Mentre il Pianeta muore i nostri politici ed economisti insistono sulla indimostrata validità del sistema economico europeo, fondato sui principi predatori del neoliberismo

Mentre il Pianeta muore i nostri politici ed economisti insistono sulla indimostrata validità del sistema economico europeo, fondato sui principi predatori del neoliberismo

Il problema ecologico…

Il problema ecologico del dissolvimento della vita sul pianeta, a causa dell’innalzamento della temperatura globale, non è preso minimamente in considerazione dai politici e dalla stampa.

Rimane dunque, nell’immaginario collettivo, l’idea che si tratti di un problema trascurabile, mentre è un problema di primissimo ordine per la salute dei cittadini e per quella del pianeta. Problema che è stato menzogneramente oscurato dai cosiddetti “poteri forti”, i quali non ammettono limiti allo sfruttamento delle risorse naturali inquinanti, come dimostra l’autorizzazione di Trump alle trivellazioni petrolifere in Alaska.

Insomma l’emergenza corona virus non ha cambiato il convincimento generale sulla validità dell’attuale sistema economico predatorio neoliberista, mentre ci si aspettava un ripensamento su questo punto essenziale, considerato che l’emergenza del Covid-19, non solo ha provocato numerosissime vittime, contagiando oltre 22 milioni di persone, ma è stata anche la causa del tracollo dell’attuale sistema economico globale, per il cui ripristino si fa assurdamente riferimento all’intervento dello Stato, il cui patrimonio pubblico è stato dissipato tra inesperti faccendieri privati e fameliche multinazionali.

Il paradigma economico

Tutto questo appare evidente nei discorsi di Draghi e di Conte, i quali puntano sulla necessità di assicurare lavoro ai giovani, di incrementare la ricerca scientifica e di riaprire le scuole, concordando sulla falsa opinione, secondo la quale tutto dipende dal rafforzamento dell’Euro.

Sfugge ai politici come Conte e agli economisti come Draghi, che proprio l’adesione alla moneta unica ha provocato, con l’aiuto di leggi incostituzionali, il trasferimento di ricchezza dalla classe media a quella economicamente più forte, fino al punto che oggi in Italia 5 mila miliardi di euro sono in possesso di 400 mila persone, mentre la massa non ha i soldi per arrivare a fine mese.

A questi signori della politica e dell’economia poco interessa il principio costituzionale dell’eguaglianza e poco interessa la situazione economica interna dell’Italia, che essi vogliono alle dipendenze degli Stati europei economicamente più forti.

I Trattati europei e l’emissione di moneta di Stato

Molta enfasi è data ai prestiti a interesse o a fondo perduto concessi all’Italia dall’Europa, dimenticando che, non solo questi contributi sono presi a prestito, ma sono presi a prestito anche gli euro creati dal nulla e stampati dalla Bce, che l’Italia deve comunque restituire nelle forme di dissoluzione completa del proprio patrimonio pubblico e della svendita totale del proprio territorio.

Nessuno pensa che i Trattati europei di Maastricht e di Lisbona non vietano l’emissione di biglietti di Stato (che eviterebbero il pagamento di qualsiasi interesse), da parte degli Stati membri, a corso legale nel territorio nazionale, come moneta parallela all’Euro.

Operazione questa imposta da un’attenta lettura dell’articolo 11 della Costituzione (il quale, per la giurisprudenza costituzionale, prevale sui Trattati), che consente “limitazioni di sovranità” per assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni, in condizioni di parità con gli altri Stati, e non per arricchire i già ricchi e impoverire ancor più i già poveri.

D’altronde si dimentica che gli stessi trattati di Maastricht e di Lisbona pongono come scopo la stabilità monetaria e la coesione economica e sociale tra i Paesi membri.

Obiettivi del tutto mancati a opera dei manovratori dell’Europa succedutisi nel tempo fino ad oggi.

A questo proposito si dovrebbe immediatamente far ricorso alla Corte internazionale dell’Aja sui trattati, chiedendo la nullità dei Trattati di Maastricht e di Lisbona per non aver conseguito lo “scopo” dei Trattati stessi, come prevede l’articolo 60 della convenzione di Vienna sui trattati, alla quale hanno aderito tutti i Paesi membri dell’Unione europea.

A parte ogni considerazione giuridica, resta comunque il fatto dell’eccezionalità dell’emergenza del corona virus, che impone, come hanno affermato economisti di altissimo livello, come il premio nobel Joseph Stiglitz e James Kenneth Galbraith, che l’Italia, trovandosi in uno stato di necessità, deve assolutamente immettere moneta nel mercato interno, per frenare la deflazione in atto e per ricostruire le proprietà pubblica delle fonti di produzione di ricchezza nazionale, dalle quali dipende il benessere dell’intera Nazione.

Ed è quasi superfluo aggiungere che solo il rafforzamento economico del nostro Paese, autonomamente perseguito, potrebbe dare un grande apporto al funzionamento dell’Unione europea, la quale, nel momento attuale, agisce in modo scorretto e per fini contrari al benessere di tutti gli Stati membri.

Si ricorda in proposito che la stessa Corte di giustizia europea ha ritenuto lecito spostare la sede fiscale delle imprese dal luogo di produzione (e di utilizzo delle relative infrastrutture), in paradisi fiscali della stessa Unione europea, come l’Olanda, il Lussemburgo ed altri Stati membri.

Basterebbe questo esempio per dimostrare quanto sia indilazionabile che l’Italia proceda alla creazione di una moneta di Stato (“biglietti di Stato” e non “biglietti di banca”, detti “banconote”) ristabilendo così, almeno in parte, una migliore condizione di eguaglianza con gli altri Stati europei.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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