Il servilismo della nostra politica ci svaluta agli occhi stessi di chi ci comanda

Il servilismo della nostra politica ci svaluta agli occhi stessi di chi ci comanda

Gran Bretagna, Germania, Francia e USA si sono incontrati in una videoconferenza senza invitare l’Italia, la quale, tra l’altro, ospita potenti forze militari USA ad Aviano e a Sigonella. È stato uno schiaffo alla nostra Nazione e soprattutto a Draghi, che ha posto in essere una politica di servilismo agli USA, senza considerare la dignità del Popolo italiano.

Peraltro è da considerare assurda la posizione che egli ha assunto in sede di governo, avendo deciso di procedere alla revisione del catasto, cioè a impoverire ancor di più il largo stuolo degli italiani, che, con enormi sacrifici, hanno investito i propri risparmi nell’abitazione, come del resto prescrive l’articolo 47 della Costituzione.

Inoltre egli insiste per la riforma fiscale, i cui effetti, date le premesse, saranno comunque contrari agli interessi del Popolo. Draghi mantiene un suo atteggiamento molto duro nei confronti della maggioranza parlamentare ed è riuscito a far approvare, in sede parlamentare, le sue proposte su detti argomenti con un solo voto di scarto, quello di Maurizio Lupi, fervido sostenitore del neoliberismo, che già ha dimostrato il suo cinismo con una norma di legge da lui voluta che non riconosce il rilascio del certificato di residenza agli occupanti abusivi, in modo di privarli di luce e di acqua.

In ogni caso è da porre in grande evidenza che chi la fa da padrone è il mercato generale, e più precisamente le potenze economiche che indirizzano le scelte di quest’ultimo.

Possiamo dire che il vero nemico del Popolo italiano è stato l’aumento dei prezzi, innanzitutto energetici,(le cui bollette sono aumentate del 130%), e poi di riflesso i costi della pesca, dell’ agricoltura, della produzione di acciaio (che per altro è affidato ancora ad un industria franco indiana la ArcelorMittal), nonché la chiusura delle aziende riguardanti il turismo e la ristorazione.

In proposito devo sottolineare che a questo aumento estremamente speculativo dei prezzi, avrebbe potuto svolgere un’azione di freno l’intervento dello Stato nell’economia, e, principalmente, dell’Eni che abbiamo inutilmente e dannosamente ceduto allo straniero, perdendo la maggioranza azionaria e, in particolare, dell’Iri con le sue duemila aziende che assicuravano un intervento a prezzi moderati in moltissimi settori dell’economia.

Questa forma di bilanciamento economico è stata travolta dalle dissennate privatizzazioni e svendite, le quali hanno messo in luce l’incapacità dei nostri imprenditori di sviluppare l’economia italiana, come dimostra il fatto che, dopo essersi impossessati di servizi pubblici essenziali, di fonti di energia e di industrie strategiche, loro venduti a prezzi stracciati, non hanno affatto pensato a una programmazione industriale e hanno utilizzato questi nostri beni come titoli di credito, svendendoli sul piano finanziario e passandoseli tra di loro di mano in mano caricandoli di debito e poi svendendoli a multinazionali e fondi stranieri.

A mio avviso il crollo totale della nostra economia è effetto della dismissione oramai quasi completata del nostro demanio costituzionale, il quale, non solo ci avrebbe consentito una sorta di autarchia in materia energetica, ma avrebbe agito, come ho detto, anche come freno agli assalti cinici, illegittimi e ingiustificati della speculazione dei mercati.

Con animo sempre più amareggiato invito tutti a dare attuazione agli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

Come iscriversi all'associazione del Presidente Maddalena

Governo e Parlamento sbandano e l'Italia corre verso l'autodistruzione

Governo e Parlamento sbandano e l'Italia corre verso l'autodistruzione

Dalla stampa odierna si trae il convincimento di una grave confusione di idee nel rapporto fra governo e maggioranza parlamentare.

A parte ogni polemica, mi preme sottolineare che i parlamentari, in palese violazione della modifica all’articolo 9 della Costituzione, che fa obbligo al legislatore di proteggere la vita degli animali, ha aumentato da 6 mesi a tre anni il periodo in cui rimane ancora lecito utilizzare le inaudite sofferenze degli animali ai fini della fabbricazione dei farmaci. È ciò è avvenuto senza tener conto del fatto che, come dimostrato dalla scienza, imporre queste atroci sofferenze agli animali è assolutamente inutile, perché ci sono migliaia di altri strumenti per la fabbricazione di farmaci idonei a salvaguardare la vita dell’uomo.

