Il governo Draghi approva una buona riforma della giustizia, ma continua a disinteressarsi dell'utilizzo delle fonti di produzione di ricchezza come il trasporto aereo

Il governo Draghi approva una buona riforma della giustizia, ma continua a disinteressarsi dell'utilizzo delle fonti di produzione di ricchezza come il trasporto aereo

Sui giornali odierni campeggia l’approvazione da parte del governo Draghi della proposta della Ministra Cartabia sulla riforma della giustizia.

Il grave problema della eliminazione della prescrizione, dopo la sentenza di condanna in primo grado o il suo mantenimento, è stato brillantemente risolto nel senso di ammettere la sospensione del decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, imponendo tuttavia che la sentenza di secondo grado e quella di Cassazione siano emesse rispettivamente entro due anni dalla sentenza di primo grado per la sentenza d’appello e entro un anno dalla sentenza di secondo grado per la sentenza della Cassazione.

Questa è l’essenza della riforma, che sotto il profilo puramente processuale, e cioè secondo i criteri di economicità, efficacia e efficienza, è certamente condivisibile, in quanto fondata sul principio costituzionale di una giustizia rapida.

In esso domina il criterio guida della concretezza, nel senso che si fa quello che nella realtà è possibile fare.

Discorso diverso, per quanto riguarda il governo Draghi, è purtroppo da fare a proposito di Alitalia, per la quale la commissaria alla concorrenza dell’Ue Vestager, si è compiaciuta per il fatto che il governo italiano, a proposito della creazione della nuova compagnia ITA, si sia allineato alle prescrizioni europee, che vogliono che tutto avvenga nell’ambito della concorrenza del libero mercato e della discontinuità tra la compagnia Alitalia e la nuova compagnia ITA.

Una soluzione in palese contrasto con il dettato della nostra Costituzione, le cui norme, come più volte ripetuto, prevalgono su quelle dei Trattati, in base al principio della giurisprudenza costituzionale, detto dei contro-limiti.

La nostra Costituzione infatti pone fuori commercio, cioè fuori delle regole mercantili, la proprietà pubblica demaniale, che è inalienabile, inusucapibile e inespropriabile, dei servizi pubblici essenziali (art. 43 Cost.) qual è il trasporto aereo, che, nella presente situazione, devono certamente essere gestiti da Enti o Aziende dello Stato o da Comunità di lavoratori o utenti, assicurando in tal modo che i redditi provenienti da questi servizi tornino alla collettività italiana e non finiscano nelle mani di speculatori stranieri e evitando in tal modo anche il rischio di illeciti licenziamenti.

Insomma, come sempre ripetiamo, occorre applicare gli articoli 1, 2, 3, 4, 11, 41, 42 e 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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