Paolo Maddelna

La proposta che si aggira tra i Parlamentari di abbassare l’età minima per il voto a 16 anni, ci appare più una manovra propagandistica, che tende a raccogliere i frutti dell’effetto positivo prodotto nell’immaginario collettivo dai giovani che hanno chiesto misure immediate ed efficienti per la vita del pianeta, che una reale scelta positiva di carattere politico.

Il voto è un atto di sovranità e deve essere esercitato con piena maturità, la quale è stata sempre collegata al raggiungimento della maggiore età.

D’altro canto, gli stessi giovani, non hanno chiesto di partecipare direttamente alle votazioni, ma hanno chiesto ai loro governanti, nei quali si presuppone una grande maturità e una grande cultura, di agire nell’interesse della loro vita e della vita del pianeta.

Altro elemento molto importane è l’azzeramento delle privatizzazioni per il 2019 e la sua riduzione di circa il 50% per il triennio 2020-2022, che è stata approvato nella nota di aggiornamento del documento di economia e finanza.

Non sappiamo con quale motivazione il governo ha adottato questa decisione. Ci rallegreremmo molto se il governo avesse cominciato a capire che le privatizzazioni sono micidiali per il bene del paese.

Privatizzare significa porre al posto dell’Ente Pubblico, o di un consorzio di tali Enti, i quali devono, per Costituzione, perseguire l’interesse pubblico di tutti, una S.p.A. la quale deve, per legge, perseguire l’interesse dei propri soci. È stato molto riprovevole in passato il fatto che i governi, potendo scegliere tra società lucrative, società mutualistiche e società consortili, abbia scelto sempre quelle lucrative, con la precisa finalità  di sottrarre risorse al popolo sovrano e trasferirle a faccendieri privati e a multinazionali, quasi sempre, straniere.

È noto l’esempio della Scip 2 (società di cartolarizzazione per la vendita di immobili pubblici), che fu una società lussemburghese diretta da un britannico, alla quale il governo Berlusconi affidò la vendita di un altissimo numero di immobili valutati 10 miliardi di euro. In questa operazione ci guadagnarono la Scip, le banche, gli investitori finanziari, le agenzie di rating, gli studi legali, ecc. mentre non si sa bene quanti miliardi ci rimise lo Stato, il cui debito, questo è sicuro, aumentò di un miliardo e settecento mila euro. Si trattò dunque di un grave fallimento, del quale quel governo dovrebbe rispondere, ma di cui nessuno sa nulla.

Il nostro invito è di utilizzare i beni produttivi ancora nella proprietà pubblica, che appartiene al Popolo a titolo di sovranità, per aumentare il prodotto interno lordo e quindi diminuire il debito.

Infatti la svendita delle fonti di produzione di ricchezza nazionale produce, come abbiano accennato, soltanto ulteriori perdite.

Ed è importante ricordare che le migliori operazioni per determinare un reale sviluppo economico sono quelle che, come il risanamento ambientale e la ricostituzione dell’equilibrio idrogeologico d’Italia, non producono merci da collocare sul mercato, ma solo un miglioramento della qualità della vita, agendo da moltiplicatori del reddito. Si tratta, infatti, della distribuzione della ricchezza alla base della piramide sociale, facendo in modo che i lavoratori vadano ai negozi, che i negozi chiedano prodotti alle imprese e le imprese producano e, soprattutto, assumano lavoratori, creando così un circolo virtuoso.

Se il governo davvero seguisse queste indicazioni, potremmo dire che abbiamo finalmente imboccato la via giusta e che l’Italia ha capito in quale maniera si può battere la crisi economica anche senza violare i Trattati europei.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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