Una decisione estremamente oscura sotto il profilo e la considerazione della vita umana come parte della vita universale che ovviamente comprende anche la vita degli animali e delle piante.

Si direbbe che è stato sconfitto sul nascere quell’auspicato mutamento dell’orientamento costituzionale antropocentrico a favore del biocentrismo.

Altro effetto estremamente negativo è quello dell’approvazione della messa a gara a bando europeo del litorale marittimo, fluviale e lacuale italiano, ponendo così in commercio un servizio pubblico essenziale che, essendo di preminente interesse generale e oggetto di proprietà pubblica demaniale del Popolo italiano, non può essere, né alienato, né svuotato di contenuto, concedendo a stranieri la cosiddetta piattaforma gestionale del servizio stesso (in termini privatistici si direbbe: donare agli stranieri l’usufrutto di tali beni e riservare al Popolo la nuda proprietà pubblica).

Il che è assolutamente inammissibile, poiché ai sensi dell’articolo 42, primo comma, primo alinea: la proprietà pubblica non solo è inalienabile, ma è anche incomprimibile, e cioè piena ed è inidonea ad essere svuotata del suo contenuto.

In conclusione la cosa più grave è che governo e maggioranza hanno le idee offuscate dal pensiero neoliberista, il quale vuole che siano in mano privata tutte le fonti di produzione di ricchezza nazionale, affidando così al caso, piuttosto che a una chiara programmazione economica dello Stato, la stessa politica economica, la quale è diventata un puro nome privo di significato, in quanto non più idonea a perseguire fini di interesse pubblico. L’Italia è diventata così il luogo dello shopping delle multinazionali e dei Paesi economicamente più forti, che comprano la nostra ricchezza a prezzi stracciati, provocando disoccupazione, riduzione della domanda interna, fine dello sviluppo economico e quindi miseria generalizzata.

Come al solito invito tutti a dare attuazione agli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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L'inflazione galoppa e la perdita del demanio pubblico impedisce l'utilizzo di beni nazionali e le necessarie riconversioni industriali

L'inflazione galoppa e la perdita del demanio pubblico impedisce l'utilizzo di beni nazionali e le necessarie riconversioni industriali

Dalla stampa odierna emerge che l’immaginario collettivo, in genere di memoria breve, ha presto dimenticato il problema cruciale e fondamentale del surriscaldamento terrestre e ora è spaventato dalla riemersione dell’inflazione che aumenta a pieno ritmo.

Quello che non entra nella mente dei politici, e in genere quasi di tutti gli italiani, è che l’aver distrutto le fonti di produzione di ricchezza del patrimonio pubblico, donandole, con cifre irrisorie a singoli privati, i nostri politici, a partire dall’assassinio di Moro in poi, non hanno tenuto conto che il nostro Stato comunità, ha bisogno di mezzi propri per soddisfare le esigenze della popolazione e la sua stessa conservazione, evitando di disperdere il proprio demanio (che è inalienabile, inusucapibile e inespropriabile), per questo costituito, con concessioni quasi gratuite a privati, spesso stranieri.

Non sfugge che in questo ultimo improvviso e forte rimbalzo dell’inflazione il nostro governo si trova in grande difficoltà proprio perché l’Italia, che potrebbe sopravvivere con le proprie riserve di gas e metano, ha avuto nel passato la brillante idea, attuata soprattutto da Renzi, di svendere a compagnie straniere tutto il petrolio che giace nel mare territoriale Adriatico, mentre già prima, e cioè con Decreto legge del 1992, il governo Amato aveva privatizzato, oltre l’INA e l’IRI, anche l’ENI e l’ENEL, le cui sorti ora sono decise da singoli privati, e al riguardo è opportuno ricordare che l’ENEL ha fatturato nel 2021 oltre 88 miliardi di euro, ben 23 miliardi in più dell’anno precedente, guadagni che non finiscono nel bilancio dello Stato, ma restano nelle mani della S.p.A. ENEL, che ovviamente persegue fini privatistici e non di interesse nazionale.

Il feroce mostro da abbattere, il nostro più grande nemico, come più volte ho detto, è la privatizzazione, cioè il trasferimento illecito dei beni appartenenti in proprietà pubblica a tutti (art. 42 Cost., comma uno, primo alinea), a singoli cittadini, soprattutto a stranieri.

Fortemente errata, a mio sommesso avviso, è anche la politica di sostegno che, con denari presi a prestito, il governo effettua per aiutare l’edilizia e altri settori, facendo in modo che privati spregiudicati, e spesso della malavita, si siano avventati su tali somme, producendo scandali di ogni tipo e soprattutto un numero enorme di morti sul lavoro.

