Inutile dissertare, a seguito delle decisioni di Bruxelles, su chi ha vinto e chi ha perso in tema della così detta manovra economica.

La verità è che il governo si è trovato nella necessità di superare una sorta di esame da parte dell’Unione Europea, proprio come un bambino che deve superare gli esami per essere ammesso alle scuole superiori.

E’ una situazione di subordinazione nella quale l’Italia non doveva entrare. Le cause di questa situazione, come più volte abbiamo ripetuto, sono da ricercare nel fatto che, dal 1981 in poi, prima con la detestabile lettera di Andreatta a Ciampi che ci ha impedito nella sostanza di esercitare la sovranità monetaria.

Poi con un regolamento europeo illegittimo, poi con il discutibile patto di stabilità, fino ad arrivare  all’ingresso nella moneta unica, l’Italia è stata costretta illegittimamente al pareggio di bilancio essendo così posta nella impossibilità di realizzare una vera e propria politica di sviluppo economico.

Inoltre la finanza, proprio utilizzando la nostra sciagurata e imprevidente rinuncia alla sovranità monetaria, ha potuto agevolmente innalzare i nostri tassi di interesse sul debito, che è arrivato fin oltre il 25%.

Insomma il debito non lo abbiamo creato noi e ce lo ha posto sulle spalle la speculazione finanziaria.

In questa situazione i governi italiani, venendo meno alle loro funzioni, hanno proceduto a privatizzazioni, delocalizzazioni e svendita del patrimonio pubblico, sicché il popolo italiano si è spogliato volontariamente dei suoi mezzi di sussistenza e delle sue fonti di produzione di ricchezza (vedi privatizzazioni di tutte le  banche pubbliche, delle rotte aeree, delle linee ferroviarie, delle autostrade, delle frequenze televisive ecc.).

Nella sostanza il patrimonio di tutti è stato illegittimamente sottratto ai cittadini e donato a singoli soggetti o società altamente incapaci di svolgere servizi pubblici essenziali, gestione delle fonti di energia e situazione di monopolio (articolo 43 Cost.).

In questo quadro per la speculazione straniera è stato molto facile acquistare a prezzi stracciati i nostri alberghi, le nostre industrie, i nostri centri di distribuzione alimentare e così via dicendo.

Ora siamo con l’acqua alla gola e perseguiamo finalità incapaci di cambiare la situazione economica italiana. Questo Governo non ha capito che per risollevarci occorre nazionalizzare i servizi pubblici essenziali e le fonti di energia, occorre ristabilire l’equilibrio idrogeologico d’Italia e, con urgenza, a attuare la bonifica dei siti inquinati (ai quali fini la manovra destina lo 0,2% del PIL).

La ragione ultima di tutto sta nella diffusione acritica del pensiero neoliberista che ha trasformato il sistema economico da produttivo (come affermava Keynes) in predatorio come ha affermato Milton Friedman.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

2 commenti su “Inutile dissertare su chi ha vinto e chi ha perso fra il governo e Bruxelles”

  • dice Confucio “quando le parole perdono il loro significato le persone perdono la propria libertà”.
    Si potrebbe aggiornare: quando a far perdere significato alle parole sono i governanti i popoli perdono la loro libertà.
    Ancora Confucio “Un giorno un discepolo chiese a Confucio: “Se un re vi affidasse un territorio da governare, secondo le vostre idee, che fareste per prima cosa?
    Confucio rispose: Il mio primo dovere sarebbe, certamente, quello di rettificare i nomi. Udendo questo il discepolo rimase perplesso: “Rettificare i nomi? E sarebbe questa la vostra priorità? E uno scherzo?
    Confucio dovette spiegare: “Se i nomi non sono corretti, se non corrispondono alla realtà, il linguaggio è privo di oggetto. Se il linguaggio è privo di oggetto agire diventa impossibile e quindi tutte le faccende umane vanno a rotoli e gestirle diventa impossibile e senza senso. Per questo il primo compito di un vero uomo di stato diventa rettificare i nomi.
    Chi non capisce queste cose sono sempre e solo i “traditori della Patria” quelli che hanno “perso/vinto”, ma accettando di giocare un gioco truccato.
    Lo Stato-Comunità probabilmente neanche le sa e, se non ci terminano prima, bisogna insistere affinché se ne cominci a sapere.
    PS: ho inviato del materiale sui “nemici” della Costituzione che non so se è giunto, considerato il controllo delle mie comunicazioni. Poi vorrei sapere se la Sede è aperta con orari.
    Cordiali Saluti.

  • Riparto da “Lo Stato-comunità probabilmente neanche le sa…”
    1
    Se l’alibi italiano è “tanto fanno tutti così” chi fa il proprio dovere potrà dire che “io non faccio
    come fanno tutti”. Se tutti facessero il proprio dovere chi non lo fa non potrebbe più dire che
    “tanto fanno tutti così” e prosciugatogli il mare finirebbe presto nelle reti.
    Piccolo o grande che sia fare il proprio dovere contribuisce a isolare chi invece non lo fa.
    Questo è prima di ogni cosa ed è vecchio di tremila anni «hai ottenuto Sparta adornala» di cui Erasmo da Rotterdam fa al n.1401 una paremia lunga che più o meno suona così: sei magistrato comportati né da amico né da nemico, sei governante comportati non da traditore dello Stato comunità, migliora e non peggiorare le cose… etc., etc.
    Quante cose non verrebbero scritte se ognuno facesse il suo proprio dovere.
    2
    Lo dico e lo ritengo molto importante per cambiare paradigma culturale di “tutti fanno cosi” e del dovere di fare il proprio dovere. Perché è oggettivo che il dovere di un umile è diverso da quello di un Pubblico Potere (includendo anche il Quarto Potere). Perché il Pubblico Potere se Deviato è di fatto “Lei non sa chi sono io”, un Onnipotente Socialmente Pericoloso dannoso al singolo e allo Stato-Comunità ed è “Legge” o “giurisprudenza”.
    E costoro sono fermamente convinti di essere il sale della terra.
    Il delirio di Onnipotenza di un umile diventa al massimo un dispetto a un suo pari non allo Stato-Comunità.
    Noi tenendo saldo ciò che va dicendo il prof. Maddalena potremmo assurgere a paradigma di giudizio questo: “Se fossi al loro posto potrei o avrei potuto o posso fare meglio?”
    Solo questo “se fossi al suo posto potrei fare meglio?”. Il diritto di ribellione, anche ai fatti compiuti affinché non si ripetano o, se possibile, per migliorarli.
    Chi controlla le comunicazioni ha consentito la pubblicazione della prima parte e reso SPAM questa seconda parte scritta su un blog che ha a centro della discussione la corruzione etc.
    Se Ella fosse stato al posto della Commissione Rodotà avrebbe fatto meglio? Etc.
    Potrebbe allora ragionare in astratto su tutti i temi (vendita del patrimonio pubblico, cessione di sovranità economica e non solo …) trattati dai governi “traditori della patria” con l’ottica di essere stato Ella il legislatore (una sorta di “governo ombra”) che avrebbe fatto molto meglio? Sono sicuro che ognuno debba essere portato a cominciare a pensare da protagonista … e il suo potrebbe essere un buon esempio che potrà essere stimolo a molti.

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