Ilva: la pazienza è colma. L'atteggiamento di ArcelorMittal è intollerabile

Ilva: la pazienza è colma. L'atteggiamento di ArcelorMittal è intollerabile

La pazienza è colma. Esiste una sola soluzione: deve applicarsi la Costituzione della Repubblica Italiana, che è legge fondamentale dello Stato, ed è stata riconfermata dal Popolo sovrano con il referendum del 2011, relativo all’acqua pubblica e del 2016, relativo alla deforma costituzionale voluta da Renzi.

Dal che discende che ogni legge deve essere emanata e interpretata in modo conforme alla Costituzione.

L’atteggiamento di ArcelorMittal è intollerabile, essa pretende una “licenza di uccidere”, la cosiddetta “immunità penale”, rifiutandosi di modificare l’alto forno numero 2, e di conseguenza gli altri altiforni, con un sistema automatico che impedisca la morte sul lavoro degli operai, come è accaduto per il compianto Alessandro Morricella nel 2015 e come ha ordinato la magistratura.

La verità è che la compagnia franco-indiana non ha nessuna intenzione di gestire l’acciaieria secondo le norme vigenti e desidera impossessarsi soltanto delle “commesse” di Ilva per vincere la concorrenza delle altre industrie di settore.

È quello che vogliono tutte le industrie straniere che si appropriano indebitamente delle nostre fonti di ricchezza nazionale e pretendono di dettar legge, sottraendosi alle norme del nostro ordinamento giuridico.

L’immunità penale concessa dal governo Renzi è un obbrobrio giuridico e costituzionale e bene hanno fatto i grillini a eliminarla dal decreto crescita e dal decreto imprese.

Tra l’altro ArcelorMittal nella sua spudorata albagia non sa che una norma di questo tipo deve essere immediatamente cancellata dalla Corte costituzionale, la quale lo ha fatto chiaramente intendere, quando ha restituito gli atti al gip di Taranto, con la motivazione che la legge che ammetteva l’immunità penale, nel frattempo, era stata abrogata col primo decreto crescita.

Sia ben chiaro che i nostri governanti, ai sensi dell’articolo 54 della Costituzione, hanno l’obbligo di esercitare le funzioni pubbliche loro affidate “con disciplina ed onore” e ciò comporta che tutte le leggi devono essere emanate in conformità della Costituzione ed eseguite dall’Esecutivo con una interpretazione costituzionalmente orientata.

È fondamentale tener presente che l’articolo 832 del Codice civile, secondo il quale “il proprietario gode e dispone della cosa in modo pieno ed esclusivo” deve essere letto nel senso che: “il proprietario gode della cosa, allo scopo di assicurarne la funzione sociale e dispone della stessa in conformità all’utilità sociale, alla sicurezza, alla libertà umana” (questa interpretazione è stata fatta propria dalla proposta di legge Fassina, depositata alla Camera e dal disegno di legge Nugnes ed altri, depositato al Senato, leggi che andrebbero al più presto essere approvate).

Infatti l’articolo 42, comma 2, della Costituzione dispone che: “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge… allo scopo di assicurarne la funzione sociale” (in sostanza chi non persegue lo scopo sociale perde la tutela giuridica dei suoi titoli proprietari); e l’articolo 41 dispone che: “l’iniziativa privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (licenziamento di operai).

Questi principi debbono essere tenuti presenti dal governo nelle trattative sull’Ilva, sulla Whirlpool e su Alitalia e sulle altre numerose controversi con varie multinazionale.

Notiamo in particolare che, per quanto riguarda l’Ilva e la Whirlpool, un governo che si rispetti dovrebbe interrompere qualsiasi rapporto con chi pretende di violare la funzione sociale della proprietà o l’utilità sociale, la sicurezza, la libertà e la dignità umana e deve assolutamente fare in modo che queste industrie tornino nella proprietà pubblica del Popolo Italiano, che è sovrano anche in questo campo.

Per quanto riguarda l’Alitalia, notiamo che è semplicemente ridicolo pretendere, come vorrebbe la compagnia americana Delta, di far parte della nuova cordata versando appena 100 milioni di euro, o come vuole la Lufthansa, di partecipare a detta cordata, versando 150 milioni di euro e nel contempo licenziando 3000 lavoratori.

Che questi signori vadano via dall’Italia e non si permettano di insultare il Popolo italiano con simili proposte.

Ripetiamo: anche per l’Alitalia non c’è altra via che la nazionalizzazione. Costi quel che costi.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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