Paolo Maddelna

Sembrerebbe che la crisi di governo si avvia a soluzione, ma restano in piedi ancora molti dubbi, innanzitutto sorprende che sia Zingaretti e sia Di Maio evitino di chiamarsi pubblicamente per nome.

Inoltre, non sappiamo se sarà stilato un programma di governo in modo netto e chiaro, come giustamente pretende il Presidente della Repubblica.

Inoltre il Movimento 5 Stelle ha fatto sapere che il programma in questione sarà sottoposto all’approvazione della piattaforma Rousseau.

Intanto, soprattutto per i comportamenti tenuti da Salvini, restano sul campo insoluti tre problemi fondamentali: quello di Autostrade, per il quale c’è stato un dissidio tra Di Maio e Toninelli da un lato, che sono propensi per il non rinnovo della concessione ai Benetton, e dall’altro Salvini che vuole confermare questa concessione.

C’è poi il grande problema dell’Ilva, per il quale Salvini ha portato avanti gli interessi della società franco indiana Arcelor Mittal (il cui appoggio sarebbe stata esiziale per l’Italia), mentre Di Maio era più preoccupato per la salute dei cittadini di Taranto.

La terza grande questione rimasta in sospeso è quella di Alitalia, la quale, come osserva il sindaco di Fiumicino Montino, ha sottoscritto nel passato contratti di fornitura dannosissimi per l’azienda perché hanno un costo di gran lunga superiore ai valori di mercato, d’altra parte il termine per la costituzione dei gestori della compagnia aerea scade il 15 settembre e non c’è più tempo da perdere.

Si tratta di problemi che dovrebbero, dal punto di vista giuridico, essere risolti anche da un governo di ordinaria amministrazione, considerata la loro eccezionalità.

Per quanto riguarda la costituzione del nuovo governo, noi siamo ben convinti che la politica finora portata avanti da Salvini e da Di Maio non ha centrato il fulcro del problema, che è un problema economico.

Il nuovo governo, anziché aumentare il deficit con provvedimenti tipo quota 100 o reddito di cittadinanza, dovrebbe investire tutte le nostre risorse economiche per fare in modo che le fonti di produzione di ricchezza nazionale non vengano cedute a faccendieri privati o a multinazionali straniere, ma restino in Italia, assicurando l’incremento dei posti di lavoro.

Infatti, soltanto l’Ente Pubblico economico, e non la S.p.A. è in grado di imporsi alle fagocitazioni del mercato generale e delle multinazionali straniere.

Si tratta, come abbiamo più volte detto, di agire nell’interesse del popolo sovrano come prevede l’articolo 43 della Costituzione, secondo il quale: i servizi pubblici essenziali e le fonti di energia devono essere in mano pubblica o di comunità di lavoratori o utenti.

Alcuni illuminati rappresentanti parlamentari hanno già presentato in Parlamento delle proposte di legge che vanno nella descritta direzione e sulle quali dovrebbe centrarsi l’azione del prossimo governo.

Si tratta della proposta di legge dell’Onorevole Stefano Fassina presentata alla Camera e del disegno di legge della senatrice Paola Nugnes ed altri presentato al Senato, i quali danno una definizione ermeneutica dei beni comuni e modificano secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata l’attuale regime proprietario.

La loro approvazione da parte del Parlamento darebbe grandi poteri al governo per potersi opporre alle richieste inaccettabili della finanza e cominciare così a risolvere i nostri gravi problemi economici, nonché il gravissimo problema dell’aumento della disoccupazione.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

 

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