Il neoliberismo torna  a provocare i suoi tragici effetti nella politica italiana e europea

Il neoliberismo torna a provocare i suoi tragici effetti nella politica italiana e europea

La situazione dell’infezione da corona virus mantiene saldamente le proprie posizioni e qualche virologo ritiene che dovremo abituarci a convivere con esso.

A nostro avviso l’errore sta nel determinare i provvedimenti cautelativi in relazione al numero degli infettati e dei decessi, cioè a valle del contagio, e non prevedendo effettivamente un’azione concreta di prevenzione che, al punto in cui siamo arrivati, virologi come Galli e Crisanti ritengono debba concretarsi in un nuovo lockdown per l’intero Paese.

Sul piano politico, l’irresponsabilità di Renzi sta dando i suoi malefici frutti. Ci troviamo ora in una situazione che oscilla fra due poli opposti: da un lato quello secondo cui si dovrebbe tornare alle elezioni e si avrebbe, Salvini come capo del governo e Berlusconi, che preferiamo chiamare l’innominabile, come fa Travaglio, come Capo dello Stato; dall’altro la previsione di un governo di salvezza nazionale formato da persone con convinzioni politiche fortemente differenti, le quali non si sa bene quanto effettivamente possano agire efficacemente per la salvezza dell’Italia.

Tutto effetto del pensiero economico predatorio, immorale, asociale, individualista e patologico del neoliberismo, tra i fautori del quale si è sempre distinto Matteo Renzi.

Questo pensiero neoliberista, secondo il quale deve prevalere la concorrenza e gli Stati deboli devono soccombere economicamente di fronte agli Stati forti, torna di nuovo a dominare l’atteggiamento dell’Unione europea, la quale, dopo aver fatto pensare a un mutamento di atteggiamento con le giuste posizioni assunte da Ursula Von der Leyen a proposito del Recovery Fund, vieta oggi ad Ita, la nuova S.p.a. che dovrebbe sostituire Alitalia, di acquisire gli asset, e cioè gli slot, le MilleMiglia e il marchio, di Alitalia stessa, imponendo di venderli con bando europeo.

Si condanna cioè l’Italia a non avere la sua compagnia aerea di bandiera. A nostro avviso, per ovviare a questa gravissima situazione, converrebbe lasciar perdere la costituzione di Ita, la quale è per ora solo un’entità virtuale, poiché il relativo atto costitutivo, redatto dal governo, non ha ancora ottenuto il visto della Corte di conti. E concentrare tutti gli sforzi, utilizzando in modo più massiccio i soldi del Recovery Fund, per far rivivere Alitalia piuttosto che considerarla una bad company.

Va notato poi che nel consiglio direttivo di questa nuova compagnia sarebbero presenti due soggetti, uno nominato da Italia Viva e l’altro dai 5 stelle, che hanno già fatto parte del consiglio direttivo di Atlantia, la quale, come più volte abbiamo detto, ha agito e agisce contro l’interesse degli italiani e nell’esclusivo interesse dei soci.

È per questo che non ci stancheremo mai di ripetere che i servizi pubblici essenziali, come le autostrade e le comunicazioni aeree, devono appartenere alla mano pubblica, devono cioè essere, non delle S.p.A. acquisibili da chiunque, ma degli Enti pubblici che abbiano come obiettivo l’interesse degli italiani. Lo impone, come sempre abbiamo ripetuto, l’articolo 43 della nostra Costituzione, repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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