Paolo Maddelna

I negazionisti italiani (nei cui confronti esprimiamo tutta la nostra disillusione per la fede enorme che abbiamo sempre posto nelle italiche virtù) e stranieri, con a capo Bolsonaro (che forse è anch’esso contagiato e che si è sempre vantato di non aver mai obbligato i brasiliani a mettere la mascherina), Trump e i governatori statunitensi, della Florida, della California, del Texas e dell’Arizona, i quali sono arrivati in forte ritardo ad applicare misure restrittive, devono ora fare i conti con un furioso ritorno del contagio, che si spande a macchia d’olio anche negli altri continenti, assumendo le forme di un disastro mondiale senza precedenti.

Per quanto riguarda la politica italiana, siamo ben lieti che il Presidente del Consiglio Conte incontri subito il governo portoghese, dal quale ha molto da imparare per quanto concerne la politica economica interna, mentre ha in programma di incontrare il governo spagnolo e quello francese prima del suo scontro finale con l’Olanda, con la speranza di evitare l’applicazione del Mes (contro il quale sono lodevolmente contrari i 5 Stelle) e ottenere, invece, l’approvazione del Recovery Fund.

Se nel suo programma ci fosse anche un incontro con il governo greco, si potrebbe pensare anche a un forma di missione che abbia come obiettivo un accordo fra i Paesi mediterranei, per una reale unione fondata sull’eguaglianza, sulla solidarietà e sulla coesione economica e sociale, valori completamente assenti nell’attuale Unione europea.

Ma non sembra che nella mente di Conte ci sia la preoccupazione di assumere un atteggiamento chiaramente anti neoliberista (pensiero attualmente incarnato dalla UE), e contrario per questo alle superate idee del Pd e di Italia Viva, che possa difendere l’Italia e gli altri Paesi in condizioni simili, dagli assalti speculativi del mercato generale e dalle intromissioni illegittime dei cosiddetti paradisi fiscali, numerosi anche all’interno dell’Unione europea (vedi Olanda, Lussemburgo, Belgio, ecc.).

Abbiamo più volte ricordato come sia importante nazionalizzare le fonti di produzione di ricchezza nazionale, e in particolare: le industrie strategiche, i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio (art. 43 Cost.), i quali, insieme con i beni comuni, dovrebbero costituire una categoria allargata del demanio pubblico, cioè della proprietà collettiva demaniale appartenente al Popolo sovrano e pertanto essere inalienabili, inusucapibili e inespropriabili.

La conferma della dannosità dell’azione dei privati negli accennati settori è ancora una volta dimostrata dai Benetton, i quali, invitati dal Ministro delle infrastrutture a rimettere in sicurezza tutte le autostrade della Liguria, anziché seguire un programma razionale che faciliti le comunicazioni, hanno paralizzato, quasi a dispetto, tutte le autostrade che recano a Genova.

Il nostro vivissimo auspicio è che il Presidente Conte si renda portatore delle idee sopra esposte, creando una testa di ponte non solo verso i 5 stelle, ma anche verso tutte quelle formazioni politiche che combattono il neoliberismo e ritengono indispensabile il ritorno a una politica economica nazionale e globale improntata a un sistema economico di stampo keynesiano, peraltro il solo previsto in Costituzione.

Ci spinge a questo anche l’impellente necessità, imposta dal corona virus, di convertire l’attuale sistema economico tornando alla terra, e in particolare alla ricostituzione degli equilibri ecologici e alla soddisfazione dei bisogni e dei diritti fondamentali, abbandonando l’impiego delle risorse per soddisfare i bisogni secondari o indotti.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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