Paolo Maddelna

L’infezione da corona virus continua la sua salita provocando, solo in Italia, 845 nuovi contagi in una sola giornata, mentre per il resto del mondo la situazione peggiora di minuto in minuto.

Le conseguenze pratiche che scaturiscono dall’aumento dell’infezione nel nostro Paese, riguardano soprattutto l’inizio dell’attività scolastica e le prossime elezioni.

Per quanto riguarda la scuola, la Ministra Azzolina, assicura che le lezioni cominceranno il 14 settembre, ma da più parti si fa notare che per quella data sarà impossibile trovare locali che assicurino la distanza e i banchi monoposto necessari a questo fine.

In proposito si ripropone con forza la necessità di nuove misure prescrittive, come quella di imporre le mascherine agli alunni di età superiore ai 6 anni. Ma al riguardo hanno assunto posizione contraria i governatori del Veneto e del Trentino Alto Adige. In un momento in cui sarebbe indispensabile una coesione di tutte le autorità interessate, si assiste invece, come conseguenza della politica separatista da tempo adottata proprio nel Veneto e nel Trentino, a una frantumazione della direzione unitaria del nostro Paese.

Sul piano economico si assiste a uno scadimento nella gestione del patrimonio pubblico italiano. I giornali odierni danno molta rilevanza al fatto che Tim, una società per azioni nella quale la Cassa Depositi e Prestiti detiene solo il 10%, mentre tutto il resto è in mano straniera, vorrebbe avere l’esclusiva della costruzione della rete nazionale per la fibra ottica e della collegata rete 5g, in tal modo un servizio pubblico essenziale, come quello di cui si parla, passerebbe interamente in mano privata.

Questa posizione ha giustamente trovato l’opposizione del Ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture Stefano Patuanelli, il quale invero ha in mano poche carte da giocare.

Infatti, in questo settore, è stato di molto diminuita la presenza del patrimonio pubblico del Popolo causata dalle micidiali privatizzazioni.

Si deve ricordare che nel 1962, con un’ottima scelta del governo Fanfani, lo Stato italiano nazionalizzò il servizio acquistando le infrastrutture di tutte le società che operavano nel settore, concedendo la gestione di detto servizio nel 1964 alla Sip, una società pubblica appartenente all’Iri e quindi completamente italiana

Purtroppo nel 1994, durante il primo governo Berlusconi, cominciò il processo di privatizzazione della Sip, che si concluse nel 1997 (governo Prodi), con la fusione tra Sip con Iritel, Telespazio, Italcable e Sirm (Stet), creandosi così una società privata le cui azioni furono messe sul mercato generale.

In tal modo la partecipazione dello Stato italiano in questa nuova società, come si è accennato, si è ridotta appena al 10% dell’attuale capitale sociale.

Ci permettiamo di ricordare al Ministro Patuanelli che, ai sensi dell’articolo 43 della Costituzione, il servizio delle telecomunicazioni (che ha importanti risvolti anche in termini di sicurezza nazionale) deve tornare nella mano pubblica, costi quel che costi.

Come al solito anche in questo caso la via da seguire è tracciata dalla nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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Un commento su “Gli stranieri vorrebbero impossessarsi della rete delle telecomunicazioni, ma la Costituzione impone che questa sia in mano allo Stato, cioè al Popolo italiano”

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