Dopo il Covid-19 il governo, anziché rafforzare l'unità d'Italia, si appresta a dividerla approvando le autonomie differenziate

Dopo il Covid-19 il governo, anziché rafforzare l'unità d'Italia, si appresta a dividerla approvando le autonomie differenziate

Il devastante contagio del corona virus, che continua a salire, anche se con minore velocità, e le morti, anche di giovani, che esso continua a provocare hanno posto in evidenza l’insufficienza dell’organizzazione della sanità italiana, la quale ha mostrato crepe di ogni genere, dal numero dei medici, degli infermieri, fino alla carenza degli strumenti e delle strutture necessari per la cura.

Tutto questo perché la deprecabile modifica del titolo V della Costituzione, ha attribuito alle regioni l’attività organizzativa della sanità pubblica.

Eppure, di fronte al fallimento delle regioni in questo campo, di sotterfugio, senza che l’opinione pubblica ne sappia niente, il governo ha preparato un disegno di legge collegato alla legge di bilancio che attribuisce la totale competenza in materia di sanità e di istruzione al Veneto, alla Lombardia, al Piemonte e all’Emilia Romagna, le quali potrebbero così agire in queste delicate materie con competenza propria e in modo del tutto autonomo rispetto ai principi e alle direttive statali.

Si andrà così di peggio in peggio, perché da un lato le regioni hanno dimostrato la loro incapacità organizzativa in questa materia e, dall’altro, il riconoscimento dell’autonomia differenziata porterebbe a una irreparabile divaricazione tra le condizioni sanitarie del Nord e quelle del Centro-Sud.

Il tutto in palese contrasto con la Costituzione, la quale all’articolo 5 prevede l’indivisibilità e l’unità della Repubblica, e in contrasto, soprattutto, con il principio fondamentale posto dall’articolo 3 che impone l’eguaglianza sostanziale fra tutti i cittadini. Ed è semplicemente inconcepibile che lo Stato, anziché provvedere, con la sua competenza esclusiva, alla “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale” (art.117, comma 2, lettera m), si appresti a porre un principio completamente opposto: quello dell’autonomia differenziata, foriero, come si è detto, di una insopportabile disparità di trattamento.

La deriva dell’unità dell’Italia è dunque evidente ed è assolutamente impossibile che una legge del genere entri nell’ordinamento giuridico. Peraltro, il fatto che questo disegno di legge è collegato al bilancio, fa si che esso sia sottratto a qualsiasi referendum popolare (art. 75 Cost.), dando così un altro duro colpo alla democrazia italiana.

La nostra difesa resta soltanto il ricorso alla Corte Costituzionale, ma, come è noto, la procedura per accedere al giudizio della Corte è piuttosto complessa e farraginosa.

Rivolgiamo perciò vivo appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affinché intervenga contro questo scempio inferto all’unità e indivisibilità della Repubblica italiana.

Un altro provvedimento che spiega come mai Silvio Berlusconi, che ha governato l’Italia nel suo proprio personale interesse, si sia deciso ad appoggiare l’approvazione del bilancio, è quello relativo a un emendamento alla legge di bilancio a favore di Mediaset, ai fini di difenderla dalle scalate della francese Vivendi.

Nonostante l’occasione di questo emendamento sia, come quasi tutte le leggi del governo Berlusconi, macchiato dall’interesse personale del Cavaliere, a nostro avviso, l’estensione del golden power (e cioè del potere di veto del governo in ordine alle vendite, agli accorpamenti, alle opa, ai cambiamenti della sede legale e fiscale e alle delocalizzazioni delle S.p.A.), alla materia delle telecomunicazioni, è un fatto positivo e indispensabile.

Tuttavia emendamenti di questo genere sono da definire dei tappabuchi in un sistema economico che, fraudolentemente, ha trasferito a privati beni e servizi appartenenti al Popolo sovrano. Per cui restiamo convinti che in questi casi, pur lasciando in piedi il golden power, sia assolutamente indispensabile che tornino nella mano pubblico le industrie strategiche, i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio, come prevede l’articolo 43 della Costituzione italiana repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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