Quel pasticciaccio brutto dell'Ilva di Taranto: nazionalizzare e basta

Quel pasticciaccio brutto dell'Ilva di Taranto: nazionalizzare e basta

Mentre la magistratura sta portando alla luce l’utilizzo, da parte dell’Ilva, di elementi cancerogeni tenuti nascosti, emerge dalle notizie di stampa che Matteo Salvini avrebbe avuto rapporti di interesse economico con ArcelorMittal e avrebbe sostenuto l’affidamento dell’Ilva a favore di quest’ultima.

Questo apparirebbe confermato dalle parole dello stesso Salvini, il quale ha affermato: “non mi occupo di economia, ma di politica”. Una excusatio non petita, cioè una scusa non richiesta, che si risolverebbe in una implicita confessione.

Quello che, tuttavia, maggiormente preoccupa è il fatto che i nostri attuali governanti hanno cominciato a parlare di nazionalizzazione dell’Ilva, aggiungendo l’aggettivo “provvisoria”, una nazionalizzazione cioè eseguita cioè al solo fine di rendere efficiente l’impresa e rivenderla a privati.

Non vorremmo che questo orientamento sia frutto dell’offuscamento della mente dei nostri politici causato dal pensiero neoliberista, secondo il quale le fonti di produzione di ricchezza nazionale non debbano essere nella proprietà pubblica del Popolo italiano, ma nelle mani dei privati, privando così gli italiani di ricostruire il loro patrimonio pubblico (ceduto a S.p.A. private).

Speriamo molto che il governo parli di una nazionalizzazione senza aggettivi e di essere così smentiti in questa nostra supposizione.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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