Ormai anche solo la parola neoliberismo è un tabù

Ormai anche solo la parola neoliberismo è un tabù

La diatriba internazionale sullo stallo dell’economia italiana, europea e mondiale, non tiene conto della causa principale della situazione economica.

Il punto saliente sta nel fatto che poco a poco, a partire da Pinochet e poi dalla Thatcher e infine da Regan e Clinton, seguiti passivamente dagli europei, si è sostituito con leggi assolutamente incostituzionali l’antico sistema economico produttivo di stampo keynesiano con l’attuale sistema economico predatorio ideato dal neoliberismo, che è divenuto il pensiero unico dominante.

Siamo arrivati al punto che la parola neoliberismo è un tabù. Se qualcuno ne parla in televisione, il conduttore della trasmissione immediatamente lo zittisce. Il guaio è che questa idea è entrata nell’immaginario collettivo e che nessuno si rende conto che i tassi di interesse e quindi la situazione economica di un paese sono arbitrariamente determinati dagli operatori finanziari del mercato globale, i quali, in virtù di leggi incostituzionali, hanno una ricchezza fittizia (derivati, cartolarizzazioni, ecc.) che vale come denaro contante, per cui hanno il potere (che dovrebbe essere disconosciuto) di determinare la vita di tutti i popoli del mondo.

L’esempio dello spread che è aumentato addirittura nel confronto tra due paesi dell’Unione Europea, mettendo in ginocchio l’Italia, ne è la prova più evidente. La conclusione è che si deve affrontare il problema alla fonte e finché non si farà questo le parole che circolano in campo finanziario sono soltanto parole ingannevoli e menzognere.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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