È possibile indebitarsi, ma solo per spese di investimento, capaci di coprire il debito in limitati periodi di tempo , ma se il denaro pubblico (ripeto, preso a prestito) viene speso da una serie indecifrabile di soggetti economici legati solo ai loro personali interessi, è ovvio che vien meno il guadagno necessario per ripagare il debito medesimo, e tutto cade sulle spalle del Popolo in un precipitare senza fine.

Problema importante è anche quello della riconversione industriale, la quale richiede un intervento massiccio del governo, cui spetta, ai sensi dell’articolo 41, comma 3, il coordinamento delle attività economiche pubbliche e private, un coordinamento che non può più esistere per la semplice ragione che il pubblico, e cioè l’intervento dello Stato nell’economia da imprenditore, è stato ceduto ai privati e senza l’attività economica pubblica è impossibile coordinare a fini pubblici le libere scelte dell’iniziativa economica solo privata.

Quanto detto vale per l’aumento delle bollette gas/luce, ma vale anche per tutti gli altri beni di prima necessità che l’aumento di queste fonti energetiche comporta.

Ribadisco dunque l’assoluta necessità di ricostruire il nostro demanio costituzionale, che riguarda gli interessi del Popolo sovrano, soggetto plurimo, e non gli interessi dello Stato-persona, soggetto singolo (maschera dietro cui si nasconde il reale potere), dando risalto alla fondamentale distinzione fra beni che devono essere fuori commercio per la costituzione e il mantenimento della Comunità , ai quali fanno riferimento i novellati articoli 9 e 41 della Costituzione (modifica costituzionale dell’8 febbraio 2022), che pongono tra i principi inderogabili anche la salute e l’ambiente, facendo capire che è solo il demanio pubblico lo strumento adatto per l’attuazione di un lavoro non precario e per il progresso materiale e spirituale della società.

Ma il governo continua a tenere gli occhi bendati su questa verità costituzionale e ne è prova il fatto che, come previsto, il nostro trasporto aereo, già ridotto dalla grande Alitalia alla piccola ITA, passa definitivamente agli imprenditori stranieri, svizzeri (MSC crociere) e tedeschi (Lufthansa).

Purtroppo siamo dominati da una comunicazione radiotelevisiva che predica errori e impedisce di veder chiaro all’immaginario collettivo.

Invito pertanto come al solito tutti a leggere e studiare gli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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L'attuazione del PNRR implica la privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici essenziali. Unico rimedio è il ricorso al giudice per far valere i principi e le norme della Costituzione

L'attuazione del PNRR implica la privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici essenziali. Unico rimedio è il ricorso al giudice per far valere i principi e le norme della Costituzione

Dopo la elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica i vari partiti lottano fra loro per ottenere una posizione politica di maggior forza in vista delle prossime elezioni del 2023.

L’elezione di Mattarella infatti ha provocato, come rilevano i sondaggi, una perdita notevole di voti da parte della Lega e un notevole guadagno da parte di Fratelli d’Italia.

In questa situazione la parte del Movimento 5 Stelle che fa capo a Conte cerca di avvicinarsi al PD, il quale a sua volta tenta di attirare a se i partitini della sinistra, e d’altro canto gli altri partiti capeggiati da Renzi e Berlusconi tentano di creare un polo di attrazione costituito dal centro.

A mio avviso si tratta del solito teatrino pre-elettorale, di carattere populista, in quanto il dominio del pensiero neoliberista spinge poi tutti a convergere su una stessa linea politica, che vede perdenti gli interessi del Popolo italiano.

Ciò è dimostrato in modo chiaro dalle disposizioni del decreto concorrenza (che è in corso di esame da parte del Parlamento), il quale mira a collocare sul mercato, a favore della speculazione finanziaria, due settori molto importanti: l’acqua pubblica e i servizi pubblici essenziali.

Significativa è la norma del Ddl concorrenza che impone ai Comuni di dare in concessione i servizi pubblici locali e la gestione dell’acqua pubblica, sacrificando così anche l’Abc di Napoli, che è un esempio ben noto di gestione dell’acqua affidata al settore pubblico.

E tutto questo avviene nell’indifferenza del Popolo italiano distratto dal Festival di San Remo e nella indescrivibile confusione negli uffici ministeriali, i quali non riescono a far fronte alle minute prescrizioni del PNRR per ottenere i prestiti previsti.

Desidero sottolineare che il fatto più grave consiste nel calpestare ancora una volta, sia la volontà espressa dal Popolo con il referendum del 2011 sull’acqua, sia i principi fondamentali della nostra Costituzione, anch’essa confermata dal referendum del 2016, che vide la sconfitta della deforma costituzionale renziana.

