Autonomie differenziate: riflessi negativi inevitabili sull'unità dell'Italia

Autonomie differenziate: riflessi negativi inevitabili sull'unità dell'Italia

Le parole rassicuranti di Luigi Di Maio ai docenti dell’università Federico Secondo di Napoli, in occasione dell’inaugurazione dell’Osservatorio permanente sulle autonomie differenziate (un’idea che merita il più grande plauso da parte di tutti), non convincono.

Se davvero le autonomie differenziate si riferissero a un adeguamento dell’ordinamento giuridico alle esigenze locali, e non a un trasferimento di funzioni statali essenziali alla vita dell’intero paese alle regioni del Nord, perché secondo Di Maio è errato parlare di autonomia anche delle regioni del Sud?

La verità è che qui si tratta di “separazione” delle regioni del Nord dalle regioni del Sud con riflessi negativi inevitabili sull’unità dell’Italia e sullo svolgimento di politiche nazionali nell’interesse di tutti i cittadini italiani.

Se l’istruzione si incentra sui dialetti regionali e non sulla lingua italiana, elemento fondamentale dell’unità d’Italia, è oltremodo evidente che qui si parla, più che di autonomia, di divisione dell’Italia.

D’altronde è da sottolineare che le assicurazioni di Di Maio riguardano soltanto l’aspetto economico, avendo egli ribadito che il Sud non subirà nessun danno dall’attuazione delle autonomie differenziate. Ma se si assume come punto di riferimento, non la persona umana, e cioè il numero di abitanti di un determinato territorio, ma il territorio stesso, come si fa ad assicurare un’eguaglianza, ad esempio, nei conferimenti statali a tutte le regioni italiane?

E inoltre se si assume come elemento individuativo della produzione della ricchezza il territorio, è evidente che non si tiene conto del fatto incontestabile che un bene formalmente prodotto in un determinato luogo è quasi sempre il risultato di lavori svolti in luoghi diversi.

Siamo d’accordo con Massimo Villone e con tutti gli altri docenti i quali hanno affermato a chiare lettere che le autonomie differenziate delle regioni del Nord non hanno alcuna giustificazione giuridica e costituzionale per essere attuate.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

 

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