Paolo Maddelna

Nella lettura dei giornali odierni balza agli occhi, ancora una volta, la vicenda autostrade. Dopo l’arresto di 3 dirigenti di Autostrade per l’Italia e l’interdizione da pubblici uffici di altri tre, Atlantia tratta imperterrita con Cassa depositi e prestiti per ottenere 11 miliardi di euro di buonuscita, rifiutando l’offerta governativa di 7/8 miliardi.

Il tutto è allucinante e altamente riprovevole è l’atteggiamento del Ministero dei Trasporti.

Nella situazione creatasi la revoca è un atto dovuto, che non deve essere l’effetto di una trattativa con chi non ha adempiuto ai propri doveri. Al riguardo è estremamente importante quanto si legge, agli atti del processo in svolgimento presso la Procura della Repubblica di Genova, nella intercettazione di una conversazione fra due dirigenti di Atlantia, Mion, oggi amministratore di Edizione Holding la società che controlla Atlantia, la quale a sua volta controlla Autostrade per l’Italia, e Brunetti, amministratore di alcune aziende dei Benetton. In detta intercettazione si legge: “Il vero grande problema è che le manutenzioni le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo e meno facevamo…così distribuivamo più utili… e Gilberto Benetton era eccitato perché guadagnava, e suo fratello di più”.

A ciò si aggiunge un’altra affermazione del Mion, secondo la quale: “la resina delle barriere è difettosa e totalmente inefficace…è incollato col Vinavil”.

Basterebbe questo per dimostrare inequivocabilmente la inefficienza del sistema delle concessioni autostradali e revocarle in blocco nazionalizzando la relativa gestione, poiché i fatti ora descritti si verificano anche in molte altre parti d’Italia, dove, per la cattiva manutenzione, sono crollati altri ponti e si sono rese inagibili altre strade.

Insomma la privatizzazione della gestione autostradale costituisce solo un danno per la collettività, e la perdita di tempo che si sta verificando per le revoche, implica la responsabilità diretta degli amministratori pubblici, ai quali incombe l’obbligo inderogabile di tutelare gli interessi italiani e di esigere l’adempimento degli obblighi da parte dei responsabili.

Il sistema giuridico italiano prevede che l’inerzia dei pubblici dipendenti e dei pubblici amministratori, deve essere sanzionata patrimonialmente dalla Corte di conti. Pertanto è ad essa che rivolgiamo la preghiera di un intervento urgente e risolutivo sull’attività di governo. Lo impone l’articolo 97 della Costituzione.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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