Paolo Maddelna

Mentre il morbo del corona virus avanza in tutto il mondo, il nostro paese, che ha capito per primo, l’importanza e la gravità di questo disastro sanitario, e i cui provvedimenti in questo campo cominciano ad esser presi come modello dagli altri Stati, sta affrontando con tutte le energie possibili i disastrosi effetti prodotti dal corona virus sull’economia italiana.

La notizia, a nostro avviso più importante, è che si sta profilando la possibilità di nazionalizzare di Alitalia, cosa da noi invocata da tempo.

Non sembra tuttavia che il governo e i politici in genere, tranne quanto ha espressamente detto Gianluigi Paragone, siano convinti che l’obbiettivo da porre in primo piano è quello di uscire dal sistema economico predatorio neoliberista e ricostruire il sistema economico di stampo keynesiano, che ci portò al miracolo economico italiano nei primi 30 anni del dopoguerra.

In questa prospettiva le nazionalizzazioni non devono limitarsi ad Alitalia, ma devono gradualmente estendersi a tutte le fonti di produzione di energia e, in primo luogo, alle sorgenti d’acqua che sono finite soprattutto in mano francese (vedi recente privatizzazione dell’acqua del Sud Italia).

Per raggiungere in modo chiaro quest’obbiettivo, che ha la portata di una svolta storica, occorre, come già detto nel post di ieri che il Governo e il Parlamento si convincano che oggi l’Italia, ai sensi della sua legge suprema che è la Costituzione, deve annullare, con urgentissime leggi, le ratifiche di quei trattati che, come quelli relativi all’istituzione dell’Unione europea, del Fondo monetario internazionale, dell’organizzazione del commercio (Wto) e della Banca mondiale ci hanno messo con le spalle al muro.

Del resto gli stessi paesi europei, sostenitori una volta dell’austerity, stanno violando apertamente il trattato di Schengen senza nessuna esitazione e fanno capire che i limiti di Maastricht e il patto di stabilità costituiscono ostacoli da superare.

Si ricorda in proposito che in virtù degli ostacoli posti dall’austerity, il Parlamento italiano ha emesso leggi incostituzionali che devono essere annullate dalla Corte costituzionale, perché violano in pieno i diritti fondamentali sanciti in Costituzione: l’articolo 4 Cost., l’articolo 1 che fonda la sovranità del Popolo italiano sul lavoro, l’articolo 3 perché è stato impedito alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono lo sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i lavori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, l’articolo 41 secondo il quale non è consentita la stipula di contratti contrari all’utilità sociale, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, l’articolo 42 che impone al proprietario privato di assicurare la funzione sociale dell’oggetto di sua proprietà, l’articolo 43 che in sostanza vieta la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali (autostrade, rotte aeree , frequenze televisive, le fonti di energia), l’articolo 47 che impedisce la tutela del risparmio dei cittadini italiani.

In sostanza è venuta meno la possibilità di utilizzare nei confronti dell’Europa e di altri Stati l’articolo 11 della Costituzione il quale: “consente, in parità di condizioni con altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni”.

I risultati che hanno dato le limitazioni della nostra sovranità in campo monetario costituiscono l’opposto di quanto vuole perseguire l’articolo 11 Cost., perché hanno determinato una disparità di situazione con gli altri Stati e hanno assicurato un ordinamento che fa prevalere la forza dei più ricchi sulla debolezza dei più poveri.

Abrogare le predette leggi di ratifica costituisce dunque un obbligo costituzionale. Ne si può dire che si oppone a quanto da noi prospettato il primo comma dell’articolo 117 Cost. che parla dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitari e dagli obblighi internazionali, poiché tali vincoli e obblighi devono essere assicurati “nel rispetto della Costituzione” che, come si è visto, è stata certamente violata dai nostri governanti, a partire dall’assassinio di Aldo Moro in poi.

Ci aspettiamo che Camera e Senato prendano coscienza di questa facilmente intellegibile situazione e facciano valere i principi della nostra Costituzione che a norma della diciottesima disposizione transitoria e finale della Costituzione stessa “deve essere fedelmente osservata come legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato”

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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