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Prospettive negative per la guerra in Ucraina e per l’economia italiana

Prospettive negative per la guerra in Ucraina e per l’economia italiana

Mentre le ultime schermaglie della propaganda elettorale si concentrano in un dibattito tra Letta, che sostiene la dipendenza dell’Italia dall’Europa, e Meloni che sostiene una nostra maggiore indipendenza, arriva la preoccupante notizia di un inasprimento del conflitto in Ucraina, con la decisione di Putin di una mobilitazione parziale di 300 mila militari riservisti su circa 2 milioni e la programmazione di un referendum nel Donbass e negli altri territori occupati dall’inizio della guerra, per sancire, con la volontà del Popolo, l’adesione di questi Paesi al territorio russo.

In proposito Putin sottolinea che una invasione dell’esercito ucraino di queste terre sarebbe considerata un’invasione in territorio russo. Il che giustificherebbe anche l’uso di armi nucleari. La risposta dell’Occidente è stata unanime di opposizione a Putin, per cui le prospettive di un accordo si allontanano sempre maggiormente.

Altra notizia di rilievo è il conferimento a Mario Draghi del premio al «migliore statista mondiale dell’anno» ricevuto lunedì sera dalla fondazione Appeal of Conscience. Questo dimostra che il nostro Presidente del Consiglio è sostenuto fortemente dagli USA e in quanto, come è agevole dedurre, egli è un convinto neoliberista che pone il valore dell’economia come prevalente sullo svolgimento della persona umana e sul progresso materiale e spirituale della società italiana, come sanciscono gli articoli 3 e 4 della Costituzione.

Egli, infatti, non si preoccupa minimamente della disposizione del valore del lavoro come elemento costruttivo del singolo e della collettività, né sembra sia stato colpito dai risultati di una statistica elaborata da ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpa  secondo la quale i contratti di lavoro sono quasi tutti a termine e la loro durata è superiore all’anno appena per lo 0,5%, mentre il 37% dura meno di 30 giorni. Il 36% delle nuove posizioni a termine va da 2 a 6 mesi; il 23,7% massimo una settimana; il 13,3% solo 1 giorno.

È un dato impressionante che dimostra da solo in quale abisso di miseria ci ha spinto il neoliberismo tanto caro a Draghi, ed è da segnalare ancora che questo tipo di politica danneggia il patrimonio pubblico italiano anche a proposito dell’appartenenza della rete nazionale della fibra ottica, che anziché essere nel patrimonio pubblico italiano appartiene alla francese Vivandi in qualità di maggior azionista di Tim.

Di fronte a queste preoccupanti situazioni la propaganda elettorale si accentra su temi fatui o meno importanti, dimostrando di essere in linea con il pensiero unico dominante del neoliberismo

L’unico partito che ha il coraggio di opporsi a detto sistema economico predatorio neoliberista è Unione Popolare, il cui Presidente Luigi De Magistris, rifacendosi ai principi fondamentali della nostra Costituzione, ha di recente posto in evidenza, durante la trasmissione Agorà andata in onda ieri su Rai Tre, che “privatizzare tutto il settore energetico è stata una follia. Bisogna rivedere la logica delle privatizzazioni selvagge. Se avessimo avuto gas e energia in mano pubblica la speculazione non ci sarebbe stata”.

Insomma, come da sempre ripeto, l’unica nostra salvezza è nella Costituzione, la cui inosservanza spinge l’Italia a essere serva delle multinazionali e dei Paesi economicamente più forti.

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In momenti difficili gli effetti del neoliberismo dimostrano la loro dannosità per i Popoli

In momenti difficili gli effetti del neoliberismo dimostrano la loro dannosità per i Popoli

La stampa odierna dà molto risalto alla relazione della Presidente Ursula von der Leyen sulla situazione dell’Unione. La quale, obliterando tutti i contrasti interni agli Stati europei, ha riaffermato il sostegno dell’Europa all’Ucraina, certa di una vittoria dell’occidente democratico nei confronti di un Paese sempre più autocratico.

