Paolo Maddelna

Coloro che hanno a lungo negato l’esistenza del corona virus, definendola una comune influenza, sono stati platealmente smentiti dal fatto che le infezioni sono tutt’ora molto gravi in Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna, mentre in Corea, che, per prima, aveva affermato di aver sconfitto il Covid-19, è emerso un nuovo focolaio di infezione di 70 persone.

La questione è veramente molto seria e pensare di riaprire le citate tre regioni del nord Italia, da un punto di vista sanitario, è assolutamente impraticabile, visto che il tasso di aumento delle infezione è, in quei luoghi, ancora molto alto.

L’idea di trattare, in base al principio di solidarietà allo stesso modo tutte le regioni, è illogico poiché la solidarietà deve essere dimostrata, non nell’infliggere a tutti l’inattività economica, ma nel fare in modo che le regioni che possono tornare alla libertà di circolazione e di produzione di uno sviluppo dell’economia, debbano poi aiutare le regioni che ancora, a causa dell’infezione, sono costrette a restare inattive.

E si tenga presente che nel discusso rapporto fra salute ed economia, secondo una interpretazione esatta dei diritti fondamentali previsti in Costituzione, è il diritto alla vita e alla salute, di cui all’articolo 32 Cost., che deve prevalere sugli altri diritti. Si pensi ad esempio che non può utilizzare il proprio diritto di libera circolazione nel territorio chi è malato o addirittura deceduto.

In ogni modo il problema centrale, che non è affatto affrontato dal governo, è quello di riportare in Italia, per superare la crisi economica attuale, il sistema economico produttivo keynesiano, abolendo il sistea economico neoliberista che è stata la causa prima del nostro disastro econonico.

Se il grande ammontare dei prestiti ricevuti dall’Europa viene distribuito secondo l’attuale sistema è certo che alla fine ci troveremo con più debiti e con una situazione economica complessiva ancora peggiore di quella attuale.

Lo afferma addirittura il governatore della Banca D’Italia Visco, riportando le seguenti parole di Keynes: “ci vuole per il dopoguerra un piano concepito in uno spirito di giustizia sociale e su sacrifici generali, che non deve essere una giustificazione per rinviare le riforme, ma un’occasione per procedere più avanti verso la riduzione delle diseguaglianze”.

Il che significa che è del tutto inutile dare soldi alle imprese (cioè aumentare l’offerta) se ancora non c’è una solida domanda da parte di tutti.

Il programma previsto dal governo Conte, e affidato alla task force capeggiata da Colao, che è un insigne neoliberista, pone al contrario come obiettivo il finanziamento delle imprese e non la distribuzione di ricchezza alla base della piramide sociale.

Basti pensare che in tema di ambiente, e cioè al numero uno del programma, si parla di aiuti alla produzione di fonti di energie alternative, mentre per creare la domanda, sarebbe necessario prevedere una grande opera di risanamento ambientale e di ricostituzione dell’equilibrio idrogeologico, compiendo un lavoro che non produce merci da collocare sul mercato, ma una distribuzione della ricchezza fra tutti e agisca come volano dell’economia (i lavoratori con la loro paga, vanno ai negozi, i negozi alle imprese, e queste assumo, anziché licenziare, gli operai, e producono merci).

Come al solito la soluzione dei nostri problemi passa attraverso l’attuazione delle norme e dei principi della Costituzione, la quale pone come fondamentale la eliminazione delle diseguaglianze economiche e sociali, che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3 Cost.).

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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Un commento su “La rinascita economica dell’Italia si fonda sulla domanda e non sull’offerta”

  • Caro Professore,
    Ancora una volta dimostra la capacità di arrivare al punto evidenziando l’importanza che la DOMANDA GLOBALE ha per Keynes.
    Tuttora però mi piacerebbe che i miei colleghi e suoi seguaci si esprimessero.
    Cosa bisognerebbe fare perchè manifestiate il vostro consenso? Ne va della causa

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