Paolo Maddelna

Come già detto ieri il contagio da corona virus diminuisce in Italia e in Europa, mentre infuria negli Stati Uniti e, soprattutto, in America Latina.

In Brasile sono stati superati i 660 mila contagi e oltre 33 mila vittime, diventando il terzo paese al mondo per decessi.

Dati positivi sono da rilevare a proposito degli aiuti economici che ci vengono proposti dall’Europa. Sembra che finalmente, pur tra mille ostacoli, si faccia strada un principio mutualistico.

Dopo l’annuncio del Recovery Fund, sul quale si pronuncerà il Vertice dei Capi di Stato e di governo del 19 giugno, ieri la Presidente della Bce ha annunciato che la la Banca da lei presieduta porterà a 1350 miliardi di euro la somma destinata all’acquisto di titoli di Stato emessi dai Paesi membri.

La differenza tra i due interventi sta nel fatto che il Recovery fund distribuirà il prestito a lungo termine e a bassissimo tasso d’interesse privilegiando le nazioni più colpite dal corona virus, mentre l’acquisto dei titoli del debito pubblico sarà strettamente parametrato in base alla partecipazione, in qualità di azionista, di ogni Paese al capitale della Bce.

Dal punto di vista puramente economico si tratta di un beneficio per l’Italia, la quale, per un verso potrà risanare, anche se solo in parte, le enormi spese effettuate per combattere il corona virus, e dall’altro potrà predisporre un piano, non si sa quanto valido, per il proprio sviluppo economico.

Si tenga presente tuttavia che si tratta di prestiti e che di parziale donazione si può parlare soltanto per quanto riguarda il Recovery Fund, per il quale l’Italia sarà tenuta a restituire una somma inferiore alla sua quota di partecipazione al bilancio dell’Unione europea, mentre per quanto riguarda l’acquisto dei titoli del debito pubblico la restituzione dovrà essere integrale e parametrata (come lo è la partecipazione al bilancio europeo) sulla base della contribuzione dell’Italia al capitale sociale della Bce (capital key).

È da sottolineare che la soluzione adottata dall’Europa è l’unica possibile alla luce dell’attuale sistema economico predatorio neoliberista, il quale tratta gli interessi pubblici alla pari degli interessi privati, e concepisce la Bce e le altre banche centrali (Bcn) come banche private, che devono perseguire innanzitutto gli interessi dei propri soci e non gli interessi dell’intera Comunità.

Del resto è in questo senso che si è espressa la Corte costituzionale tedesca, la quale ha imposto alla Germania, di limitare la propria partecipazione all’iniziativa in corso limitatamente alla quota azionaria della sua partecipazione alla Bce.

Molto più semplice, rapida e egualitaria sarebbe apparsa un’iniziativa del genere, se si fosse ritenuto vigente (come lo è per la Costituzione italiana) il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, in base al quale, evitando di ricorrere a complicate operazioni di riparto e ai conseguenti controlli da parte dell’Europa sugli Stati membri , sarebbe stata possibile una “monetizzazione” dei debiti da parte della Bce e delle banche centrali nazionali, con l’effetto di eliminare del tutto il debito pubblico degli Stati stessi, come fanno ad esempio gli Stati Uniti d’America e il Giappone.

È da tener presente che l’Italia si sarebbe molto più avvantaggiata se fosse ricorsa a una immissione di moneta da parte della propria banca centrale, cosa da ritenere possibile, sia in base all’articolo 128 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, secondo il quale le banche centrali nazionali emettono banconote alla pari della Bce, sia in base alla nostra Costituzione, secondo la quale, come si legge all’articolo 117, comma 1, lettera e), rientrano nella competenza esclusiva dello Stato: “la moneta, la tutela del risparmio, i mercati finanziari, il sistema valutario e la perequazione delle risorse finanziarie”.

E tutto questo tenendo presente che la nostra partecipazione all’Unione europea è ammessa, come prescrive l’articolo 11 della Costituzione, soltanto “in condizioni di parità con gli altri Stati” e consente “limitazioni di sovranità” soltanto per assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni.

E non per assicurare un’Unione europea nella quale: una posizione di comando è assicurata all’asse franco-tedesco; i controlli della Commissione non hanno mai riguardato le violazioni dei trattati commesse dalla Germania; esistono Paesi come l’Olanda, il Lussemburgo ed altri che sono paradisi fiscali, che attirano le industrie impoverendo il nostro Paese; si consente alle industrie che producono in Italia di avere la sede fiscale nei suddetti paradisi fiscali (vedi ad esempio, Mediaset e Fca).

Vogliamo dire che la situazione in cui ci troviamo ci costringe ad accettare l’offerta economica dell’Unione europea, ma che una nostra liberazione da stringenti vincoli che impediscono una nostra politica di reale sviluppo economico, potrà aversi soltanto nell’ambito di un sistema economico che non avvantaggi i più forti a discapito dei più deboli e consenta all’Italia di esercitare liberamente la leva monetaria, magari scegliendosi come partner Paesi a lei più affini per cultura e tradizioni.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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2 commenti su “Finalmente un senso di parziale mutualità spunta in Europa”

  • Professore, penso che le Sue parole , purtroppo, siano apprezzate da una infinitesima parte di cittadini, a cominciare dal Capo dello Stato , secondo me troppo Europeista . L’attuale informazione presenta ingigantita come una pioggia di miliardi la cifra concessaci dalla buona europa.
    Diversi anni fa avevo fiducia nei 5Stelle che promettevano la nazionalizzazione della Banca Centrale e volevano l’uscita da questa europa, ma si sono persi per strada.
    Il Governo con la “pandemia” ha terrorizzato il popolo e invece di ascoltare veri virologi ha dato voce a ciarlatani che hanno prodotto un opera devastante, sia per la nostra salute che per la nostra economia mettendo i nostri beni rimasti in balia degli squali della grande finanza. Grazie comunque delle Sue parole e vorrei tanto che fossero sentite dai nostri attuali politici che preferisco non qualificare.

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