Il Covid-19 ha affondato il mantra del neoliberismo della crescita infinita

Il Covid-19 ha affondato il mantra del neoliberismo della crescita infinita

Iniziamo il discorso di oggi sottolineando che per essere veramente d’aiuto alle sorti della nostra Patria bisogna porsi al di sopra di qualsiasi schieramento politico, riconoscendo il bene e il buono da qualsiasi parte provengano.

Certamente resta innegabile che la situazione mondiale ed europea, dominata dal neoliberismo, rende difficile il cammino politico dell’Italia.

Ma in questa tortuosa situazione occorre avere l’intelligenza di percorrere la strada che, al di sopra di qualsiasi ideologia, rechi risultati benefici all’intero Popolo, seguendo con perspicacia i dati che una realtà in gran movimento ci offre.

Respingiamo quindi con fermezza l’atteggiamento di quei pochi che contestano il nostro modo di agire al di sopra delle fazioni politiche e dimenticano che tutto quello che diciamo è stato sempre fondato incrollabilmente sulla necessità di salvare la nostra Nazione, utilizzando la nostra Costituzione repubblicana e democratica, continuamente oggetto di assalti da formazioni politiche di dubbia affidabilità.

Sul piano dell’infezione da corona virus registriamo ancora oggi (+386) un aumento delle infezioni nell’intero nostro Paese, mentre ancor peggio sta accadendo in Europa e specialmente negli altri continenti.

I nostri dati sono ufficiali e non discutibili, e per noi è essenziale affermare la verità.

Per quanto riguarda la situazione economica, è inutile affaticarsi nella ricerca anodina di mille soluzioni diverse.

Occorre capire che il neoliberismo è finito per forza propria, e che nel mondo intero va ricercato un nuovo sistema economico che salvi il lavoro e il benessere delle persone.

La fine del capitalismo è stata evidenziata dall’irrompere del corona virus, il quale ha dimostrato che non può reggere davanti alle evidenze della realtà, un sistema economico che si basa sull’errato presupposto di una crescita continua, initerrotta e illimitata.

Il corona virus ha interrotto questa crescita e tutto il sistema è crollato. Dunque dobbiamo ricominciare daccapo. E per ricominciare dobbiamo partire dalle necessità delle singole comunità territoriali, nazionali, europee e internazionali.

Il punto di partenza di questa nuova fase deve essere l’individuazione dei bisogni essenziali da soddisfare e la valutazione delle risorse in ciascuna comunità ora esistenti, facendo in modo che il lavoro dell’uomo sia tale da utilizzare dette risorse per il soddisfacimento di detti bisogni.

In Italia ci sono numerose risorse (pensiamo ai terreni abbandonati, agli immobili lasciati andare in rovina, alle mancate culture agricole, all’uso indiscriminato di glifosati che hanno distrutto, ad esempio, gli ulivi del Salento, alla costruzione inutile di autostrade e di vie di comunicazione delle quali si potrebbe ben fare a meno) e comunque pensiamo soprattutto alla criminale cessione di quelle fonti di produzione di ricchezza molto fruttifere come le autostrade, le frequenze televisive, le rotte aeree, le vie di comunicazione, le fonti di energia, i servizi pubblici essenziali, le industrie strategiche e così via dicendo (art. 43 Cost.) a inesperti faccendieri privati o a multinazionali ciniche e fameliche.

Pensiamo essenzialmente alla criminale trasformazione degli Enti e delle Aziende pubbliche in Società per azioni, cioè in società che perseguono l’interesse di soci già ricchi, tralasciando di aiutare l’intera comunità dei cittadini, come chiarito ieri a proposito della distribuzione degli utili di Enel.

Pensiamo insomma, in una parola, al crimine delle privatizzazioni, effettuate dai nostri governi a partire dal 1990 fino ad oggi.

Non resta che rimboccarsi le maniche e, prima di guardare ai rapporti economici intereuropei, affrontare i problemi della nostra politica economica interna, rimettendo in attività tutte le risorse giacenti in abbandono offrendo così lavoro a tutti gli italiani.

Concludiamo, come sempre, nel ribadire che si tratta di dare attuazione al titolo terzo, della parte prima, della nostra Costituzione.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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