa dell’Unione Europea. Ciò rende ancora più necessario che l’Italia ponga tutte le sue forze al fine di ricostruire almeno una parte del suo patrimonio pubblico, svenduto a privati incapaci, o a fameliche multinazionali straniere, mirando, in prospettiva, a riconquistare la sovranità monetaria, troppo presto ceduta a una Unione Europea che persegue gli interessi, non di tutti gli Stati che ne fanno parte, ma solo degli Stati più forti, come Germania, Francia e Olanda. Inviamo questo nostro piccolo e accorato appunto, in considerazione della tragica situazione che si è verificata, al Presidente della Repubblica verso il quale nutriamo massima stima, al governo e a tutti i gruppi parlamentari, sperando che gli italiani che ci leggono lo vogliano far proprio. Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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