Il Covid-19 orienta i politici, non a cambiare il sistema predatorio neoliberista, ma a rafforzarlo a favore dei potentati economici

Il Covid-19 orienta i politici, non a cambiare il sistema predatorio neoliberista, ma a rafforzarlo a favore dei potentati economici

L’attenzione dei giornali odierni è tutta concentrata sullo spaventoso aumento dei contagi da corona virus, cui si collega il problema della riapertura delle scuole.

Regioni come la Sardegna, che solo pochi giorni fa erano a contagio zero, sono diventate importanti focolai di infezione e il ritorno in Italia dei villeggianti da Paesi esteri sta riportando tra noi un aumento del Covid-19, che ieri ha segnato 642 nuovi contagi.

Fuori controllo è la situazione di quasi tutti i Paesi del mondo e drammatica è diventata anche la situazione europea, con l’aumento in Germania, dove in una sola giornata sono stati conteggiati più di 1500 nuovi casi. Preoccupano inoltre anche Francia e Spagna dove la curva del contagio ha ripreso a salire con i ritmi dell’aprile scorso.

In questo contesto diventa drammatica anche la riapertura delle scuole, considerato altresì che i bambini sono portatori asintomatici di infezione.

La scuola peraltro investe un’enorme filiera di persone che vanno dagli insegnanti e gli altri addetti ai servizi scolastici, fino a tutte le famiglie degli alunni.

Una loro chiusura, inoltre, porrebbe il grave problema dell’intrattenimento dei bambini per consentire il lavoro ai loro genitori.

Fatto questo per il quale è estremamente difficile trovare soluzioni alternative.

Sotto il profilo economico, il corona virus ha favorito la globalizzazione delle industrie telematiche nelle mani di pochi potentati economici.

Basti pensare che la Apple ha un valore di capitalizzazione in Borsa di Duemila miliardi di dollari, che equivale, più o meno, alla ricchezza prodotta in un anno in Italia. Ed ha raddoppiato il suo valore in soli due anni.

Viene in evidenza a questo punto il nodo più cruciale della globalizzazione: l’aver trasferito la potenza economica dagli Stati al mercato generale, fatto da speculatori, che, indipendentemente da elementi reali, fanno salire o diminuire il prezzo di taluni prodotti di certe industrie provocando un irreale aumento del loro valore commerciale.

Lo affermava Roosvelt quando diceva che una democrazia non è salda se consente a uno dei suoi componenti di avere una ricchezza maggiore dello stesso Stato democratico.

Oggi, anche a causa della menzognera creazione del denaro fittizio, il quale, mediante leggi incostituzionali, è stato equiparato alla moneta reale, la ricchezza dei privati supera di 40 volte il Pil di tutti gli Stati del mondo, che sono diventati incapaci di opporsi alla volontà e alle prescrizioni dei cosiddetti “poteri forti”.

Soltanto una piena presa di coscienza di tutti gli Stati del mondo potrebbe invertire questa tendenza, che porta all’estinzione dei popoli, riducendo questi a singoli individui incapaci di creare una forza comune.

In questo quadro anche la soluzione dell’infezione da corona virus, per la quale soltanto gli Stati sono in grado di creare una reale opposizione, è finita nelle mani di speculatori privati, i quali sono in gara tra loro nella ricerca, di certo con un esito non sicuramente assicurabile (come si è rivelata quella per il vaccino contro l’Aids, in 40 anni di inutili ricerche), di un vaccino che costituirebbe una sorta di scoperta di una miniera d’oro.

Anche in questo caso, tuttavia, resterebbe il problema della equa distribuzione di questo antidoto al corona virus, che, secondo calcoli effettuati da esperti, potrebbe inizialmente soddisfare le esigenze di 500 mila persone, mentre la popolazione mondiale ha superto i 7 miliardi e 400 mila individui.

Di fronte a questo nuovo ed anche improvviso cambiamento della situazione mondiale, si impone con urgenza un mutamento degli assetti costituzionali di tutti i Paesi del mondo sul tema della proprietà privata e della commercializzazione dei beni prodotti (da noi già prevista dagli articoli 41 e 42 della Costituzione).

Se davvero vogliamo mantenere lo Stato di civiltà al quale siamo arrivati dopo lunghe lotte svoltesi per secoli, dobbiamo riaffermare il potere sovrano dei popoli aventi ciascuno le loro proprie caratteristiche, evitando che essi siano distrutti in una miriade di individui, soggetti alle mutevoli decisioni di poche persone che sono riuscite, tramite le illogicità del mercato generale, a trasformarsi in vere potenze economiche, tali da soggiogare tutti gli abitanti del mondo.

Nell’attuale memento si impone dunque il ritorno a un sistema economico di stampo keynesiano, che veda l’intervento massiccio dei popoli, e cioè degli Stati, nell’economia, nel senso, non di rafforzare le potenze economiche private che producono oggetti di maggior interesse per la collettività come gli apparecchi telematici (come sta facendo il nostro governo), ma creando imprese pubbliche capaci di concorrere sul piano del mercato generale con dette imprese private.

Altro fronte sul quale dovrebbe impegnarsi la politica è quello della rivalutazione del lavoro della terra, da parte di singole famiglie, come prevede l’articolo 44 della Costituzione, e del lavoro artigianale, come prevede l’articolo 45 della Costituzione stessa.

L’Italia ha un modello attualissimo che può servire per tutti i Paesi interessati, e cioè il titolo terzo, parte prima, della nostra Costituzione, dedicata ai rapporti economici. Essa è spesso in contrasto con i Trattati di Maastricht e di Lisbona, ma, come insegna la giurisprudenza costituzionale, quando si tratta di tutela di diritti umani, la Costituzione (e la stessa cosa insegna la Costituzione tedesca) prevale sui Trattati (art.11 Cost.).

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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