Fca-Renault: quando i neoliberisti fanno i nazionalisti e viceversa

Fca-Renault: quando i neoliberisti fanno i nazionalisti e viceversa

Come avevamo previsto l’accordo Fca-Renault si è risolto in un nulla di fatto a causa della prepotenza francese. È questo un insegnamento per i nostri governi i quali, con la mente oscurata dalle teorie neoliberiste, subordinano gli interessi nazionali a quelli del mercato globale, rendendoci preda delle multinazionali.

E non si rende conto il governo che le multinazionali vengono in Italia, imparano le nostre tradizioni produttive e culturali, licenziano gli operai, chiudono le fabbriche e lasciano terra bruciata. È ora che il governo Salvini-Di Maio si renda conto che i diritti fondamentali dei lavoratori, il diritto fondamentale alla salute e il diritto fondamentale all’ambiente, a termine di Costituzione, e a termine del principio giurisprudenziale della Corte costituzionale cosiddetto dei “contro limiti” prevalgono nettamente sugli sulle norme europee e sugl’interessi economici degli stranieri.

Bisogna tornare allo stato sociale e mantenere fisse le spese che sono produttive e costituiscono un volano per l’economia.

Così hanno fatto il Portogallo, la Spagna e tutti gli altri paesi europei che ora sono elogiati dalla stessa Commissione europea.

La storia degli ultimi giorni ci insegna che, per un verso dobbiamo rivedere il nostro debito pubblico, il quale non è tutto rimborsabile, poiché non esiste nessun dovere giuridico di rimborsare gli effetti della speculazione finanziaria, e dall’altro dobbiamo ricostruire il patrimonio pubblico italiano, fondamento dello stato sociale, facendo in modo che le imprese, anche di grosso calibro, restino in Italia e non si fondano con imprese straniere, perseguendo il fine, non degli italiani, ma dei singoli.

Devono essere italiane le imprese strategiche, le imprese che riguardano la produzione dell’energia, e le imprese che riguardano i servizi pubblici essenziali (art. 43 Cost.). Sono fonti di ricchezza nazionale che producono molto profitto da ritenere di pertinenza del popolo italiano.

A questo fine sono indispensabili le nazionalizzazioni, l’acquisto da parte dello Stato di imprese in vendita e i ricorsi giurisdizionali attraverso i quali possono essere portati al giudizio della Corte costituzionale quei contratti che  indebitamente hanno ceduto a privati (italiani e stranieri) le nostre fonti di ricchezza nazionale.

Se vogliamo ricostruire l’Italia, non dobbiamo aumentare il debito con l’improvvisa diminuzione delle tasse, la flat tax e le autonomie differenziate, come vorrebbe Salvini, ma dobbiamo essere concreti e rafforzare la nostra economia reale in modo da poterci opporre con forza effettiva contro gli assalti che subiamo da parte di altri paesi nel quadro del mercato unico globale.

È ora che i partiti non perdano ulteriore tempo a raccattare voti, ma pensino concretamente al bene della nostra patria.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

 

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