Quello che deve intendersi per discontinuità nell'attuale crisi di governo

Sembra che la soluzione della crisi di governo si sia incamminata nel senso di un accorda tra M5s e Pd, anche se Salvini insiste ancora nel proporre la continuazione del governo dimissionario per l’attuazione della legge della diminuzione dei parlamentari e per l’approvazione del bilancio. Dopo di ché si andrebbe subito a votare.

Questo significa che Salvini, nonostante la levata di scudi contro di lui e contro il suo operato da parte della maggioranza dei parlamentari, continua imperterrito nella sua idea di capitalizzare il consenso finora raggiunto con la sua menzognera propaganda contro i migranti, contro i poveri e a favore della flat tax ,nonché contro l’unità d’italia e a favore delle autonomie differenziate. Una propaganda che fa leva sui più bassi istinti ferini che abitano l’animo umano.

Zingaretti, dal canto suo, chiede discontinuità con il precedente governo, ma espone 5 punti sui quali si fonderebbe la posizione del PD, che appaiono molto vaghi, generalmente accettabili dai ben pensanti, ma privi di concretezza politica.

Se si tiene presente che governo giallo-verde ha fallito soprattuto sui temi economici, sviando l’opinione pubblica su temi di importanza secondaria e comunque, come nel caso dei migranti, assolutamente irrisolvibili con la semplice chiusura dei porti, la discontinuità di cui parla Zingaretti dovrebbe essere precisamente indirizzata a risolvere i problemi e a tagliare qualsiasi dipendenza del governo italiano dai potentati finanziari. Dipendenza che Salvini si è ben guardato dall’evitare, favorendo, con la sua politica contraria alla tutela ambientale e agli interessi generali del popolo italiano, l’attuazione della Tav, dell’Ilva, della Tap, nonché dimostrando un atteggiamento favorevole alle privatizzazioni nel caso di Autostrade, di Alitalia, ecc.

Dunque una vera discontinuità si dovrebbe avere nei confronti di questa insensata politica economica, il cui fine nascosto, ma evidente agli occhi di indaga in modo profondo, è di indebolire lo Stato italiano, favorire le divisioni interne, far crescere l’odio fra gli individui, raggiungendo così l’obiettivo di distruggere la Comunità politica, facendo in modo che i singoli cittadini italiani siano facile preda  della propaganda menzognera delle multinazionali e della finanza in genere.

Quello che spaventa è soprattutto l’assoluta mancanza nelle menti dei parlamentari che stanno gestendo questa crisi del convincimento essenziale di difendere l’economia italiana dall’assalto della speculazione dei mercati, senza occuparsi delle cause relative alla imminente recessione e all’avanzare continuo della disoccupazione.

Basti pensare che il governo giallo-verde non è stato capace di fermare i continui licenziamenti di operai da parte delle industrie straniere, ne di impedire le delocalizzazioni e i fallimenti che si susseguono a ritmo serrato.

Combattere le privatizzazioni, le svendite, le delocalizzazioni, le concessioni di favore (come quelle date alla famiglia Benetton i cui risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti), risolvere la questione dell’Alitalia, fermare la distruzione degli ulivi del Salento, rivedere l’insopportabile soluzione data alla questione dell’Ilva (per la quale i franco-indiani prendono il profitto e i tarantini le malattie), bloccare l’attuazione del progetto Tap, che ha sconvolto i luoghi più belli delle Puglie e prosegue verso il Nord per portare il gas dell’Azzerbaijan in Austria, in una parola, evitare lo smembramento del patrimonio pubblico italiano per farne dono, mediante le privatizzazioni e le concessioni, a singoli privati, costituiscono, a nostro avviso, gli obiettivi concreti che il nuovo governo dovrebbe proporsi.

Per noi discontinuità di governo significa agire incisivamente sul piano economico, facendo in modo che eventuali superamenti dei limiti di Maastricht servano, non per anticipare i tempi delle pensioni (quota 100), ne per distribuire il cosiddetto reddito di cittadinanza, ma per far in modo che lo Stato intervenga nell’economia attraverso la creazione di enti pubblici economici (fatto non vietato dai Trattati europei), nazionalizzando i servi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le industri strategiche (art. 43 della Costituzione), in modo da ricostituire il patrimonio pubblico italiano che consentirebbe al nostro Stato di sedere in condizioni di parità nelle convenzioni europee ed internazionali (art. 11 Cost.).

D’altro canto le stesse multinazionali cominciano a capire (rapporto della business roundtable) che il capitalismo sta finendo per mangiare se stesso, come dimostra tra l’altro il fatto che la stessa Germania è in recessione e, pur di continuare a esercitare il loro predominio, vogliano assegnare a se stessi compiti filantropici, che pongono al centro dell’attività economica, accanto al perseguimento del profitto, il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. Si tratta evidentemente di un disegno che vuol sostituire alla Comunità politica l’impresa economica riservando a questa funzioni proprie dello Stato.

Senonché, come è ovvio, è la Comunità politica politica che precede l’impresa e non viceversa. Vogliamo dire che il punto di partenza deve essere lo sviluppo della persona umana (considerata come fine e non come mezzo) e il progresso materiale e spirituale della società (articoli 3 e 4 della Costituzione).

Anche di questo dovrebbero tener conto i nostri parlamentari, che purtroppo sembrano in altre faccende affaccendati.

Professor Paolo Maddalena.

Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

 

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