La tragedia ambientale si somma a quella economica. Il tutto nell'incapacità dei nostri governi

La tragedia ambientale si somma a quella economica. Il tutto nell'incapacità dei nostri governi

Un articolo apparso su il Fatto Quotidiano di oggi, a firma di Luisiana Gaita, pone in evidenza che l’Ipcc, il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, prevede come imminenti eventi catastrofici a causa dell’innalzamento della temperatura del clima.

Gli effetti sono terrificanti e, se non si interviene immediatamente, non più reversibili, se non a distanza di millenni. In primo piano viene messo in risalto lo scioglimento totale del Polo Artico e del Polo Antartico, con il massacro totale, già in corso da anni, degli animali che vivono in quei luoghi, orsi, foche, pinguini ecc. (scene strazianti che si vedono in vari documentari).

Ne è da meno lo scioglimento dei ghiacciai di montagna in tutte le parti del mondo e il conseguente aumento del livello del mare, che si è innalzato, nell’ultimo secolo di ben 20 centimetri, mentre il ritmo di innalzamento si è triplicato negli ultimi anni e tende ad aumentare molto più rapidamente.

Altro effetto è quello delle piogge, che scatenano bombe d’acqua provocando alluvioni e disastri di ogni genere, addensandosi al nord e provocando desertificazioni al sud. Causa di tutto questo è l’immissione sempre maggiore di CO2, metano e protossido di azoto, che producono il cosiddetto effetto serra, per cui la terra trattiene il calore del sole e impedisce che esso si disperda nello spazio.

Una situazione che richiede l’immediata cessazione di dette emissioni, le quali hanno già in parte prodotto effetti irreversibili.

Aggiungo che tra le cause di produzione di CO2, ci sono gli incendi che oramai fanno bruciare i boschi e le foreste dell’intero pianeta, e, per quanto riguarda l’Italia, sappiamo che si sono intensificati in modo impressionante, a causa delle disfunzioni della nostra pubblica amministrazione e di talune leggi assolutamente incostituzionali, che hanno eliminato l’apporto decisivo contro gli incendi da parte dell’abolito Corpo Forestale dello Stato.

Collegata alla crisi climatica è, ovviamente, la crisi economica, che produce disoccupazione e miseria. È per questo che a mio avviso, oltre a intervenire immediatamente con provvedimenti eccezionali per combattere le emissioni dei gas serra, occorre agire senza ulteriori ritardi per cambiare il sistema economico predatorio neoliberista, secondo il quale hanno diritto di prevalere, in virtù del principio della concorrenza, gli interessi sfrenati di pochi che sottopongono i lavoratori alla loro avida sete di denaro.

La distruzione di aree verdi, provocate da questo sistema, è un altro elemento che si aggiunge al quadro generale del disastro ambientale.

Per quanto riguarda l’occupazione, molto grave è il problema delle delocalizzazioni, contro le quali appare priva di senso la reazione governativa, la quale, senza neppure pensare al golden power, uniformandosi ai criteri neoliberisti, si affida alle imprese affinché non delocalizzino, prevedendo multe per i contravventori, fino alla misura del 2% del fatturato.

Sfugge al governo che un’impostazione di questo genere è assolutamente inefficace, mentre soltanto lo Stato, intervenendo nell’economia e sottraendo i beni del Popolo sovrano, e cioè il territorio, alle speculazioni dei privati, potrebbe bloccare le delocalizzazioni.

Si tratta insomma di trasformare l’attuale sistema economico predatorio neoliberista in un sistema di stampo keynesiano, che preveda la distribuzione della ricchezza alla base della piramide sociale e l’intervento del Popolo nell’economia.

Vediamo con chiarezza che gli Stati, checché ne dicano i cosiddetti maestri di diritto, non sono affatto spariti dalle organizzazioni politiche affermatesi negli ultimi anni, anzi assistiamo al rafforzamento di taluni Stati , come la Cina, gli Stati Uniti, il Giappone, i quali hanno intrapreso la strada dell’autarchia, evitando di esporre i propri beni all’acquisto a buon prezzo da parte degli altri Stati o di avide multinazionali.

Se avessimo un governo degno di questo nome dovremmo procedere su questa strada e ricostituire l’Italia come era prima delle micidiali privatizzazioni, facendo in modo che lo Stato-Comunità, di cui parla la Costituzione, e cioè il Popolo, gestisca direttamente i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le industrie strategiche (art. 43 Cost.), sottraendoli al mercato generale, cui sono soggette le S.p.A.

Così salveremmo la nostra ricchezza (ormai quasi totalmente svanita), facendo valere attraverso aziende ed enti pubblici, la proprietà collettiva e comune e quindi inalienabile, inusucapibile e inespropriabile del patrimonio appartenente al Popolo sovrano (art. 41 Cost.).

Come al solito invito il governo a dare attuazione agli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42 e 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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