Bene ha fatto il governo a punire le delocalizzazioni di imprese che avevano ricevuto un contributo statale. Ma ciò non basta.
Se questo governo, sul quale ci sono appuntate le speranze di tantissimi italiani volesse davvero risollevare le sorti dell’Italia, dovrebbe dichiarare la perdita del diritto di proprietà privata di tutte le imprese che delocalizzano violando il principio fondamentale della funzione sociale della proprietà (articolo 42 comma due della Costituzione italiana).
Esso dovrebbe ancora aiutare le imprese pubbliche in difficoltà, revocare le privatizzazioni (che fanno finire in mano straniera le fonti di ricchezza nazionale) e nazionalizzare tutti quei fattori produttivi (Industrie) che passano in proprietà di soggetti stranieri o di multinazionali. Insomma l’obiettivo del ministero dello sviluppo economico deve essere quello di riportare in Italia le fonti di produzione della ricchezza le quali, soltanto, sono in grado di produrre occupazione.
Tutto questo è consentito dai trattati europei e non si capisce perché l’Italia continua a farsi spogliare della sua ricchezza e del lavoro dei suoi cittadini.
Paolo Maddalena

Un commento su “Delocalizzazioni e proprietà privata”

  • Istituzionalizzare quanto hanno già fatto i dipendenti di un certo numero di aziende in difficoltà: questi hanno utilizzato i propri risparmi per trasformare l’azienda in cooperativa e così hanno potuto rilanciare l’attività. Lo Stato dovrebbe attrezzarsi con delle squadre di persone esperte che man mano migliorano le proprie capacità e aiutano i dipendenti a trasformarsi in soci cooperanti. Una modalità mi sembra adatta a trasformare il tessuto delle attività produttive in qualcosa di estremamente più resistente alle speculazioni finanziazrie

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