Il problema climatico è la distruzione del pianeta

Nei giornali di oggi dominano i gravi problemi dell’innalzamento della temperatura terrestre, della distruzione dell’Amazzonia e delle privatizzazioni e svendite di beni in proprietà collettiva demaniale.

Sul monte Bianco si sta staccando una parte di ghiacciaio di 250 mila metri cubi di ghiaccio e su un monte vicino  è sotto osservazione l ghiacciaio Whymper perché ci si attende un imminente cedimento della sua punta terminale.

Occorre intervenire immediatamente, ma il problema, come è noto, ha un carattere globale e sorprende che i politici di tutto il mondo impieghino la loro attenzione su mille problematiche di rilevanza secondaria e non si concentrino per trovare una soluzione valida e immediata per quello che è da considerare il problema numero uno dell’umanità.

Contribuisce al disastro ambientale l’incendio di quasi tutta la foresta Amazzonica, la quale, producendo il venti per cento dell’ossigeno dell’atmosfera, è un bene che appartiene all’intera umanità e supera i limiti della sovranità nazionale menzognieramente richiamati dal presidente Bolsonaro, il quale sta dando prova di essere inadatto a esercitare le funzioni di governo per le quali è stato chiamato.

Sarebbe indispensabile che esso sia richiamato all’ordine mediante un’azione promossa da enti sovranazionali.

D’altro canto si deve purtroppo rilevare che anche il piano ONU è estremamente debole per quanto riguarda il problema del clima: tale piano sarebbe realizzato nel 2050. Ma c’è da chiedersi se a quella data esisteranno ancora i ghiacci della calotta polare, della Groenlandia, delle nostre Alpi e di tante altre montagne del mondo.

Sul versante economico continuano le svendite di beni appartenenti al popolo a titolo di sovranità. In Sicilia sono in vendita 22.000 metri quadri di terreni e parecchi immobili demaniali, mentre soltanto ieri è stata praticamente svenduta la seconda salina più grande del Mondo a Margherita di Savoia in favore di una multinazionale francese e infinite altre svendite continuano a ritmo serrato.

Il Comitato Rodotà si ostina a eliminare il demanio ed affidare la tutela dei beni comuni (cioè demaniali) a pubbliche amministrazioni e a privati, non si Sto arrivando! bene come e a quale titolo.

Ci sembra che si tratti di un’idea priva di fondamento e non valida per risolvere il problema.

La soluzione del problema va invece ricercata nell’affermare, come vuole l’articolo 42 della Costituzione, “la proprietà pubblica del territorio e delle fonti di produzione che il territorio contiene”, cioè, per così dire, in un allargamento, e non nella soppressione, del demanio statale, i cui beni costituiscono un “patrimonio pubblico”, che è da considerare inalienabile, inusucapibile e inespropriabile.

Sconvolgere questo sistema previsto in Costituzione vuol dire distruggere le norme che tutelano il territorio e la ricchezza del popolo, affidando tutto a pubbliche amministrazioni e a soggetti privati non meglio definiti, che non danno nessuna fiducia sull’esito positivo della loro azione.

Quello che bisogna fare è porre delle regole ferree nei confronti dei funzionari e amministratori pubblici, che, anziché tutelare i beni demaniali appartenenti al popolo, si impegnano per la loro privatizzazione, concessione a faccendieri privati e a  multinazionali straniere, svendite e così via dicendo.

È inoltre indispensabile che i comitati e le associazioni di cittadini volenterosi, contrariamente a quanto prevede la commissione Rodotà, partecipino attivamente all’azione dei pubblici poteri ai sensi degli articoli 3 e 118 della vigente Costituzione repubblicana, evitando di considerare utili ulteriori e disastrose privatizzazioni.

In questo caso non basta denunciare i fatti e richiamare una vecchia delibera denominata “della commissione Rodotà”, la quale modifica in senso deteriore il regime privatistico di diritto privato e cancella i capisaldi della Costituzione posti a tutela della inalienabile proprietà pubblica e dell’uso di essa nell’interesse di tutti i cittadini.

Il problema è grave e il 28 e 29 settembre si riunirà a Venezia un apposito comitato che porrà in luce l’importanza delle norme Costituzionali e la inadeguatezza della proposta della più volte citata commissione Rodotà. Comunque il confronto è sempre aperto e ci si aspetta il meglio da qualunque parte provenga.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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