Attentato alla nostra Costituzione e alla sovranità del Popolo nel campo delle telecomunicazioni

Attentato alla nostra Costituzione e alla sovranità del Popolo nel campo delle telecomunicazioni

L’infezione da corona virus è in lieve aumento in Italia, ed in forte aumento in Europa e nel resto del mondo.

La somma globale dei contagi ammonta ora a 26 milioni e 300 mila persone, con 868 mila decessi.

Di fronte a queste cifre impressionanti, domani 5 settembre, ci sarà una manifestazione a Roma contro le misure restrittive imposte dal governo per arginare questo contagio.

Tale iniziativa dimostra che il pensiero predatorio neoliberista ha reso debole e pavida la capacità critica di molte persone, le quali hanno accettato passivamente le menzogne loro propinate da irresponsabili soggetti, che si atteggiano a scienziati della materia, diffondendo l’errata convinzione che le misure restrittive non siano necessarie, trattandosi di un virus come gli altri, e che il tutto dimostra una tendenza del nostro governo a eliminare l’attuale regime democratico.

Una posizione assurda, poiché non è certamente la questione di provvedimenti volti alla tutela della salute che mira a questo scopo, il quale è perseguito dal governo direttamente in campo economico, come dimostrano le questioni relative alla gestione delle autostrade (delle quali abbiamo parlato ieri) e della fibra ottica (della quale abbiamo già parlato e insistiamo oggi).

Al riguardo è da segnalare che oramai l’intero sistema delle comunicazioni è caduto in mano francese.

Infatti la società Vivendi, che è francese, oltre ad avere il 24% delle azioni di Tim, avendo così la maggioranza in questa società, detiene anche 29,9% delle azioni di Mediaset, divenendo secondo azionista dopo la famiglia Berlusconi.

E si deve sottolineare che al riguardo è intervenuta anche la Corte di Giustizia europea, la quale ha ritenuto illegittima la legge Gasparri che limitava la partecipazione di S.p.A. nel settore delle comunicazioni al 40% del totale del relativo mercato.

In proposito si deve ricordare che i saggi governi di Fanfani e poi di Moro deliberarono prima la nazionalizzazione delle telecomunicazioni (Fanfani) e poi dettero luogo, nel 1964, alla nascita dell’azienda di Stato Sip (Moro) che gestiva l’intero sistema delle telecomunicazioni.

I guai sono cominciati con le micidiali privatizzazioni, il cui inizio è da datare nella trasformazione di Sip in Telecom (governo Berlusconi) nel 1993 e poi, nel 1997, nella svendita di Prodi di questa società per azioni, ottenendo in cambio solo 26 miliardi delle vecchie lire (circa 13 milioni di euro), una somma davvero irrisoria.

Constatiamo con amarezza che anche la Corte di giustizia europea è dominata dal pensiero neoliberista, che, peraltro, ispira l’azione dell’attuale governo, e impedisce di ritenere che le norme dei Trattati europei, non possono prevalere sui principi fondamentali della nostra Costituzione (articoli 11 e 41 Cost.) e che, tra tali i principi, c’è anche quello della manifestazione del pensiero in tutte le sue forme (art. 21 Cost.), una manifestazione del pensiero che viene bloccata dall’invadenza delle proprietà francesi in questo settore.

Come si nota l’errore madornale è stato quello, compiuto da Berlusconi e da Prodi, di privatizzare la Sip (Telecom), mettendo sul mercato e cioè nella libera disponibilità di tutti, un servizio pubblico essenziale di enorme importanza, in quanto diretto a incidere fortemente sulla formazione dell’immaginario collettivo, contravvenendo peraltro alle precise norme dell’articolo 43 della Costituzione secondo le quali, come più volte abbiamo ripetuto, i servizi pubblici essenziali, proprio per la loro enorme influenza sulla vita del corpo sociale, devono essere in mano pubblica (Stato o Enti pubblici) o di comunità di lavoratori e di utenti, e non in mani di società private, addirittura straniere.

Ed è da aggiungere che la sottrazione al Popolo italiano di beni pubblici di enorme importanza, come quelli in esame, appare come un’appropriazione indebita mascherata, che sottrae per pochi spiccioli una fonte di ricchezza di enorme valore per trasferirla a privati speculatori, mettendo in gioco l’intera economia italiana e la stessa indipendenza del nostro Paese.

Di fronte a questa situazione gravissima, il governo dovrebbe intervenire con il suo potere di Golden Power e non trattare in posizione di parità con le società private, come se gli interessi del Popolo italiano avessero la stessa importanza di ignobili interessi personali di singoli soggetti speculatori.

Si tratta di un colpo mortale alla nostra Costituzione e alla sovranità del nostro Popolo. Se il governo tacesse anche in questo caso, sarebbe il responsabile di questo tracollo della nostra economia e della nostra indipendenza nazionale.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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