Il crollo dell’economia neocapitalista distrugge definitivamente l’economia italiana

Il crollo dell’economia neocapitalista distrugge definitivamente l’economia italiana

«La libertà di una democrazia non è al sicuro se il popolo tollera la crescita del potere privato al punto che esso diventa più forte dello stesso Stato democratico. Questa è l’essenza del fascismo: proprietà del governo da parte di un individuo, di un gruppo o di un qualsiasi potere privato».  Così diceva al Congresso Americano, nel 1938, Franklin Delano Roosevelt.

Ora che il potere di orientare i mercati è nelle mani di gruppi finanziari ed economici privati, questa triste previsione si è avverata, e l’azione della Lagarde, Presidente della BCE, che aumenta i tassi d’interesse e blocca l’acquisto da parte della Banca Centrale europea dei titoli di Stato per combattere l’inflazione, stritola completamente l’economia italiana.

I nostri governanti, che hanno seguito il neoliberismo, trasformando il sistema economico keynesiano in un sistema economico predatorio neoliberista ci hanno portati nella rovina.

E questa rovina è stata aumentata dal nostro ingresso nell’euro, che fu fortemente combattuto dal governatore Baffi e dai politici Aldo Moro e Enrico Berlinguer, e riuscì ad affermarsi per merito, si fa per dire, soprattutto di Carlo Azeglio Ciampi, Mario Draghi e Giuliano Amato.

L’euro doveva costituire un ombrello contro l’inflazione italiana, ma ora rovescia sull’Italia l’inflazione dell’intera Europa. 

Purtroppo abbiamo perso, con le privatizzazioni, quasi tutte le nostre fonti di produzione di ricchezza nazionale. Fatto gravissimo, perseguito inesorabilmente da tutti i governanti succedutisi dopo l’assassinio di Aldo Moro.

Per giunta ora ci troviamo a sopportare, con un debito stratosferico, la nuova inflazione dovuta alle manovre speculative dei gestori dell’energia, petrolifere e del gas (il prezzo di quest’ultimo è stato aumentato prima che scoppiasse la guerra il 24 febbraio con l’aggressione della Russia all’Ucraina), riempendo indebitamente le tasche dei produttori di energia, tra i quali l’Eni, che è stata trasformata in una S.p.A. e i cui benefici restano nei relativi bilanci e non giovano minimamente al bilancio dello Stato.

Ci troviamo in una vera e propria economia di guerra, aggravata dal fatto che i nostri interessi non sono affatto tutelati dalla politica economica europea, la quale, con a capo Cristhine Lagarde, non considera che i Trattati impongono un trattamento egualitario per tutti gli Stati membri, nel quadro di coesione economica e sociale, e, senza battere ciglio, colpisce atrocemente la nostra economia, imponendo una politica anti-inflazionistica, che giova agli Stati membri economicamente più forti e impedisce lo sviluppo economico dell’Italia, mentre già siamo in recessione.

La soluzione ragionevole è solo quella di tornare a una totale autarchia per non farci derubare di quel poco che abbiamo, impegnando tutte le risorse umane e naturali, e soprattutto la messa a cultura di migliaia di terreni abbandonati per sopperire quanto meno alle prime necessità di cui ha bisogno la Nazione.

Dovremmo inoltre ricollocare fuori mercato l’intero patrimonio che era in proprietà pubblica demaniale e illegittimamente è stato donato a privati.

Si tratta  specialmente dei servizi pubblici essenziali (ITA Airways, FS, ecc.), delle fonti di energia (in primis l’acqua, il gas e l’elettricità), delle situazioni di monopolio (le autostrade) e delle industrie strategiche di preminente interesse generale (come impone l’articolo 43 della Costituzione).

Sia ben chiaro che soltanto gli Enti pubblici economici e le Aziende pubbliche non possono essere acquistate da privati, non sono sottoponibili a procedure fallimentari e sono l’unico baluardo di cui disponiamo per contrapporci alla furia devastatrice della speculazione internazionale.

Come affermano illustri economisti come Stiglitz e Galbrite potremmo anche emettere biglietti di Stato a corso legale in ambito nazionale, per ottenere la liquidità necessaria per il nostro sviluppo economico.

E tutto questo è sancito dagli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Come iscriversi all'associazione del Presidente Maddalena

La politica di Draghi rischia di spingere gli italiani nell'errore

La politica di Draghi rischia di spingere gli italiani nell'errore

La dichiarazione di Draghi al Summit for Democracy, secondo la quale: “l’Ue ha trasformato la pandemia in opportunità” a mio avviso è irreale e spinge gli italiani nell’errore.

Se l’Italia non fosse dominata dai burocrati dell’Europa, che ci hanno imposta la rovinosa Austerity, con il governo Monti, e che ora, con il governo Draghi, ci fanno perdere tutte le fonti di produzione di ricchezza, come il servizio aereo, il servizio di spiaggia, il servizio dei taxi, le delocalizzazioni dell’imprese strategiche, e così via dicendo, con conseguente perdita di innumerevoli posti di lavoro, non avrebbe dovuto ulteriormente indebitarsi con la BCE per superare gli ostacoli provenienti dalla pandemia.

In quanto il denaro sarebbe stato creato dal nulla direttamente dalla nostra banca centrale, la Banca d’Italia, che era la banca degli italiani e ora è la banca di privati speculatori.

