Riteniamo che sia stata molto positiva l’iniziativa dei commissari dell’Ilva, che hanno risposto al ricorso di ArcelorMittal al Tribunale di Milano, parlando di una puramente immaginaria “impossibilità sopravvenuta”, con un contro ricorso, che chiede al giudice di accertare le inadempienze contrattuali della stessa ditta.

Ne consegue che viene in evidenza con chiarezza il punto centrale della questione giuridica: è l’Italia che, visto l’abbandono delle attività da parte del colosso franco-indiano, ha il diritto di scegliere tra la dichiarazione giudiziale di una permanenza di ArcelorMittal nell’affitto dell’Ilva, oppure richiedere la risoluzione del contratto con il relativo risarcimento dei danni (articoli 1453 e 1618 Codice civile).

In sostanza l’azione dei commissari ha rimesso su un piano esatto l’iniziativa di ArcelorMittal, che era stata posta su un piano completamente errato.

Molto apprezzabile ci appare la lettera del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte rivolta a tutti i ministri, ma anche alle le associazioni di categoria, i comitati locali e tutte le forze produttive del Paese, per arrivare a una soluzione equa del problema.

La nostra associazione Attuare la Costituzione si sente, a questo punto, chiamata in causa, e avverte il dovere di affermare che oggi il problema centrale del Paese, per risolvere i problemi economici e ambientali, è quella di ricostituire il patrimonio pubblico italiano, cioè la “proprietà pubblica” del Popolo sovrano rispetto alla preponderanza assoluta della proprietà dei privati.

Cominciando, a tal punto, a smantellare la rovinosa azione iniziata da Andreatta, Ciampi e Amato, che ha portato alla privatizzazione e alla svendita di quasi tutte le fonti di produzione di ricchezza nazionale.

Come il singolo ha bisogno di una piccola disponibilità di mezzi economici, così il Popolo ha bisogno di un grande patrimonio per svolgere la sua politica economica e per mantenere le sue caratteristiche, la sua identità, assicurando così il soddisfacimento dei diritti fondamentali di tutti i cittadini.

L’obiettivo dunque è quello di uscire, quantomeno nell’ambito della politica interna, dallo sciagurato sistema economico predatorio neoliberista ora dominante, ricostituendo il sistema produttivo keynesiano come vuole la nostra Costituzione.

Il caso Ilva è l’evento “provvidenziale” che consente al governo e a tutti gli altri Enti pubblici di ribaltare l’attuale situazione, acquisendo al patrimonio pubblico l’acciaieria di Taranto, per il cui acquisto servono 4,5 miliardi di euro, riconvertendola in un’acciaieria moderna dotata di strumenti che salvaguardano con sicurezza la salute dei lavoratori dell’Ilva e degli abitanti di Taranto, come già avvenuto in casi analoghi in Germania e in Austria.

Come dice il Presidente Conte, bisogna avere uno sguardo largo nel tempo e nello spazio e, aggiungiamo noi, non fissato sui conteggi dell’attuale bilancio dello Stato.

In questa visuale l’Italia deve fare di tutto per riprendere il cammino di una Nazione capace di assicurare con i propri mezzi la soddisfazione dei diritti fondamentali e specialmente di quelli relativi alla salute e al lavoro.

Ogni lunga marcia comincia con un piccolo passo e questo è il primo passo che l’Italia deve compiere.

4.5 miliardi di euro si possono e si devono trovare, se è vero, come è vero, che somme molto più elevate sono state stanziate per finalità molto diverse da quelle dello sviluppo della persona umana e del progresso materiale e spirituale della società, seguendo pedestramente le indicazioni fuorvianti del pensiero neoliberista.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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2 commenti su “Nazionalizzare Ilva: primo passo per ricreare il patrimonio pubblico italiano”

  • io in quella fabbrica non ci lavorerei neanche se morissi di fame … è un cancro…. si deve solo convertire 😉 altrimenti la gente continua a morire.

  • La nazionalizzazione di grandi o piccole industrie serve solo a creare nuovi posti di lavoro inutili ! Vedi ALITALIA dove le “assunzioni” erano diventate endemiche ( con personale di terra (addetti agli sportelli) che partivano da Roma ogni mattina per andare a servire negli aeroporti milanesi !!

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