Purtroppo l’infezione del corona virus si espande in tutto il mondo e in Italia la situazione si aggrava.

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha riunito tutti i sindaci della città metropolitana e ha dichiarato che, se a Napoli il livello di infezione raggiungesse quello del Nord Italia, le attuali strutture ospedaliere, già ampiamente ridimensionate a causa dei tagli conseguenti alla politica di austerity, arriverebbero al collasso.

Da parte nostra condividiamo in pieno le misure precauzionali adottate dal governo e ci permettiamo di insistere nell’adottare per tutta l’Italia il principio dello smart working, cioè del lavoro da casa, che è possibile attuare in tante strutture, come quelle rappresentative, della magistratura e di molti uffici amministrativi.

Occorre poi invitare ripetutamente la popolazione, attraverso i nostri media, facendo capire che non bisogna aver paura dell’adozione di misure precauzionali, perché sono proprio queste il dato positivo che indirizza verso l’ottimismo le nostre menti.

Invocare la precauzione è espressione del coraggio della ragione sulla viltà della paura.

Fuori luogo sono, pertanto, le speculazioni politiche che insistono sull’inadeguatezza del governo, il quale invece sta agendo con il massimo rigore, portando l’Italia all’avanguardia nel campo della prevenzione, rispetto a Francia, Germania e Stati Uniti, che vantano meno contagi, proprio per il fatto che si sono mossi in ritardo e con scarsi mezzi per prevenire la diffusione del contagio.

Il tempo, che è galantuomo, ci dirà se sia stato il giusto il comportamento del governo italiano o quello di Francia, Germania e Stati Uniti. A nostro avviso l’antico proverbio secondo il quale: “la prudenza non è mai troppa” è fondato su un principio di ragionevolezza.

Quanto all’aspetto economico, certamente pesanti saranno gli effetti di questa catastrofica situazione, ma la colpa è dei governi che hanno provveduto alla privatizzazione della sanità e in genere del patrimonio pubblico degli italiani.

Se avessimo più mezzi economici e finanziari a nostra disposizione, anziché averli distribuiti a inesperti faccendieri privati e fameliche multinazionali, non saremmo oggi costretti ad agire con eventuali ulteriori indebitamenti.

Potrebbe salvarci l’Unione europea se, anziché ispirarsi, come ha fatto finora, ai principi egoistici del neoliberismo, attuasse quelle disposizioni dei trattati europei che insistono sulla solidarietà sociale.

La drammatica situazione che stiamo vivendo è proprio l’elemento che fornisce all’Europa la possibilità di dimostrare di essere una Comunità di persone che informano la loro azione alla solidarietà e all’aiuto reciproco.

In questa prospettiva essa dovrebbe provvedere a fornire ai paesi in difficoltà i sostegni economici finanziari, non a debito, ma a titolo gratuito.

Se l’Europa perde questa occasione essa rafforza fa la prospettiva, da molti sostenuta, di una necessaria uscita dall’Euro e la problematicità di restare ancora nell’Unione europea.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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