Paolo Maddelna

Sulla stampa degli ultimi giorni si da molto rilievo agli aiuti di Stato alle imprese. In proposito c’è da osservare che il neoliberismo impazza in Europa e l’Unione Europea, visto i danni che quella ideologia produce anche per gli Stati più forti, pone una deroga alla regola della impossibilità di concedere alle imprese “aiuti di Stato”,consentendoli in cinque casi:

1) sovvenzioni dirette e agevolazioni fiscali;

2) garanzie statali sui prestiti bancari;

3) prestiti pubblici a tassi agevolati;

4) aiuti alle banche per finanziare le imprese;

5) assicurazione del credito all’esportazione a breve termine.

Potrebbe sembrare, a prima vista, una buona notizia. Ma così non è. Infatti le autorizzazioni da parte della Commissione a concedere gli aiuti dipendono dalla situazione dei bilanci dei singoli Stati, per cui, come osservano sul Corriere della sera del 12 maggio 2020 Milena
Gabanelli e Fabrizio Massaro, la Germania potrà indebitarsi per 1000 miliardi, la Francia per circa 350 miliardi e l’Italia per circa 300 miliardi. Ecco dimostrato come funziona l’idea neoliberista.
Ma, a nostro avviso, l’Italia non deve indebitarsi per nulla: deve stampare moneta a corso legale nel suo territorio, poiché la rivoluzione economica degli ultimi quaranta anni, nel trasformare il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, in un sistema economico predatorio neoliberista, ha mutato le condizioni di fatto in base alle quali l’Italia aveva sottoscritto i Trattati, e ha fatto sì che questi ultimi non possono più essere ritenuti giuridicamente cogenti in base al principio di diritto internazionale del “rebus sic stantibus”.


D’altro canto, sui Trattati prevale la nostra Costituzione repubblicana, in base alla quale, la mancata osservanza del principio fondamentale della “coesione economica e sociale” dei Paesi Membri previsto dai
Trattati, ha reso praticamente incostituzionali almeno i Trattati di Maastricht e di Lisbona, i quali oggi appaiono in pieno contrasto con l’art. 11 Cost., secondo il quale “l’Italia consente a limitazioni di sovranità”
“in condizioni di parità con gli altri Stati”, al fine di ottenere “un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, e non la “prevalenza economica” di uno Stato membro (la Germania), che, tra
l’altro, ha pagato in minima parte i danni di guerra, non ha osservato per cinque anni consecutivi i limiti di Maastricht, ha ricostituito la sua riunificazione a carico di tutti gli Stati membri, e non ha mai denunciato il
suo surplus commerciale, e che – ed è questo l’assurdo – , proprio in virtù dei privilegi ottenuti e delle sue eclatanti violazioni delle clausole più importanti dei Trattati stessi, ha assunto, agli occhi di osservatori poco avveduti, la posizione di uno Stato “virtuoso” abilitato a offrire alle sue imprese “aiuti di Stato in deroga” in misura enormemente più alta rispetto agli altri Stati membri, che hanno mantenuto un
comportamento osservante delle regole.

Né si dimentichi che l’Italia, agendo in conformità ai trattati ha la possibilità, e in relazione allo stato di fatto, il dovere di riportare nel pubblico quello che è stato dissipato nel privato, nazionalizzando soprattutto i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le industrie strategiche, come prevede l’articolo 43 della Costituzione italiana repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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