Mentre si disputa sulla autonomia differenziata il Sud tristemente si svuota

Mentre si disputa sulla autonomia differenziata il Sud tristemente si svuota

L’Italia viaggia a spron battuto verso la sua autodistruzione. Nell’inerzia del governo che disputa intorno a provvedimenti distruttivi per l’unità del popolo italiano (come le autonomie differenziate) il mezzogiorno (relazione Svimez) si svuota dei suoi giovani migliori.

Basti pensare che nel quinquennio 2013-2018 hanno abbandonato il Sud 2 milioni di persone e tra questi 800 mila giovani laureati (800 mila sono gli abitanti di Palermo e di Bari messi insieme).

Questi meridionali si sono spostati non solo all’estero, ma anche al Nord Italia dove i livelli di prestazione dei servizi essenziali sono molto più alti che nel mezzogiorno (si pensi che per la sanità al Nord ci sono 33,3 posti letto ospedalieri ogni 10 mila abitanti e nel meridione solo 23 posti letto per lo stesso numero di abitanti).

Eppure l’articolo 120 della Costituzione sancisce che: “Il governo può sostituirsi ad organi delle regioni, delle città metropolitane, delle province e dei comuni…quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.

Perché il governo non si occupa di questi problemi centrali per il benessere della Nazione e si preoccupa solo di peggiorare la situazione del Sud soprattutto con la flat tax e l’autonomia differenziata?

Si tratta di una colpevole e imperdonabile omissione che danneggia il progresso economico dell’intera nazione e crea dilanianti ingiustizie.

Ma v’è di più, il governo, nonostante le assicurazioni di Di Maio, si rende schiavo del colosso franco-indiano Ancelor Mittal studiando il modo, più o meno subdolo, di annullare la norma del decreto Crescita che cancella l’immunità penale per i gestori dell’ILVA a suo tempo concessa da una legge emanata dal PD.

D’altro canto, la citata multinazionale sta provvedendo ha licenziare 1400 operai già messi in cassa integrazione unilaterale a causa della minor richiesta di acciaio da parte delle committenze, e sta minacciando inoltre di spegnere tutti i forni dell’Ilva se non verrà ripristinata l’immunità.

Torna allora in evidenza la necessità di chiudere ogni rapporto con questa multinazionale, che sfrutta l’Italia diffondendo malattie e licenziando operai, con la pretesa assurda di aver diritto al profitto e di essere esente da qualsiasi responsabilità civile, penale e amministrativa.

È un problema gravissimo che richiede l’urgente nazionalizzazione dell’Ilva e la sua riconversione in attività maggiormente produttive (visto che sul piano mondiale c’è un calo di richieste d’acciaio), che non danneggino la salute degli abitanti e producano un profitto da destinare alle casse dello Stato Italiano e non alle casse di una S.p.A. straniera.

Infine, come si legge nel citato rapporto Svimez è da tener presente che l’esodo massiccio delle migliori risorse umane del mezzogiorno non è compensato dall’arrivo di un numero molto minore di immigrati.

Di qui l’incongruenza dell’atteggiamento di Salvini, il quale impedisce lo sbarco dei naufraghi senza tener conto che l’immigrazione, a parte ogni considerazione di carattere penale, è sì un problema da risolvere in sede europea, ma non quello più importante del Paese.

La situazione attuale, che va sempre più peggiorando (le previsione per il Pil futuro sono pessime), richiede un impegno totale e assoluto del governo (che pensa a tutt’altro) per incrementare lo sviluppo economico dell’Italia, sviluppo che è, tra l’altro, l’unica strada per impedire i licenziamenti degli operai e per far diminuire il debito pubblico.

I provvedimenti urgenti da adottare, come più volte abbiamo ripetuto, sono riassumibili nella seguente espressione: “no alle privatizzazioni, no alle svendite, no alle delocalizzazioni; si alle nazionalizzazioni dei servizi pubblici essenziali e delle fonti di energia (art. 43 Cost.) e allo smobilizzo delle enormi fonti di ricchezza nazionale che giacciono inerti e che soltanto l’intervento dello Stato-Comunità nell’economia può rendere attive ed operose, assicurando lavoro e sviluppo economico”.

A titolo di esempio ricordiamo che la sostanziale privatizzazione delle autostrade, ottenuta con la trasformazione dell’azienda pubblica ANAS in una S.p.A., ha portato al crollo del ponte di Genova e alla cessazione degli interventi delle manutenzioni ordinarie, l’ultima delle quali risale a 25 anni fa, quando responsabile di tali attività ero lo Stato e non un privato.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

 

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One Response

  1. Infine, come si legge nel citato rapporto Svimez è da tener presente che l’esodo massiccio delle migliori risorse umane del mezzogiorno non è compensato dall’arrivo di un numero molto minore di immigrati .

    è da rigettare tale tesi per due motivi: gli emigrati per motivi voluti da Soros non hanno l’istruzione di ciò che definisce “migliori risorse”; se pure questi immigrati fossero equivalenti alle “migliori risorse” non si può nè si deve ignorare che ad esserne privati sarebbero i paesi di provenienza soggetti a colonialisno storico e vittime delle più bieche pratiche neolibiberiste,

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