L'economia italiana è allo sbando e l'Europa, mentre alza muri, si occupa delle parole da usare per gli auguri natalizi.

L'economia italiana è allo sbando e l'Europa, mentre alza muri, si occupa delle parole da usare per gli auguri natalizi.

L’Europa dimostra di badare alla forma più che alla sostanza. Mentre si ha notizia di un bambino morto assiderato ai confini fra Bielorussia e Polonia, e prosegue la politica contro i migranti da parte della Polonia stessa, la Commissione europea emana delle linee guida relative al linguaggio che bisognerebbe usare per il prossimo Natale.

In tali linee guida si invitano i cittadini e le autorità a dire “buone feste” anziché “buon Natale”, a non nominare il nome di Gesù, Maria e San Giuseppe, per non offendere la sensibilità dei musulmani, i quali non dovrebbero essere chiamati immigrati, in quanto questa parola rimarcherebbe la differenza fra loro e chi ha la cittadinanza di un Paese europeo, e così via.

E tutto questo mentre si alzano i muri sull’est dell’Europa e l’onere del salvataggio dei migranti via mare è sostenuto soltanto dall’Italia.

Sul piano interno appare sempre più evidente che la politica di Draghi mira a dare aiuto ai potentati economici e a mantenere nell’attuale, disperata situazione economica l’intero Popolo italiano.

Il suo metodo è quello della segretezza, che è stata eclatante a proposito del Trattato del Quirinale, il cui testo non è stato neppure letto dalle commissioni parlamentari, mentre, come si è visto, il disegno di legge sulla concorrenza, anch’esso tenuto segreto fino all’ultimo momento, rimette tutte le decisioni importanti nelle mani del governo, il quale dovrebbe utilizzare al massimo il sistema delle concessioni e cioè della privatizzazione di tutte le fonti di ricchezza che fanno parte della proprietà pubblica del Popolo italiano.

Vengono in primo piano la disciplina dei servizi pubblici essenziali, come quelli dei taxi e delle spiagge, e la decisione di attuare al più presto una mappatura di tutte le concessioni.

Quanto alla legge sul fisco, pare che Draghi, nonostante i proclami a favore dei lavoratori, abbia solo ridotto dal 43% al 41% le tasse da pagare da parte dei più abbienti con redditi superiori a 75 mila euro annui.

Per tutto il resto delle questioni economiche in atto il governo si dimostra del tutto indifferente, lasciando che i problemi siano risolti dalle aziende medesime.

Per quanto riguarda Tim, tutto è nelle mani del consiglio di amministrazione; per quanto riguarda Ita, sono in corso delle trattative con le maggiori compagnie aeree europee; nulla si sa di Monte Paschi di Siena, di Gkn e di Whirlpool, mentre per l’Ilva lo Stato, che ha già versato 400 milioni di euro, si accinge a versarne altri 600 per diventare socio (e questo è veramente una grande assurdità) della sua affittuaria ArcelorMittal, arrivando all’assurdo che lo Stato locatore diventa locatario di se medesimo.

E tutto questo non interessa minimamente Mario Draghi, il cui obiettivo appare quello di non pensare all’economia interna italiana in vista di un suo assorbimento nel mercato unico interno dell’Europa.

Una posizione estremamente sbagliata, se si pensa che l’attuale Europa non esprime assolutamente l’idea europeista di Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, ma è una sorta di punto d’incontro tra varie Nazioni, ognuna delle quali persegue i propri interessi particolari.

In questo stato di cose, l’Italia dovrebbe nazionalizzare tutti quei beni che costituiscono il demanio costituzionale e che pertanto sono nella proprietà pubblica inalienabile, inusucapibile e inespropriabile del Popolo italiano.

Come al solito invito tutti a impegnarsi per dare attuazione agli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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