Ella ha sottolineato che: “questa è una guerra alla nostra energia, una guerra alla nostra economia, una guerra ai nostri valori e una guerra al nostro futuro”. Ciò dimostra che c’è una posizione netta e immodificabile per uno scontro lungo nel tempo.

Lo dimostrano peraltro l’invio di armi da parte degli Usa, nonché la dichiarazione di Draghi che ha dato pieno sostegno all’Ucraina. E non è da sottovalutare il timore espresso da Biden sull’uso di armi tattiche nucleari da parte della Russia, in considerazione della controffensiva in atto da parte dell’Ucraina.

Colpisce, nel discorso della Von der Leyen, in riferimento alla necessità di porre limiti alla speculazione dei produttori e dei distributori dell’energia elettrica e del gas che hanno avuto, grazie alla guerra in Ucraina, un surplus di guadagni che è finito per pesare sulle spalle di tutti i cittadini europei, il fatto che Ella abbia ha parlato della volontà dell’Unione di tassare questi extra-profitti per un totale di 140 miliardi di euro.

Dimentica la presidente della Commissione europea che le fonti di energia devono essere fuori mercato e nelle mani pubbliche, come sancisce la nostra Costituzione democratica e repubblicana, e che l’errore maggiore, cui ha dato la stura il trattato di Maastricht, è stato quello di porre tutto sul mercato , cioè tutto nelle mani degli speculatori, i quali agiscono nell’interesse individuale e producono danni irreparabili alla ricchezza dei cittadini degli Stati membri, anziché pensare a un demanio dei singoli Stati e della stessa Unione europea.

A mio avviso la Presidente della Commissione europea avrebbe dovuto porre sul tavolo la necessità di procedere a una riforma radicale del sistema economico prodotto dal trattato di Maastricht, facendo dell’Europa un vero Stato federale, nel quale, anziché privatizzarle, siano poste fuori mercato alcune fonti di produzione di ricchezza, come ad esempio i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia e le situazioni di monopolio, come risulta dall’articolo 43 Cost., eliminando così l’errore madornale di aver posto  la ricchezza e quindi le sorti dei singoli Popoli europei nelle mani degli speculatori.

Per quanto riguarda il nostro Parlamento continuiamo a registrare operazioni inaccettabili, che vanno contro gli interessi del Popolo, si tratta della deroga al limite di 240 mila euro annui posti alle retribuzioni dei dipendenti dello Stato.

Una deroga che è stata formulata da Forza Italia, riformulata dal governo, e inserita tra le decisioni da approvare in Parlamento all’ultimo momento, in modo che i parlamentari stessi non si rendessero conto di ciò che votavano.

Questo la dice lunga sul comportamento di tutti i componenti dell’attuale governo, nel quale appare molto evidente che il PD è perfettamente allineato ai partiti di centro-destra.

In tema di economia un altro esempio che dimostra quanto danno porta allo Stato l’attuale sistema economico neoliberista riguarda la S.p.A. ferroviaria Italo, la quale ottenne la concessione del servizio ferroviario nel 2012 (che per Costituzione deve essere solo in mano pubblica) e, insieme ad altre società straniere che ne entrarono a far parte, fu venduta, nel 2018, a una S.p.A. americana, che dopo averci ampiamente guadagnato, ora la rivende per un prezzo minimo di 4 miliardi di euro.

Sono tutti soldi che spettavano al Popolo italiano e che, fraudolentemente, sono stati guadagnati da soggetti stranieri. Ecco a cosa sere il sistema economico neoliberista, sostenuto, anche per le prossime elezioni, da tutti i partiti, esclusa Unione Popolare diretta dall’ottimo Luigi De Magistris. 

