Preoccupa il  fatto che sia i politici, sia tutti i cittadini italiani, non si siano resi conto che causa prima del decadimento economico mondiale, europeo e soprattutto italiano è dovuto alle idee neoliberiste, in virtù delle quali la ricchezza si è accentrata nelle multinazionali, le aziende familiari sono state travolte e le piccole e medie imprese non riescono a sopravvivere.

La regione Lazio governata dal PD continua a svendere i beni del popolo procurando miseria. Il ministro Tria è a favore della TAV favorendo i costruttori anche stranieri ed è contrario alla nazionalizzazione di Alitalia.

Insomma andiamo in rovina perché nessuno vuol capire che la nostra salvezza consiste nella ricostruzione del patrimonio nazionale che il mal governo degli ultimi 40 anni ha dissipato cedendo i beni del popolo a singoli soggetti.

Persino i lingotti della Banca d’Italia non appartengono più agli italiani, ma ai soci della S.p.A. pubblica Banca d’Italia tra i quali ci sono numerosi fondi internazionali e numerosi stranieri.

In Italia non si investe perché l’Euro italiano è una Lira sopravvalutata mentre l’Euro tedesco è un Marco svalutato che favorisce le esportazioni.

Con l’entrata in vigore della moneta unica i tedeschi si sono arricchiti di oltre 50 mila euro all’anno pro capite, mentre gli italiani si sono fortemente impoveriti.

Vogliamo andare avanti con questa politica, come emerge dalle elezioni sarde, oppure vogliamo un reale cambiamento sul piano dell’economia come da tempo ha fatto l’Islanda?

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

3 commenti su “Andiamo in rovina perché si continua a credere al neoliberismo”

  • Egr. prof.
    Sia nell’intervista a bioblu, sia nell’assemblea u.s. ha riferito di un suo colloquio con Rodotà e che lo stesso non condivide i risultati della commissione che porta il suo nome.
    In realtà, allora, tale commissione dovrebbe chiamarsi Mattei in quanto è lui che ne è il maggior propagandista.
    Non si dovrebbe informare allora Rodotà di ciò? E, se passerà quella riforma e il ritorno allo statuto Albertino, quando gli effetti saranno visibili chi sarà additato responsabile Mattei o Rodotà? Sicuramente Rodotà perché è suo il nome.
    Allora, e ci vuole molta diplomazia, se Rodotà non condivide lo si potrebbe portare sulle posizioni “Beni Comuni/Proprietà Pubblica (nel senso di opposto a che il Bene comune diventi proprietà Privata)?
    Bisogna almeno tentarci, e se la cosa si realizzasse sarebbe un bel ossimoro: “La Commissione Rodotà disconosciuta da Rodotà” e una importante e semplice arma di propaganda.

  • chiedo venia, non sapevo che il prof. Rodotà fosse deceduto.
    Lo ricordo come Garante a cui non fecero ricevere….(è un’altra storia).
    Quando è deceduto, controllando le date, ero tutto concentrato a denunciare le “Bande di Potere” che ci comandano, e la notizia mi è, evidentemente, sfuggita.
    Tuttavia.
    Nel caso che si creasse anche un pur minimo dibattito sarà certo che diranno che “lo ha voluto il prof. Rodotà” e chi lo dirà sono gli stessi che dicono “lo vogliono i mercati” e, per rimanere a quelli di sopra, “ciò che vogliono i mercati lo vuole pure la Costituzione”.
    Amen.

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