Il programma del cambiamento

Il programma del cambiamento

L’inserimento nella struttura di governo del Ministero per la famiglia e le disabilità e del Ministero per il sud è un ottimo segnale per l’intervento dell’azione governativa in settori finora abbandonati. L’impressione che si riceve leggendo la lista dei ministri è da un lato la presenza di personaggi esperti nell’amministrazione pubblica e dall’altro la proiezione dell’attività di governo per la soluzione dei bisogni più urgenti della popolazione. È possibile dunque parlare di un “inizio di cambiamento”. Il governo tuttavia dovrà tener presente che agisce in un contesto economico finanziario profondamente contrario agli interessi degli italiani.
È da porre in evidenza innanzitutto che l’Italia, nonostante faccia parte dell’Eurozona, è egualmente esposta alla speculazione finanziaria, poiché questa anche se non agisce direttamente contro la moneta unica, in realtà agisce contro i titoli del debito pubblico, caricandoci a suo arbitrio di elevatissimi tassi di interesse. A nostro avviso il governo, considerato che l’euro non è più un “ombrello” contro la speculazione, deve adottare forti misure di contrasto all’accaparramento, da parte della speculazione, di un enorme ricchezza fittizia, che che essa traduce in beni reali acquistando a prezzo vile le nostre industrie, i nostri servizi pubblici essenziali, le nostre fonti di produzione della ricchezza, i nostri demani, i nostri territori. In altri termini occorre agire contro la cartolarizzazione dei diritti di credito, contro i derivati e contro tutti questi strumenti finanziari che creano dal nulla il denaro fittizio. In sostanza le banche sono lo strumento attraverso il quale la finanza si impadronisce di questi falsi diritti di credito, utilizzandoli, non per la produzione di ricchezza reale, ma per comprare altri diritti fittizi, che poi trasforma in beni reali acquistando I nostri beni fino al punto da rendersi padrone di tutto il nostro territorio nazionale.
Il Presidente della Commissione Europea Junker, probabilmente ignaro di questo sistema economico predatorio, ha detto ieri che l’Italia deve risolvere da sé i propri problemi. Siamo nella necessità di accogliere questa sfida agendo, come si è detto, contro la moneta fittizia e d’altro canto nazionalizzando il più possibile industrie e banche e bloccando la svendita delle fonti di ricchezza come ad esempio l’Ilva o Alitalia. Dobbiamo capire che la Commissione Europea protegge la Germania, che non ha mai dichiarato il suo surplus commerciale e ha sforato per cinque anni i limiti di Maastricht e la Francia che supera costantemente il limite del 3% arrivando al 4,7%, senza che la Commissione dica nulla. È stato evidentemente un errore cedere la nostra sovranità monetaria, con la quale l’Unione Europea si è impadronita anche della nostra competenza in materia di sviluppo economico, costringendo la nostra politica al solo fine del pareggio di bilancio, incautamente e silenziosamente inserito in Costituzione.
Il cambiamento comincerà ad essere reale se sapremo opporci agli  effetti devastanti del sistema economico neoliberista e sapremo far valere, almeno nel mercato interno, il sistema di stampo Keynesiano voluto dalla nostra Costituzione. Lo ha fatto con successo l’Islanda. Ora dobbiamo realizzarlo noi. Ce lo chiede lo stesso Presidente della Commissione Claude Junker.

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