La guerra infrange la solidarietà dei Popoli e fa rivivere l'istinto dell'uomo branco

La guerra infrange la solidarietà dei Popoli e fa rivivere l'istinto dell'uomo branco

Le notizie che giungono dall’Ucraina sono strazianti e dense di crimini contro l’umanità, e tutto fa supporre che da ambo le parti (Usa compreso) non ci siano margini di trattative, ma ci si prepara, probabilmente, a una guerra totale alla quale si sta pervenendo con una costante escalation nell’uso delle armi.

Sembra che l’istinto di sopraffazione, dettato nell’animo umano dall’istinto ineliminabile di sopravvivenza, che era stato superato dall’uomo branco divenendo uomo civile in virtù del sentimento, che pure esiste nell’animo umano, della solidarietà, facendo nascere le comunità politiche, stia riemergendo nei dirigenti della politica mondiale, il cui obiettivo, forse dettato dalla paura, è quello di distruggere la coesione e la solidarietà dei cittadini che nel loro complesso costituiscono le comunità statali.

Insomma l’idea che gli armamenti atomici avessero allontanato per sempre il ricorso alla guerra appare pienamente smentita da questo ritorno all’inciviltà, del quale il primo responsabile è stato Putin con la sua aggressione militare all’Ucraina.

Noto che la Comunità internazionale è una situazione di fatto e non di diritto, e che essa mira a trovare continuamente dei nuovi equilibri nello scontro di interessi individuali, ritenuti più o meno validi dai governanti delle nazioni.

Quello che è certo è che il Popolo di per sé non vuole la guerra e che sono i capi di Stato e di governo che la decidono, coinvolgendo con una propaganda menzognera e criminale l’opinione pubblica generale.

L’esperienza dell’invasione dell’Ucraina da parte dei russi ha fatto sorgere in molti l’idea di risolvere il problema ricorrendo all’Onu, alle organizzazioni per i diritti umani e anche alla possibilità di procedere a un nuovo processo di Norimberga, per accertare i responsabili dei crimini di guerra.

Insomma nel sistema del diritto internazionale emerge, nelle menti migliori, l’esigenza di trovare una regolamentazione giuridica a questa terribile situazione di fatto.

A mio avviso, condiviso subito dalla Gabanelli e dallo stesso Zelensky, come ho scritto lunedì scorso, è indispensabile far ricorso alla vera essenza delle democrazia che ha il suo fondamento nella solidarietà dei popoli al fine di assicurare la pace e la giustizia nel mondo.

Di conseguenza mi sento di proporre una campagna di informazione capillare per una modifica della carta dell’Onu, che elimini il diritto di veto riservato ai 5 componenti permanenti del Consiglio di sicurezza (cioè ai vincitori della seconda guerra mondiale) trasferendo il potere decisionale, da esercitarsi secondo il criterio della maggioranza, a tutti gli Stati aderenti all’organizzazione.

Mi rendo conto che è un’operazione difficile, ma mi sembra che si tratti dell’unica piccola luce nel buio pesto di questa notte piena di lacrime e sangue, sopratutto innocente.

C’è da dire che la guerra è un male assoluto che comporta anche danni gravissimi e talvolta irreparabili all’economia dei Popoli, specialmente nell’attuale momento storico nel quale, per somma disgrazia, si è affermato il pensiero unico dominante del neoliberismo, che ha fondato tutto sull’egoismo e sugli interessi individuali, nel presupposto, puramente immaginario, che tutto è regolato da una (inesistente) mano invisibile che agirebbe nel mercato generale.

A causa di questa errata ideologia la coesione dei popoli è stata infranta e i beni inalienabili e incomprimibili ad essi spettanti come proprietà pubblica demaniale sono stati privatizzati e praticamente donati a singole multinazionali e comunque alla finanza, le quali certamente non perseguono gli interessi dei popoli, ma gli interessi personali.

Esempio tipico è quello dell’azione politica che sta portando avanti il governo Draghi, il quale, da banchiere, sostiene gli interessi della finanza e delle multinazionali, impedendo l’intervento dello Stato da imprenditore nell’economia e non pensando che gli investimenti nell’interesse pubblico possano essere perseguiti soltanto dallo Stato e non da singoli privati.

Per cui, nello situazione in cui ci troviamo, anziché attuare la Costituzione, che vuole in mano pubblica i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le industrie strategiche (art. 43 Cost.), egli inserisce nel programma del Recovery fund l’immediata privatizzazione dell’acqua del meridione, giustificandola, molto erroneamente, come l’unico mezzo per adeguare la situazione economica meridionale a quella del settentrione d’Italia.

Due obblighi morali si impongono oggi ai cittadini di buona volontà: quello di democratizzare l’assemblea dell’Onu, spostando il potere decisionale all’assemblea di tutti gli Stati aderenti, eliminando così il diritto di veto dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza, e ricostituire, in Italia, estromettendo dal governo il banchiere Draghi, il demanio costituzionale che spetta al Popolo a titolo di sovranità.

Noto in particolare che se le fonti di energia, come prevede il citato articolo 43 della Costituzione, fossero in mano pubblica e non di singole multinazionali, i grandi guadagni derivanti dall’aumento del prezzo dei prodotti energetici finirebbero nel bilancio dello Stato, evitando così che l’enorme aumento delle bollette resti esclusivamente a carico dei singoli consumatori.

Come si nota la via maestra è sempre quella di seguire gli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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