Paolo Maddalena

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Gorbaciov, il mercato unico globale e le privatizzazioni della proprietà pubblica demaniale del Popolo

Gorbaciov, il mercato unico globale e le privatizzazioni della proprietà pubblica demaniale del Popolo

La stampa odierna dedica molto spazio alla scomparsa di Gorbaciov, il quale reagì contro lo stato di miseria che si era determinato in Russia, a causa della corsa agli armamenti, aprendo, con una visione pacifista, sul piano internazionale e con la distribuzione di alcuni  beni statali ai privati sul piano interno. Le buone intenzioni di Gorbaciov non si realizzarono perché Eltsin, che lo sostituì, concesse l’intera ricchezza nazionale ai più furbi, che si accaparrano bene di tutti, nel proprio personale interesse, diventando i cosiddetti oligarchi.

La situazione poi migliorò con l’azione di Putin che riportò nella proprietà statale soprattutto le fonti di energia, tra le quali ha primeggiato l’estrazione e la distribuzione del gas, che è diventato un elemento centrale della ricchezza nazionale russa, attraverso le esportazioni nei Paesi europei.

Questi avvenimenti, unitamente alla caduta del muro di Berlino, hanno portato al reale disfacimento dell’Unione delle repubbliche sovietiche (URSS) e ha aperto la strada, specialmente in Europa, ai fautori del neoliberismo, il cui obiettivo è la cessione dei beni in proprietà pubblica demaniale del Popolo ai privati, nell’illusorio convincimento che sappiano gestire meglio le risorse nazionali.

Primo attore di questa rivolta economica , che uccideva il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, secondo il quale la ricchezza deve andare alla base della piramide sociale e il lavoro ha una funzione costruttiva dello Stato-Comunità, per sostituirlo con il sistema predatorio neoliberista, che toglie la ricchezza al popolo per donarla ai ricchi e considera il lavoro un peso per l’imprenditore, fu Mario Draghi, il quale, il 2 giugno 1992, proclamò il suo intento sul panfilo Britannia, ancorato a Civitavecchia, con 100 delegati della City londinesi, chiedendo ai presenti un forte aiuto politico.

Le sue idee erano già state in parte realizzate dal governo Ciampi-Amato, che avevano privatizzato e svenduto tutte le banche pubbliche italiane, e furono alla base della prima grande privatizzazione (che consisté nel porre sul mercato beni demaniali fuori mercato) dei nostri mezzi di produzione di ricchezza nazionale da parte di Giuliano Amato, il quale, con legge numero 333 del 1992, privatizzò l’INA (le assicurazioni, soprattutto sulla vita, molto fruttuose), l’Enel (energia elettrica), l’Eni (gas, petrolio, benzina ecc.) e l’IRI con oltre 1000 industrie e 600 mila dipendenti che furono gettati sul lastrico.

Alla svendita di questi beni provvide soprattutto Prodi, ma anche i governanti che si sono succeduti da quell’epoca fino a oggi. Si ricordi, che ancora oggi Draghi prosegue su questa via, come dimostra il Disegno di legge sulla concorrenza, che vuole porre a gara europea i servizi di taxi e di balneazione, nonché privatizzare tutti i servizi pubblici locali, compresa la gestione dell’acqua.

Il tutto è stato frutto di detta grande idiozia che ha impoverito il Popolo italiano con la dissoluzione del suo principale mezzo di sostentamento, costituito dal demanio pubblico, il quale, secondo la vigente Costituzione, deve comprendere anche i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le industrie strategiche, in quanto di preminente interesse generale (art. 43 Cost.).

Non sfugga che a causa del nuovo sistema neoliberista l’Italia è stata costretta a indebitarsi fino al collo, sia per l’ordinaria amministrazione, sia per l’amministrazione straordinaria dovuta agli stati di emergenza determinati prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina.

Porto ad esempio, per dimostrare l’assurdità di questo sistema, la questione del gas, che è stato oggetto di una vorticosa speculazione, il cui effetto è stato l’aumento esponenziale del prezzo del gas e dell’energia elettrica.

Per arginare questo fenomeno lo Stato ha erogato, dall’inizio dell’anno, 50 miliardi di euro in aiuti a imprese e famiglie sulle bollette, sia del gas che dell’energia elettrica.

