È indispensabile il ritorno dello Stato come "imprenditore" nell'economia

È indispensabile il ritorno dello Stato come "imprenditore" nell'economia

Si è avuta notizia che negli Stati Uniti, la cui economia è totalmente inspirata al neoliberismo, ha perso, a causa del corona virus, 38 milioni di posti di lavoro.

Ciò dimostra che l’attuale sistema economico predatorio neoliberista è inidoneo ad assicurare una vita libera e dignitosa a tutto il Popolo che fa parte di uno Stato. Lo dimostrano inequivocabilmente anche le crisi lavorative, verificatesi in Europa e, in particolare, in Italia.

Nel nostro Paese è emersa in tutta la sua violenza la crisi siderurgica, l’Ilva, Piombino e Terni stanno per essere abbandonate dai loro proprietari o affittuari stranieri, mentre i giornalisti pongono come alternativa, o gli aiuti di Stato o un “anacronistico” ritorno all’acciaio di Stato.

Quest’ultima affermazione proveniente da un giornale passato nelle mani della Fca (ex Fiat), è assolutamente fuori posto, perché il ritorno all’acciaio di Stato non sarebbe assolutamente anacronistico, in quanto imposto dai danni enormi provocati in ogni campo dal sistema economico neoliberista che ancora persiste nei convincimenti delle imprese.

Viceversa, il ritorno dello Stato come “imprenditore” nell’economia, come ripetuto da moltissimi economisti italiani e stranieri, è un fatto di avanguardia e deve essere attuato con tempestività per la disastrosa situazione economica nella quale ci troviamo.

Nella profluvie di soccorsi finanziari stanziati dal governo per la ripresa dell’economia riteniamo doveroso puntualizzare tre punti:

  1. non dobbiamo fare ricorso al Mes o a altri strumenti europei che ci legano ai voleri dei Paesi del Nord Europa (specialmente quelli che adottano paradisi fiscali e damping economici);
  2. non concedere alcuno aiuto di Stato alle imprese che non hanno sede legale e fiscale in Italia (il che è sicuramente in contrasto, come spiegato nel post di ieri, con gli articoli 41, 42 e 43 della Costituzione e non assicurerebbe affatto la continuità del lavoro in Italia);
  3. nazionalizzare tutte le imprese strategiche, nonché quelle che riguardano i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia e le situazioni di monopolio, come prevede l’articolo 43 della Costituzione.

Evitiamo che gli enormi sacrifici che si sta accollando l’Italia, anche a carico delle generazioni future, diano i loro frutti a faccendieri privati inesperti o a ciniche multinazionali.

Nell’Unione europea i Paesi del nord Europa sono oggi più forti perché hanno difeso soprattutto i loro interessi nazionali, anche con azioni spesso illegittime.

L’Italia invece, per ignoranza o inettitudine dei propri governanti, è diventato il Paese dello shopping degli altri Stati membri e ha dissipato quasi interamente il proprio patrimonio pubblico.

Aver deciso di indebitarsi oggi fino al collo per la ripresa post corona virus impone al governo e al parlamento di utilizzare questi sforzi nell’interesse degli italiani di oggi e delle future generazioni.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

FAI UNA DONAZIONE AD ATTUARE LA COSTITUZIONE
ISCRIVITI ALL’ASSOCIAZIONE ATTUARE LA COSTITUZIONE

La rivoluzione costituzionale dimenticata. La prevalenza della proprietà pubblica del Popolo di Paolo Maddalena

ACQUISTA IL LIBRO

One Response

  1. Si Professore,
    Sintetico e puntuale come sempre.
    Cosa ne pensa di invitare il professor Galloni a parlare di Keynes e dello “Stato sociale moderno”.
    Il mio professore di Economia, Giovanni De maria, che forse lei ha conosciuto, ha partecipato alla costituente e ha scritto un libro col succitato titolo, che doveva essere studiato per superare Economia 1.
    Mi piace ricordarlo

    Colleghi concittadini mostratevi!
    Contiamoci senno sembra che siamo in pochi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.