Sul piano economico soltanto l'intervento dello Stato potrebbe cambiare la gravissima situazione esistente

Sul piano economico soltanto l'intervento dello Stato potrebbe cambiare la gravissima situazione esistente

Sulla variante inglese del corona virus si è acceso un forte dibattito intorno al green pass, nel senso che verrebbe assicurata libertà di movimento e di assembramento solo per i vaccinati.

Contro questa decisione c’è stata una forte opposizione da parte di talune categorie imprenditoriali, soprattutto quelle della ristorazione, ma appare evidente che la maggioranza della persone accettino di farsi vaccinare, proprio per avere in cambio questa libertà di riunione.

Tuttavia, anche su questo punto, c’è la forte opposizione dei novax, i quali considerano il provvedimento come violazione delle libertà costituzionali, dimenticando che l’articolo 77 della Costituzione consente al governo di approvare decreti legge, in contrasto con i diritti dei cittadini, “in casi straordinari di necessità e di urgenza”, tra i quali certamente rientra lo stato di emergenza sanitaria provocato dal Covid-19.

A mio avviso bisogna porre in luce la speculazione che le industrie farmaceutiche private compiono a causa del corona virus, ma non i provvedimenti con i quali il governo tenta di tutelare la salute individuale e collettiva, come prescrive l’articolo 32 della Costituzione, che considera la salute diritto fondamentale del cittadino e interesse della collettività.

Sul piano economico domina ancora imperterrito il pensiero economico predatorio e incostituzionale del neoliberismo, che spinge Mario Draghi, non a prevedere l’intervento dello Stato, ma l’adozione di politiche anticicliche da parte di questo ultimo.

In questo campo comincia a farsi luce anche un aspetto, per così dire conciliativo, del pensiero neoliberista: quello di attenuare le reazioni dei lavoratori licenziati con una sorta di elemosina, consistente nell’impegno di creare una rete nazionale delle varie imprese per trovare ai licenziati una sistemazione alternativa.

Ciò è stato previsto da parte della Bayer per la fabbrica di Filago i cui lavoratori licenziati, in tutto 46 persone, potrebbero trasferirsi nella fabbrica di Garbagnate, a 53 chilometri di distanza.

Non sfugge, tuttavia, che la ricerca della costituzione di una rete produttiva fra le varie imprese è un puro paliativo e che la soluzione, come più volte ho ripetuto, sta nella nazionalizzazione delle imprese in difficoltà, come avveniva quando esisteva l’IRI, dannosamente eliminato.

Gli effetti negativi dell’attuale sistema economico si riversano, oggi, drammaticamente sulle fabbriche della Whirlpool a Napoli, dove è intervenuto energicamente il sindaco De Magistris in favore dei lavoratori, sulla GKN di Campi Bisenzio, per la quale c’è oggi una riunione in prefettura, per la fabbrica Ebraco di Riva di Chieri che produceva compressori ermetici, unità di condensazione e unità sigillate, per uso domestico e commerciale. E ciò per altre svariate imprese esistenti nel nostro territorio nazionale, per le quali Mario Draghi assicura soltanto di seguire la loro situazione da vicino, insieme con il Ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti.

Insomma, come sempre ripetuto, quello che bisogna fare è riportare nella proprietà pubblica del Popolo italiano le proprie fonti di produzione di ricchezza, che sono state indebitamente privatizzate, tra le quali quelle elencate dall’articolo 43 della Costituzione e cioè: le industrie strategiche, i servizi pubblici essenziali, le fonti di energie e le situazioni di monopolio. Cosa che non è minimamente previsto dall’attuale governo.

Raccomando, come al solito, l’attuazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42 e 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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