Tutto ciò non sarebbe avvenuto se Eni e Enel fossero rimaste integralmente nella proprietà pubblica demaniale del Popolo (si noti che il 30% delle azioni Eni è di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, cioè una S.p.A., i cui proventi vanno ai soci e non al bilancio dello Stato italiano) e cioè non fossero state privatizzate e cedute agli stranieri, i quali hanno fruito in questo periodo, a causa della speculazione, di introiti super-miliardari.

Sarebbe stato opportuno, a mio avviso, che questi denari, destinati ad alleviare l’onere del pagamento delle bollette, fossero stati investiti nell’acquisto di azioni di queste due grandi società, che ci sono sfuggite di mano a causa delle insane privatizzazioni operate dai nostri politici, nella prospettiva di riacquistare alla proprietà pubblica collettiva del Popolo queste importantissime fonti di energia, come per altro impone il citato articolo 43 della Costituzione.

A questo punto debbo osservare che la tragedia economica italiana è derivata dalla istituzione di un libero mercato, sancito dal trattato di Maastricht, che ha consentito a tutti di investire i propri capitali ovunque volessero e che soltanto l’accrescimento della proprietà pubblica demaniale del Popolo, che è inalienabile, inusucapibile, imprescrittibile e incomprimibile è in grado di mantenere nel nostro Paese.

Di Paolo Maddalena

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Il vero dramma italiano in vista delle prossime elezioni

Il vero dramma italiano in vista delle prossime elezioni

Dalla stampa odierna emerge il dramma tremendo della distruzione dell’Italia, cioè della nostra Patria, da parte del mercato unico globale, che ingoia la ricchezza del Popolo per trasferirla ai potentati economici. Basta pensare che la speculazione sul gas negli ultimi mesi ha trasferito ad Eni (che oramai è nelle mani delle multinazionali straniere) oltre 7 miliardi di euro di extra-profitti, praticamente rubati alle fasce più povere della nostra popolazione.

Lo sdegno maggiore, tuttavia, riguarda i partiti di sistema, che abbiamo visti riuniti al meeting di Rimini, organizzato da Comunione e Liberazione, brindare alla vittoria della destra alle prossime elezioni, consolidando così la forza dei potentati economici in questa deleteria situazione in cui si trova l’intera popolazione.

Ricordo che oramai il lavoro non ha più la funzione assegnatagli dalla Costituzione di essere l’elemento costruttivo della comunità nazionale, cioè dello Stato-Comunità, creato dalla carta costituzionale, ma un peso per gli imprenditori, i quali, sia ben chiaro, non hanno minimamente utilizzato il denaro a poco prezzo ottenuto con il quantitative easing di Draghi e hanno investito le loro ricchezze in strumenti finanziari di varia natura, cioè un investimento che, come è ovvio, non crea benessere per il Popolo, ma ha il fine iniquo di trasferire quest’ultimo da un soggetto a un altro, e cioè dal più abile speculatore allo speculatore meno abile, dimenticando del tutto l’interesse generale.

Si tenga presente che coloro che hanno brindato al meeting di Rimini di CL sono stati i principali autori, a partire dall’assassinio di Aldo Moro in poi, della disgraziata trasformazione del sistema economico produttivo keynesiano, che aveva consentito il miracolo economico italiano degli anni ’60, nel sistema economico predatorio neoliberista, che perde di vista l’interesse generale del Popolo, mira all’aumento della ricchezza individuale, privatizza la proprietà pubblica demaniale del Popolo stesso e, in sostanza, getta sul lastrico la maggioranza dei cittadini.

Si tenga presente che la remunerazione del lavoro è in continua diminuzione, e che, a prescindere dalle statistiche di vario genere, la massima parte di questa è costituita da salari da fame e da precariato. Il che in evidente contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, secondo il quale la remunerazione del lavoratore deve consentire a lui e alla sua famiglia una vita libera e dignitosa.

