Paolo Maddelna

Il neoliberismo, come è noto, distrugge gli Stati economicamente più deboli, distrugge cioè i Popoli e le loro caratteristiche, minando la partecipazione dei singoli alle Comunità territoriali, riducendo l’uomo a un puro numero nel quadro generale di una globalizzazione che lo considera soltanto dal punto di vista economico.

Uno degli strumenti di cui il neoliberismo si serve a questi fini è quello contabile e dei conti patrimoniali. Posta la necessità del pareggio di bilancio, voluto dal patto di stabilità e dal governo Monti, che, all’insaputa di tutti gli italiani, ha introdotto nell’articolo 81 della Costituzione questo principio, spinge i paesi deboli dell’Europa, e quindi l’Italia, a trasferire mediante privatizzazioni (al fine di arrivare al pareggio di bilancio) interi settori dell’economia, al bilancio di S.p.A., che sono entità private anche se hanno un patrimonio in parte o in tutto formato da denaro pubblico.

Insomma, si tratta di fonti di ricchezza nazionale facilmente appropriabili da parte di faccendieri e di multinazionali straniere. È quanto si prevede di fare per trovare18 miliardi (imposti dall’UE con l’accordo sottoscritto l’anno scorso dal governo Lega-M5S) mediante privatizzazioni di immobili e altre fonti di ricchezza.

Il programma di governo del Conte 2 contiene un dato molto positivo, quello di affiancare alla modifica costituzionale del numero dei parlamentari, una legge elettorale, ispirata al principio del  proporzionale puro, che consentirebbe l’ingresso in Parlamento di piccoli partiti non neoliberisti. In questa maniera il programma di Conte libera l’Italia dal principio incostituzionale del maggioritario  voluto dai neoliberisti, principio che ha sconquassato l’Italia nell’ultimo ventennio, distruggendo, attraverso i collegi uninominali e il premio di maggioranza, le opposizioni, e favorendo le manovre dirette a dissolvere il patrimonio pubblico italiano dissipandolo tra faccendieri inesperti e multinazionali straniere.

Questa riforma costituzionale è di capitale importanza perché consente di ristabilire quanto sancisce l’articolo 48 della Costituzione, secondo il quale “il voto è personale ed eguale (e tale non è con il premio di maggioranza), libero e segreto”.

Quello che manca nel programma di governo è la previsione della realizzazione di una politica economica conforme ai principi costituzionali di cui al titolo terzo della parte prima della Costituzione.

Si tratta del fatto fondamentale di far valere “la proprietà pubblica” e cioè “la proprietà collettiva demaniale” del popolo sovrano e di ritenere che il territorio e le fonti di produzione di ricchezza che il territorio contiene sono oggetto di tale tipo di proprietà e sono parte strutturale della stessa Comunità politica, cioè della Repubblica Italiana. Per cui essi sono inalienabili, inusucapibili e inespropriabili.

Fatto questo che impedisce giuridicamente e costituzionalmente le privatizzazioni, le concessioni di servizi pubblici essenziali e di fonti di energia (art. 43 Cost.), le svendite, le delocalizzazioni e, infine, gli effetti negativi della finanziarizzazione del mercato globale (derivati, cartolarizzazioni e altri simili prodotti finanziari), in base alla quale la finanza speculativa si impadronisce dei nostri beni reali riducendoci in uno stato di schiavitù.

Vorremmo che il governo Conte 2, nel quadro delle ottime iniziative intraprese, ponesse in primo piano l’attuazione della Costituzione economica, dalla quale dipende la vita dei cittadini e, come si è visto, la stessa conservazione dello Stato italiano.

Un commento su “Bene il programma Conte 2. Ma ci vuole molto di più.”

  • non sono d’accordo con la riduzione del numero dei parlamentari, mentre sono d’accordo per una legge proporzionale

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