D’altro canto gli italiani stanno notando sempre più che Draghi esalta, non l’Europa di Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, ma quella dei burocrati attuali, che, al massimo, sono tecnocrati come lui. E non si può dubitare che l’attuale stasi economica sia stata provocata proprio dalle errate politiche economiche di Cristine Lagarde, di Mario Draghi e della Commissione europea, autori della famosa lettera a Berlusconi che la trasferì subito al suo successore Mario Monti, con gli effetti deleteri che quest’ultimo ha provocato.

Ed è importante sottolineare che Mario Draghi sta distruggendo il demanio costituzionale del Popolo italiano, lasciando agli stranieri tutte le opportunità di produzione di ricchezza e rendendo gli italiani sempre più deboli nei confronti dei grandi speculatori del mercato generale.

Egli è amato dai poteri forti dell’Europa finanziaria, proprio perché mette al primo posto questo tipo d’Europa e non il bene del Popolo italiano, come dovrebbe fare dopo aver giurato sulla nostra Costituzione, che è la più bella del mondo, e che egli calpesta ogni giorno senza peraltro neppure nominarla.

Avrei gradito che la propaganda televisiva a favore tout court di questa Europa fosse invece stata rivolta contro l’incalzare del pensiero economico neoliberista, in vista di un’Europa che torni a ispirarsi al trattato di Roma del 1957 e che dichiari superati dall’esperienza storica, sia il trattato di Maastricht, sia quello di Lisbona, valorizzando i principi e i diritti fondamentali scritti nella nostra Costituzione, che viene prima dei Trattati europei e internazionali.

Come al solito invito tutti a dare attuazione in particolare agli articoli 1, 2 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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L'economia italiana è allo sbando e l'Europa, mentre alza muri, si occupa delle parole da usare per gli auguri natalizi.

L'economia italiana è allo sbando e l'Europa, mentre alza muri, si occupa delle parole da usare per gli auguri natalizi.

L’Europa dimostra di badare alla forma più che alla sostanza. Mentre si ha notizia di un bambino morto assiderato ai confini fra Bielorussia e Polonia, e prosegue la politica contro i migranti da parte della Polonia stessa, la Commissione europea emana delle linee guida relative al linguaggio che bisognerebbe usare per il prossimo Natale.

In tali linee guida si invitano i cittadini e le autorità a dire “buone feste” anziché “buon Natale”, a non nominare il nome di Gesù, Maria e San Giuseppe, per non offendere la sensibilità dei musulmani, i quali non dovrebbero essere chiamati immigrati, in quanto questa parola rimarcherebbe la differenza fra loro e chi ha la cittadinanza di un Paese europeo, e così via.

E tutto questo mentre si alzano i muri sull’est dell’Europa e l’onere del salvataggio dei migranti via mare è sostenuto soltanto dall’Italia.

Sul piano interno appare sempre più evidente che la politica di Draghi mira a dare aiuto ai potentati economici e a mantenere nell’attuale, disperata situazione economica l’intero Popolo italiano.

Il suo metodo è quello della segretezza, che è stata eclatante a proposito del Trattato del Quirinale, il cui testo non è stato neppure letto dalle commissioni parlamentari, mentre, come si è visto, il disegno di legge sulla concorrenza, anch’esso tenuto segreto fino all’ultimo momento, rimette tutte le decisioni importanti nelle mani del governo, il quale dovrebbe utilizzare al massimo il sistema delle concessioni e cioè della privatizzazione di tutte le fonti di ricchezza che fanno parte della proprietà pubblica del Popolo italiano.

Vengono in primo piano la disciplina dei servizi pubblici essenziali, come quelli dei taxi e delle spiagge, e la decisione di attuare al più presto una mappatura di tutte le concessioni.

Quanto alla legge sul fisco, pare che Draghi, nonostante i proclami a favore dei lavoratori, abbia solo ridotto dal 43% al 41% le tasse da pagare da parte dei più abbienti con redditi superiori a 75 mila euro annui.

Per tutto il resto delle questioni economiche in atto il governo si dimostra del tutto indifferente, lasciando che i problemi siano risolti dalle aziende medesime.

Per quanto riguarda Tim, tutto è nelle mani del consiglio di amministrazione; per quanto riguarda Ita, sono in corso delle trattative con le maggiori compagnie aeree europee; nulla si sa di Monte Paschi di Siena, di Gkn e di Whirlpool, mentre per l’Ilva lo Stato, che ha già versato 400 milioni di euro, si accinge a versarne altri 600 per diventare socio (e questo è veramente una grande assurdità) della sua affittuaria ArcelorMittal, arrivando all’assurdo che lo Stato locatore diventa locatario di se medesimo.

E tutto questo non interessa minimamente Mario Draghi, il cui obiettivo appare quello di non pensare all’economia interna italiana in vista di un suo assorbimento nel mercato unico interno dell’Europa.

Una posizione estremamente sbagliata, se si pensa che l’attuale Europa non esprime assolutamente l’idea europeista di Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, ma è una sorta di punto d’incontro tra varie Nazioni, ognuna delle quali persegue i propri interessi particolari.

In questo stato di cose, l’Italia dovrebbe nazionalizzare tutti quei beni che costituiscono il demanio costituzionale e che pertanto sono nella proprietà pubblica inalienabile, inusucapibile e inespropriabile del Popolo italiano.

Come al solito invito tutti a impegnarsi per dare attuazione agli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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