Il futuro prossimo non promette nulla di buono perché sta galoppando l’inflazione (che colpisce i poveri molto più dei ricchi), dovuta all’amento della speculazione sulla riduzione della fornitura di gas da parte della Russia. Si è infatti passati in una sola giornata da 260 euro al chilowattora a quasi 300 euro al chilowattora, e che dall’inizio dell’inflazione ad oggi il prezzo del gas si è addirittura decuplicato.

Si tratta peraltro di un aumento speculativo che investe una serie infinita di attività produttive, al punto da far prevedere per il prossimo autunno la chiusura di 90 mila attività produttive e la conseguente perdita di 250 mila posti di lavoro, tutto questo secondo le più ottimistiche previsioni.

Ed è da sottolineare che nelle situazioni di emergenza, come l’attuale, è soltanto la ricchezza nazionale che può far fronte, attraverso investimenti pubblici, operati da Enti e da imprese poste fuori dal mercato, come prevede l’articolo 43 della Costituzione, secondo il quale devono essere in mano pubblica o di comunità di lavoratori e di utenti i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le industrie strategiche, che hanno preminente interesse generale.

Purtroppo, in contrasto palese con detti principi costituzionali, il governo Draghi sta trattando la svendita (erroneamente chiamata privatizzazione, in quanto ITA è nata privata essendo stata costituita, sia pur con denaro pubblico, come S.p.A.) per una manciata di milioni, mentre per crearla sono stati spesi miliardi di denaro pubblico, ai quali sono da aggiungere le sofferenze inaudite di migliaia e migliaia di lavoratori gettati sul lastrico, anche dai cosiddetti capitani coraggiosi nominati da Berlusconi, i quali hanno spolpato Alitalia, come fatto anche dall’araba Ethiad, abbandonandola poi al suo destino.

Comunque il dolore maggiore che si avverte di fronte a questa drammatica situazione è il fatto che un movimento, che impropriamente si dichiara cattolico, festeggia la presunta vittoria alle prossime elezioni degli esponenti dei partiti tradizionali che sono i veri responsabili della distruzione economica del Paese.

Su quel palco di CL c’erano tutti gli esponenti di questo malsano sistema economico con l’esclusione dell’unico partito che si è fatto portatore di un sistema economico conforme alla Costituzione, salvando i posti di lavoro e la proprietà pubblica demaniale del Popolo: l’Unione Popolare, che peraltro aveva inutilmente tentato di unirsi al Movimento 5 Stelle.

Insomma si cerca di togliere alla vista degli italiani l’unico coraggioso partito anti-sistema e tutore degli interessi e della ricchezza del Popolo sovrano.

Di Paolo Maddalena

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Il mutamento climatico e i suoi effetti irreparabili dominano la stampa odierna

Il mutamento climatico e i suoi effetti irreparabili dominano la stampa odierna

Il problema numero uno dell’umanità, e cioè il mutamento climatico dovuto al riscaldamento dell’atmosfera con i tragici effetti che produce, domina la stampa odierna. Si tratta di un fenomeno che peggiora da tempo, al quale i politici hanno sempre dato poca importanza, ma che ha effetti negativi, e forse a questo punto irreversibili, sulla vita dell’uomo e del Pianeta.

L’aumento della temperatura dell’atmosfera provoca infatti effetti di carattere estremo, sia per quanto riguarda i nubifragi, sia per quanto riguarda la siccità, sia per quanto riguarda gli incendi.

Si tratta di un procedimento che si autoalimenta, la cui causa è soprattutto l’immissione nell’aria di gas serra, per il quale molti scienziati, non condizionati dalle ricadute politiche delle loro affermazioni, hanno dichiarato da molto tempo che l’unico rimedio da adottare è il taglio delle attività inquinanti, appello fino ad oggi del tutto inascoltato dai politici di tutti i Paesi interessati.

E si deve aggiungere che questo fenomeno incide direttamente sull’economia, specialmente per l’accennato effetto della siccità, la quale distrugge i raccolti e, come avvenuto in Germania a proposito della non navigabilità del fiume Reno, anche sui trasporti per via fluviale.

