Il disastro del corona virus dovrebbe obbligare il governo Draghi a occuparsi del mercato interno italiano prima del mercato unico europeo

Il disastro del corona virus dovrebbe obbligare il governo Draghi a occuparsi del mercato interno italiano prima del mercato unico europeo

Il contagio da corona virus è stazionario in Italia, ma si diffonde in modo spaventoso in Brasile, dove in un giorno si sono contate 3.215 vittime, mentre una nuova variante molto pericolosa è stata isolata ieri in India.

In questo quadro assume particolare evidenza la situazione dell’Inghilterra, la quale, producendo in proprio i vaccini, è riuscita a vaccinare gran parte della popolazione, riducendo del 70% i contagi e soprattutto il numero delle vittime che ieri ammontava a 17 (mentre in Italia i decessi sono stati 551 e i nuovi contagi 18.765).

Dei vaccini si è occupato il Presidente del Consiglio Mario Draghi in una audizione in Senato, nella quale ha posto in evidenza le gravi disfunzioni verificatesi nel programma di vaccinazioni in Italia, a causa della disorganizzazione della maggioranza delle regioni, prima fra tutte la Lombardia, il cui governo è in mano alla Lega di Salvini.

Ovviamente a questo discorso critico sottende l’idea di una necessità di revisionare il titolo quinto, della Costituzione. Mario Draghi tuttavia, tanto severo nei confronti dell’Italia, esalta l’Unione europea (le cui disfunzioni sono state macroscopiche) e inneggia ai rapporti con gli Stati Uniti, ricordando che Biden effettuerà una sua visita a Bruxelles il 25 e 26 marzo in occasione del summit dei capi di Stato dell’Unione europea.

Sfugge del tutto, a Draghi, che l’Unione europea è nella impossibilità di operare, poiché non è uno Stato federale, ma soltanto un luogo dove si riuniscono i ministri degli Stati membri, che decidono le sorti dei vari Paesi sulla base dei principi patologici e predatori del sistema economico neoliberista.

D’altro canto sfugge inoltre al nostro Presidente del Consiglio, che la Commissione europea, che tanto benevola è stata nei confronti della Germania, al punto di non far valere nei suoi confronti le violazioni dei limiti di Maastricht e dei prestiti di Stato, agevolandola in tutti i modi per la sua riunificazione, si sta dimostrando estremamente severa nei confronti dell’Italia a proposito della istituzione della compagnia aerea ITA, che dovrebbe sostituire Alitalia.

Essa fa valere il divieto degli aiuti di Stato per impedire che l’Italia possa utilizzare le rotte aeree, fonte di grandi guadagni, sostenendo che i regolamenti europei, nel contesto di un neoliberismo patologico, sostengono la concorrenza come valore primario e dimenticando che siamo in un periodo di grave emergenza per l’infezione da corona virus, per la quale è stato sospeso il Patto di Stabilità.

Fatto questo che dovrebbe indurre a un’interpretazione orientata al superamento delle enormi difficoltà economiche in cui siamo caduti anche per quanto riguarda gli aiuti di Stato.

Su questo dovrebbe intervenire Mario Draghi in virtù degli ottimi rapporti che egli ha con i suoi pari grado europei, ma a quanto pare Draghi non si preoccupa del mercato interno italiano, ma del mercato interno europeo, arrivando a dire che l’arrivo in Italia di capitali stranieri rappresenta un beneficio per la nostra economia, laddove tutti sappiamo che i mercanti stranieri sfruttano soltanto la nostra creatività e il nostro patrimonio culturale in materia industriale per poi delocalizzare e gettare sul lastrico migliaia di famiglie.

Basta dare uno sguardo specie all’Italia meridionale per rendersi conto in quale disastro ci hanno spinto l’Europa e l’adozione dell’Euro. D’altro canto dovrebbe ben sapere Mario Draghi che i Trattati europei hanno un contro limite nei principi fondamentali della nostra Costituzione, tra i quali primeggiano il diritto al lavoro e alla salute, diritti completamente calpestati dalla Commissione europea e dall’Unione europea.

Il nostro governo, prima di parlare del mercato unico europeo, dove addirittura esistono paradisi fiscali che negano questa unicità del mercato, dovrebbe pensare a ricostituire il patrimonio pubblico italiano, dilapidato negli ultimi 30 anni, proprio a causa degli acquisti a basso prezzo da parte di imprese e aziende di altri Paesi europei e talvolta extra-europei.

Questo dovrebbe avvenire in particolare per quanto riguarda l’Ilva, per la quale siamo arrivati all’assurdo di concedere all’affittuaria Arcelor Mittal, 400 milioni di euro  soltanto come prima trance di ulteriori versamenti per aumentare il capitale sociale di quest’ultima, dimenticando in modo illogico e contraddittorio che il locatore dell’acciaieria è ancora l’Ilva, cioè una società italiana e che se gli italiani devono sborsare altri denari, questi vanno investiti per un’azienda italiana e non a beneficio di un’azienda franco-indiana. Questo è davvero un assurdo sul quale mi sento di richiamare l’attenzione del nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi.

Al quale ricordo ancora una volta che i diritti fondamentali degli italiani costituiscono un contro limite a ciò che affermano i trattati e che in materia economica devono trovare attuazione:  l’articolo 41 Cost., che sancisce la libertà dell’iniziativa economica privata, purché non contrasti con l’utilità pubblica, la sicurezza, la libertà e la dignità umana (calpestate in modo violento e disumano dagli Stati europei e non, che si sono impadroniti delle nostre industrie); l’articolo 42 Cost., secondo il quale la proprietà privata (soprattutto quella degli stranieri) è riconosciuta e garantita allo scopo di assicurarne la funzione sociale (ovviamente nei confronti della società italiana); l’articolo 43 Cost., secondo il quale devono essere in mano pubblica o di comunità di lavoratori o di utenti le industrie strategiche, i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia e le situazioni di monopolio.

Concludo, ricordando a Draghi, che difendere la Patria è dovere sacro del cittadino (art. 52 Cost.) e che i cittadini investiti di funzioni pubbliche devono agire con disciplina ed onore (art. 54 Cost.) e che pertanto, prima di pensare al mercato unico europeo, bisogna pensare al mercato interno italiano, ricostituendo la proprietà pubblica di tutte le fonti di produzione di ricchezza nazionale, poco sopra enunciate, che spettano al Popolo a titolo di sovranità.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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