Paolo Maddelna

La stampa odierna pone in evidenza che le sanzioni economiche a carico della Russia non sono in grado di raggiungere gli effetti sperati per il fatto che la Russia continua a ricevere dall’Europa le somme dovute in riferimento alle forniture di gas tutt’ora in corso.

A questo proposito è da ricordare che l’Italia, dopo la Germania, è il maggiore importatore del gas russo per oltre il 46% del fabbisogno nazionale.

Ben diversa sarebbe stata la situazione, se nel 1992 il governo Amato non avesse privatizzato l’Eni e se nel 1995 il governo Dini non avesse provveduto alla sua vendita riservando allo Stato solo il 30%.

È da precisare che l’Eni (che era un Ente pubblico economico che agiva fuori del mercato) non solo utilizzava il gas estratto in Italia, ma aveva molti contratti di forniture in tutti i Paesi del mondo.

È ovvio che nell’attuale situazione l’Eni, se ancora fosse in proprietà pubblica dello Stato italiano, potrebbe essere libera di scegliere i partner più idonei a soddisfare le esigenze di gas del nostro Paese.

Questa libertà di scelta invece, a causa della sua svendita, è sfuggita allo Stato italiano ed è passata ai soci stranieri dell’Eni che hanno la maggioranza del capitale.

L’effetto nefasto delle privatizzazioni riguarda anche la possibilità di estrarre gas e petrolio dal sottosuolo italiano, ma anche in questo caso, violando la Costituzione, le concessioni petrolifere sono state date quasi tutte a privati e quasi tutti stranieri come Total e Shell.

Devo ancora una volta ricordare che, a termine di Costituzione, le fonti di energia fanno parte del demanio costituzionale dello Stato e non possono essere collocate sul mercato, cioè non possono essere sottoposte alle variazioni dovute alla speculazione finanziaria, perché elementi costituivi dello Stato-Comunità e indispensabili per la sua vita.

Devo ancora sottolineare che, a termine dell’articolo 42, primo comma, primo alinea: “la proprietà è pubblica e privata”, e la proprietà pubblica, come da tempo sottolineato da Massimo Severo Giannini, è proprietà collettiva demaniale e cioè inalienabile e incomprimibile, per cui i servizi energetici di cui parliamo, non solo non possono essere privatizzati e svenduti, ma non possono neppure essere dati in concessione.

Infatti le concessioni, che per altro, per quanto riguarda il gas e il petrolio italiani, sono state date dal governo Renzi a tempo indeterminato fino all’esaurimento dei pozzi, svuotano di contenuto la proprietà pubblica, la quale, a differenza della proprietà privata che dipende dal potere dominicale del singolo, non può essere compressa e diventare, per così dire, una nuda proprietà pubblica. Lo impedisce la stessa lettera dell’articolo 42 parlando di una proprietà pubblica senza limiti cioè capace di espandersi, ma non di essere compressa, come si ricava anche dalla lettura degli atti della Costituente.

Purtroppo i nostri governi hanno fortemente danneggiato il Popolo svendendo, o comprimendo la proprietà demaniale dei servizi pubblici appartenenti al Popolo, e cedendo tale proprietà a soggetti singoli, che di norma sono stati imprenditori italiani che hanno caricato detti beni di debiti per poi svenderli agli stranieri, facendo venir meno importantissime fonti di produzione di ricchezza del Popolo italiano.

Questo perverso pensiero neoliberista di voler porre tutto sul mercato, senza tener presente che il fine fondamentale della Costituzione è l’osservanza dei principi e dei diritti fondamentali, si è realizzato anche ieri allorché la Commissione finanza della Camera ha dato il via alla legge delega per la revisione del catasto, il cui articolo 6 prevede come criterio per individuare la base imponibile degli immobili il valore di mercato dell’immobile stesso, con ciò facendo arricchire gli speculatori finanziari ai danni dei cittadini, il cui diritto all’abitazione è previsto dall’articolo 47 della Costituzione stessa e da una costante giurisprudenza costituzionale.

Che tutti i cittadini sappiano che questo governo agisce contro il Popolo, seguendo le idee neoliberiste, che vogliono aumentare la ricchezza dei ricchi, in qualsiasi parte del mondo risiedano, e impoverire di più coloro che già sono in una situazione di disagio economico.

Come al solito invito tutti a dare attuazione agli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

Come iscriversi all'associazione del Presidente Maddalena

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.