E a proposito di economia i giornali odierni pongono in evidenza gli effetti negativi della guerra in Ucraina, che ha provocato una forte inflazione specialmente in Germania (8,5% su base annua), il cui Pil dell’ultimo anno non ha segnato nessun progresso. Grande è pertanto la preoccupazione degli investitori tedeschi, che, ricordando la grande inflazione che stroncò la Repubblica di Weimar, stanno ritirando i loro investimenti dal mercato generale.

Il Problema è notevole perché la Germania è stata finora l’elemento trainante dell’economia europea. E si deve sottolineare, che, sul piano strettamente economico, la causa della attuale inflazione è da ricercarsi nel fatto che l’antico sistema economico produttivo di stampo keynesiano, che utilizzava la proprietà pubblica demaniale del Popolo per incidere in modo istantaneo nelle situazioni di emergenza è stato sostituito, per quanto ci riguarda con leggi incostituzionali, dal sistema economico predatorio neoliberista, che ha distrutto la proprietà pubblica demaniale e ldele fonti di produzione di ricchezza nazionale, donandole a soggetti privati, i quali sono inidonei a intervenire in situazioni di emergenza, in quanto perseguono i loro personali interessi e tolgono allo Stato i mezzi necessari per far fronte a calamità che investono l’intera Nazione.

Ne deriva che in situazioni come l’attuale, caratterizzata dall’aumento del prezzo del gas e da altri effetti negativi dovuti alla guerra in Ucraina, da un lato non possono essere contrastati dai privati e dall’altro non possono essere governati dallo Stato, privato della proprietà pubblica demaniale della ricchezza nazionale.

Particolare attenzione dedicano inoltre i media odierni alla situazione politica italiana caratterizzata da un forte scontro tra i vari partiti in lizza per le prossime elezioni. E oggetto di dibattito privilegiato è diventato l’argomento del taglio dei parlamentari, il quale ha esasperato gli effetti negativi del sistema maggioritario che, in contrasto con la Costituzione, e in particolare con il principio dell’eguaglianza del voto, fu a suo tempo decisa per favorire la governabilità ai danni della rappresentatività degli elettori.

La diminuzione dei parlamentari ha prodotto un effetto maggiore delle previsioni, poiché il sistema maggioritario, che tra l’altro come i fatti dimostrano, non ha mai assicurato l’auspicata governabilità, diventa oggi uno strumento per la formazione di una maggioranza che è in grado di mutare addirittura la forma di governo, sostituendo alla democrazia parlamentare una sorta di democrazia presidenzialista, la quale viene menzogneramente annunciata sia dalla Meloni, sia da Berlusconi, come il rimedio di tutti i mali.

Si tratta invece di un effetto perverso che mira a portare un uomo solo al comando distruggendo in pratica l’intera Costituzione e i suoi principi e diritti fondamentali, che costituisce l’obiettivo finale del sistema neoliberista e della P2 di Gelli. Osservo in proposito che una scelta di questo tipo, proprio perché incidente sui principi e diritti fondamentali, non può essere oggetto di revisione costituzionale ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione, come quasi universalmente è riconosciuto dalla dottrina, e che di conseguenza, per attuare il presidenzialismo, sarebbe necessaria una nuova assemblea costituente che compili una nuova Costituzione, distruggendo per sempre quella attuale, giustamente definita la più bella Costituzione del mondo.

Di Paolo Maddalena

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𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐯𝐢𝐚 𝐥’𝐨𝐩𝐢𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐚𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥’𝐢𝐝𝐞𝐚 𝐛𝐚𝐥𝐳𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨.

𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐯𝐢𝐚 𝐥’𝐨𝐩𝐢𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐚𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥’𝐢𝐝𝐞𝐚 𝐛𝐚𝐥𝐳𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨.

L’argomento che domina nella stampa di questi ultimi giorni è quello del cosiddetto presidenzialismo, lanciato dalla Meloni e subito ripreso dal suo alleato Berlusconi, tema…