Nell'inconciliabilità tra Trattati e Costituzione è quest'ultima che prevale

Nell'inconciliabilità tra Trattati e Costituzione è quest'ultima che prevale

La violazione della Costituzione da parte del governo Draghi è arrivata a un punto di assoluta insostenibilità. Il Presidente di ITA Altavilla si è spinto a dire che lo sciopero proclamato dai dipendenti di Alitalia per il 15 ottobre sarebbe una “vergogna nazionale”, mentre la vergogna nazionale è il licenziamento e la conseguente perdita di ogni possibilità di assicurare a sé e alla propria famiglia una vita libera e dignitosa (art. 36 Cost.) da parte di circa 10000 dipendenti Alitalia.

Altavilla esalta l’accordo con la commissaria europea Margrethe Vestager in virtù del quale la nuova azienda deve avere, in base ai principi astratti e privi di contenuto della discontinuità e della concorrenza, un personale diverso da quello di Alitalia.

Non sa Altavilla che i principi e le norme della Costituzione, come più volte ricordato dalla giurisprudenza costituzionale, prevalgono sui Trattati e che violare il diritto di sciopero (art. 40 Cost.) e il diritto al lavoro sancito dall’articolo 4 della Costituzione e che per altro è il fondamento della Costituzione stessa (art. 1 Cost.), significa agire contro lo Stato-Comunità, nato con la Costituzione, e quindi contro il Popolo.

Tutto dipende dal fatto che la privatizzazione, cioè la trasformazione dell’Azienda di Stato in S.p.A., prima di Alitalia e poi di ITA, ha messo sul mercato beni fuori commercio, perché costitutivi dell’esistenza e del mantenimento della Comunità statale.

Non ha la minima idea, Altavilla, di cosa significa proprietà pubblica, la quale, come precisò nel secolo scorso Massimo Severo Giannini, significa proprietà collettiva demaniale del Popolo e quindi una proprietà diversa da quella privata, e che di conseguenza i beni oggetto di proprietà pubblica sono inalienabili, inusucapibili e inespropriabili.

Egli per altro dimentica che la proprietà pubblica costituisce il nuovo demanio Costituzionale del quale fanno parte i beni di cui all’articolo 9 della Costituzione (paesaggio, territorio, ambiente, patrimonio artistico e storico) e all’articolo 43 (industrie strategiche, servizi pubblici essenziali (tra cui il trasporto aereo), le fonti di energia (gas, luce e acqua) e le situazioni di monopolio), per cui applicare a questi beni le leggi del mercato significa violare l’identità e la vita dello Stato-Comunità, con tutte le responsabilità che ne derivano.

Se oggi si ritiene che perseguire le leggi del mercato e gli insulsi ordini di Margrethe Vestager sia un atto legittimo, significa non aver capito che su tutto dominano i principi e le norme costituzionali, sulle quali ha giurato il governo, e che impongono a chiunque eserciti funzioni pubbliche di agire con disciplina e onore (art. 54 Cost.).

Insomma non è lo sciopero generale una vergogna per l’Italia, ma è tale l’azione di chi stravolge, su ordini stranieri, la vita dello Stato e dei cittadini italiani.

Tristemente non posso far altro di ricordare l’attuazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42 e 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

One Response

  1. Tutto sacrosanto, ma chi sveglia i mercanti nel tempio?

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