Infatti la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici essenziali, come più volte ho ripetuto, violano in modo eclatante il principio costituzionale secondo il quale appartengono alla proprietà pubblica, e cioè al demanio costituzionale, i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le industrie strategiche, i quali sono beni di “preminente interesse generale” (art. 43 Cost.).

In realtà non si può negare che nell’immaginario collettivo emerge soprattutto la gestione dell’acqua, la quale, essendo elemento essenziale per la vita (per questo definito allo stesso tempo bene comune e proprietà collettiva demaniale), non può subire le oscillazioni speculative delle valutazioni di mercato.

Siamo di fronte ad un attacco mortale contro la Costituzione e l’esistenza stessa dello Stato-Comunità, il quale ha come obiettivo il benessere dei cittadini e non gli interessi delle multinazionali e della speculazione finanziaria.

Mi unisco pertanto alle dichiarazioni fatte da Paolo Carsetti, del Forum Italiano movimenti per l’acqua, e aggiungo soltanto che, a questo punto, è indispensabile agire in giudizio contro le già avvenute privatizzazioni in questo settore, come da ultimo quella che riguarda l’acqua del meridione, che era affidata all’ente pubblico Eipli, l’Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in PugliaLucania ed Irpinia, il quale doveva perseguire gli interessi generali, mantenendo la gestione pubblica dell’acqua, ed è stato trasformato in una S.p.A., la quale non deve più perseguire gli interessi pubblici, ma gli interessi dei soci, utilizzando peraltro un capitale del tutto pubblico.

È una vera ignominia che il Popolo italiano non può tollerare. Ripeto che in questo caso non sono sufficienti proclami, ma occorre l’intervento della magistratura, che faccia valere i principi e i diritti costituzionali, rimettendo alla Corte costituzionale le leggi che autorizzano tali privatizzazioni.

Come al solito non mi resta che invitare i miei concittadini all’attuazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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Difendiamo la proprietà pubblica demaniale del Popolo italiano

Difendiamo la proprietà pubblica demaniale del Popolo italiano

La notizia odierna che sollecita il mio interesse per la tutela del demanio pubblico inalienabile del Popolo italiano riguarda la vendita del complesso monumentale di Villa Ludovisi e in particolare del Casino dell’Aurora sulle mura del quale c’è un dipinto del Caravaggio di inestimabile valore.

A causa di controversie fra gli eredi del principe Nicolò Boncompagni Ludovisi è in corso un’asta per la vendita di detto complesso. Al riguardo è da precisare che, su Villa Ludovisi e sul Casino dell’Aurora, che costituiscono un bene culturale di altissimo valore, grava la proprietà pubblica demaniale del Popolo italiano estrinsecatosi nei vincoli artistici e storici cui il complesso è sottoposto.

La vendita all’asta di cui si discute non tiene conto del fatto che sul detto complesso gravano due beni giuridici, quello culturale, in proprietà pubblica demaniale, e quello economico, in proprietà privata degli eredi Boncompagni Ludovisi.

Ai sensi della vigente Costituzione, e precisamente dell’articolo 42, primo comma, primo alinea, la proprietà pubblica non ha limiti e prevale sulla proprietà privata.

Ne consegue che tutti i beni in proprietà privata, qualora il privato voglia disfarsene, devono tornare nella proprietà pubblica del Popolo. Ed è per questo che la legge del 1939, transitata nel codice dei beni culturali e paesaggistici, ha previsto che in caso di vendita lo Stato ha diritto di prelazione pagando il prezzo della aggiudicazione.

Desidero aggiungere che qualora tale prezzo risultasse ancora esorbitante, come è quello posto a base d’asta, il ministero dei beni culturali è tenuto ad espropriare il bene di cui si tratta versando un’equa indennità, calcolata dagli uffici tecnici competenti.

Lo impongono i seguenti articoli della Costituzione: il già citato articolo 42, primo comma, in base al quale la socializzazione del bene non ha limiti (vedi lavori preparatori); il secondo comma, secondo il quale: “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge allo scopo di assicurarne la funzione sociale” e lo Stato non può esimersi dal dovere di assicurare la funzione sociale di questo bene che sarebbe frustrata dall’acquisto di privati, specialmente stranieri (si parla di Bill Gates e di Emiri arabi); l’articolo 41 secondo il quale: “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, ed è fuori discussione il fatto che il mancato acquisto alla proprietà pubblica di tale bene costituisca un danno per la collettività e violerebbe il principio dell’utilità pubblica.

Invito perciò il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini a tener conto, non solo delle indicazioni di legge, ma anche di quanto risulta da una lettura attenta degli indicati principi costituzionali.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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